Alma_Cilenti_pAutore: Santino Scarpa
Titolo: Alma cilenti
Sottotitolo: Il canto popolare cilentano nella tradizione orale: seconda proposta di studio etno-musicale.
Libro + cd musicale.
Presentazione di Gillo Dorfles
Descrizione: Libro: edizione in formato 8° (cm 20 x 14); 64 pagine; foto in b/n nel testo
Luogo, Editore, data: Acciaroli (SA), Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 2007
ISBN10: 88902317933
ISBN13: 9788890231797
Prezzo: Euro 15,00
Disponibilità: In commercio

 


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Il libro, oltre alla presentazione ed alla premessa, contiene, per ogni brano, il testo e un commento con i risultati della ricerca effettuata sul brano stesso.

La Presentazione di Gillo Dorfles
Quando, nei lontani anni Cinquanta mi spinsi fino all'allora, piu' che oggi, remoto Capo Palinuro, attratto dalla solitudine selvaggia e dallo splendore delle scogliere e del mare, la via per arrivarci passava necessariamente dall'interno della penisola del Cilento - mancando allora la strada costiera - da Vallo della Lucania fino a Centola.

La bellezza ancora intatta della natura fece si' che tornai varie volte per brevi soste all'interno del territorio e fu per puro caso che mi capitò di ascoltare in qualche primitiva trattoria, dei curiosi canti recitati e cantati dalla gente del luogo e talvolta alternati alle ben note "canzonette napoletane".



Ma i canti cui alludo mi colpirono subito con una straordinaria potenza quasi fossi stato trasportato di colpo sulle sponde dell'Egeo di duemila anni or sono. Non c'era dubbio: le cantilene recitate nel dialetto locale erano cantate secondo una stesura modale, e non tonale; gli intervalli non erano quelli del "temperamento equabile" ma seguivano spesso quei modi che, a suo tempo, avevo studiato col nome di: modo frigio, lido, eolio, ecc. e spesso la presenza di intervalli inferiori al mezzo tono facevano pensare a una scala enarmonica.

Di questa mia "scoperta", mi capitò di trattare pubblicamente durante un corso di lezioni alla Western Riserve University di Cleveland (Ohio) dove ero stato invitato nel 1953 come visiting professor. Dalle mie lezioni fu fatto un estratto per il Journal of Aesthetics e in seguito venne pubblicato nel mio volume "Le oscillazioni del gusto" dove mi servivo dell'esempio di questi "canti cilentani", per sottolineare la peculiare caratteristica di un ascolto di brani musicali svincolati dal "temperamento" e decisamente fruiti come "alieni" da parte di persone dei nostri giorni cosi' potentemente condizionate (percettivamente) dalla musica tonale dominante nelle normali musiche di consumo.

Fu, quindi con vera soddisfazione e curiosita' che un giorno venni informato dell'esistenza di certi studi (da parte di un noto musicologo come Enrico Renna), molto piu' scientifici e attendibili dei miei. E per di piu' basati sull'interpretazione e la ricostruzione di parecchie cantate ad opera di un noto attore e musicista nativo di quella zona - Santino Scarpa - che ascoltando i canti della terra nativa ne aveva recuperato le melodie e si sforzava di far riemergere un patrimonio musicale di primo ordine sepolto o quasi, da secoli se non da millenni. Anche perché la varieta' delle tematiche dei diversi canti, unita alla peculiarita' delle parole impiegate, fa si' che l'insieme della recitazione e della vocalizzazione creino un complesso e ricchissimo tessuto letterario e musicale.

La passione e la straordinaria qualita' interpretativa di Santino ha permesso cosi' di poter riassaporare gli antichi canti attraverso una esecuzione scientificamente corretta e soprattutto non adulterata attraverso la commistione con delle banali canzonette partenopee, non disprezzabili per il loro pathos e la loro vivacita' popolaresca ma non certo all'altezza storica, scientifica, "acustica" dei nobilissimi Canti Cilentam.
Gillo Dorfles

 


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