I_Petri_pTitolo: Cuccurucuntu.
Cantari e cuntari all'usu anticu
Autore/i: Vari
Esecuzione: I Petri ca addumunu
Musiche: Vari
Produzione: Napoli, Terreinmoto
Anno di produzione: 2007
Prezzo: Euro 10,00
Disponibilità: In commercio

 


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Un repertorio fortemente mirato a conservare una specifica identità culturale («Volevamo sentirci figli di qualcuno e noi del centro della Sicilia siamo "viddana" o "surfarara"», dice Davide Campisi, splendido elfo siciliano dalla teatralità prepotente) attraverso pezzi come Muntanara di li sviannanti (testi e musiche di Vicari) o i tradizionali C'era 'na vota 'nu Re, Assummata di lu corpu di la tunnara. Epperò quello stesso repertorio si ricompatta un vero sulphur mediterraneo giacché come lo zolfo è in grado di combinarsi con tutti gli elementi e dunque irrimediabilmente e volutamente impregnato d'ogni alito di Mare Nostrum come La tarantula, Figlia figlia nisci a lu ballu, Rosa spinusa 'a vocca soj carnale, Uskudara, quest'ultimo rielaborato da un originale sefardita.
«Apparteniamo, per forza di cose, ad una generazione cronologicamente lontana dalla grande esperienza degli Anni Settanta, e penso alla Nuova Compagnia di Canto Popolare piuttosto che ai Cilliri - osserva Vittorio Ugo Vicari - Tuttavia, a nostro modo, utilizziamo la grande lezione sul piano antropologico e su quello della musica colta attraverso il materiale raccolto all'epoca, rielaborandolo e talvolta riscrivendolo come nel caso di due canzonette siciliane del Cinquecento ritrovate a Venezia e mai musicate prima d'ora. Il nostro impegno primario è quello di rimanere aderenti il più possibile alla timbrica e alla dinamica dei suoni e delle voci».
Vivono per la musica ma non di musica, come da perfetto «uso antico»: Vicari, storico dell'arte, e Campisi, panificatore, sono «maestri cantori» di se stessi, la Barbera, già allieva oboista al Conservatorio di Caltanissetta, studia psicologia all'Università. Epperò hanno una teatralità musicale innata e affinata (le maschere «sulfuree» di cui fanno uso in alcuni pezzi hanno un effetto inchiodante), dotati di un'autonomia epica nel raccontare dentro e fuori dalla musica da veri aedi-vanniaturi per il quali la separazione tra parola parlata e cantata (così come la si intende oggi) non aveva ragion d'essere.

Ma forse il valore aggiunto di «I Petri ca addumunu» è una musicalità da cenacolo quasi da madrigalisti involontari, vicini e lontani da precedenti ingombranti (per tutti, la già citata NCCP) a cui loro guardano con sensibilità e personalità d'interpreti e mai di epigoni. Eppoi c'è lo zolfo che fa la differenza. Quello zolfo «infernale» di un Prospero tutto siciliano e di siciliani Calibano e Ariel, evocati dal «tiranno» e riconsegnati alla nostra Isola della tempesta.
La Sicilia - Carmeliat Celi

I Petri ca addumunu:
Antonella Barbera
Davide Campisi
Vittorio Ugo Vicari
Angelo Scelfo

Elenco dei brani:
Un forasteri ca vitti Affili Anticu, e vozi scriviri so 'chi vi cuntu e dicu
La tarantula
Amante sdegnato
Figlia figlia 'nisci a lu ballu
U cuntu
C'era na vota nu Re (inizio)
U bannu riali
Curtigliata
C'era na vota nu Re (finale)
Rosa spinusa a vocca soj carnale
Uskudara
Donna incostante
Muntanara di li sviannanti
Assummata di lu corpu di la tunnara
Cuccurucuntu

 


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