L'ALIDORO. DVD - Leonardo Leo

L_Alidoro_pTitolo: L'Alidoro.
Commedia per musica in tre atti, libretto di Gennaroantonio Federico.
Autore/i: Leonardo Leo (1694 - 1744)
Luogo e Data di Registrazione: Teatro Municipale R. Valli, Reggio Emilia, 10-12 febbraio 2008
Regia di Arturo Cirillo
Assistente alla regia Nicola Berloffa
Costumi di Gianluca Falaschi
Disegno Luci di Pasquale Mari
Realizzazione Luci Fiammetta Baldiserri
Maestro alle luci e Maestro sostituto Ugo Mahieux
Scenografie di Bellando Randone
2 DVD Video Keep Case () - 165 minuti
Produzione: Dynamic
Anno di produzione: 2009
Prezzo: Euro 43,50

 

Una sconosciuta opera di Leonardo Leo, importante maestro di una prima fase di scuola napoletana, impone nuovi stili e contenuti al genere della commedia per musica contribuendo a codificarne la forma poi perfezionata dagli autori del secondo Settecento. Nel 1740 Leonardo Leo vive un anno di particolare intensità lavorativa: sei titoli teatrali tra rifacimenti e nuovi allestimenti tra cui L'Alidoro.



Frutto della collaborazione con il poeta napoletano Gennarantonio Federico, che predispone una commedia in cui i personaggi parlano lingue diverse (napoletano o toscano) a seconda della loro estrazione sociale e agiscono su differenti piani: uno comico e l'altro serio.

In quest'opera, spiega Arturo Cirillo, regista di questa prima ripresa moderna, «non accade niente, se non un sottile e bellissimo gioco di relazioni tra i sette protagonisti. Come in un testo di Marivaux, contano solo le differenze sociali, dove i borghesi sono attratti dai servi e i servi invece amano solo i loro pari. In questo carillon di entrate e uscite, come in una commedia di Feydeau, si entra in scena solo per pedinare, spiare o corteggiare qualcun altro. Il luogo dove questo avviene non ha alcuna importanza, potremmo essere anche a teatro... Nell'Alidoro tutti sono contagiati dal dio del dubbio, tutti vittime dei loro sentimenti, portati in giro dal vento capriccioso della gelosia o della bramosia...»
Alla taverna di Zeza, ostessa procasissima e manesca, si amoreggia, si canta, si beve, si gioca alla morra, ma anche di spada e di coltello. Nonostante il colore picaresco, occorre però guardarsi dalle infatuazioni populiste per una civiltà musicale napoletana che non è solo tammuriate e tarantelle. Non meno del suo presunto maestro Alessandro Scarlatti, Leonardo Leo fu musicista coltissimo, dominatore del contrappunto sacro e dei luoghi alti dell'opera seria, compositore acclamato nei massimi teatri padani del primo Settecento, preferito persino a Vivaldi e Hasse da un arbiter elegantiarum come il marchese Guido Bentivoglio. Il suo Alidoro del 1740 varca i limiti farseschi della commedeja 'ppe museca per decollare nell'opera buffa matura, nello sviluppo dei finali d'atto come nella forma duttile delle arie, nella cura dei recitativi, nella strumentazione. Complice un virtuoso della drammaturgia fatta di niente, quell'avvocato Gennarantonio Federico librettista della somma trilogia pergolesiana, Leo tira i fili dei suoi sette personaggi con illuministica precisione attraverso il labirinto delle identità sociali scambiate - fra travestimenti, agnizioni, amori e baruffe - sino alla retta catarsi matrimoniale.

Nella convenzionalità degli eventi, tutto il rilievo teatrale poggia sulla stratificazione delle lingue (vernacola nella plebe, toscana nei borghesi) e degli idiomi musicali, nonché sul suo impatto trasversale con l'umana dignità dei personaggi. E qui sta la vera novità di una commedia non più di maschere ma di caratteri, dove la locandiera e l'onesto mugnaio suo fidanzato vincono il confronto col borioso parvenu Giangrazio, rivale in amore del figlio. Mirandolina e Fabrizio, Figaro e Susanna sono alle porte; la regia di Arturo Cirillo ne prende atto postdatando l'ambientazione dalla Napoli di Carlo VII a quella di Eleonora Pimentel, un piccolo anacronismo felice. Con la consueta leggiadria di tocco, Antonio Florio e la sua Cappella della Pietà de' Turchini navigarono lungo i tre atti, offrendo mobile supporto a una giovane e ben assortita compagnia di canto dove spiccavano tre soprani: Maria Grazia Schiavo, soave Faustina; Maria Ercolano, ardente Alidoro en travesti; Valentina Varriale, una Zeza prorompente.

Carlo Vitali, Amadeus, aprile 2008 Note di copertina

 

Cantanti:
Maria Grazia Schiavo, soprano, nel ruolo di Faustina
Maria Ercolano, soprano, nel ruolo di Luigi
Valentina Varriale, soprano, nel ruolo di Zeza
Francesca Russo Ermolli, soprano, nel ruolo di Elisa
Giuseppe De Vittorio, tenore nel ruolo di Don Marcello
Filippo Morace, baritono, nel ruolo di Giangrazio
Gianpiero Ruggeri, baritono, nel ruolo di Meo
Gaetano Bruno, comparsa


Orchestra Barocca Cappella della Pietà dei Turchini
diretta da Antonio Florio
Violini primi: Alessandro Ciccolini, Rossella Croce, Yayoi Masuda, Paolo Cantamessa
Violini secondi: Marco Piantoni, Nunzia Sorrentino, Massimo Percivaldi
Viole: Rosario Di Meglio, Fulvio Milone
Violoncelli: Alberto Guerrero, Claudia Poz
Arpa: Chiara Granata
Chitarra: Ugo Di Giovanni
Contrabbasso: Giorgio Sanvito
Flauti: Tommaso Rossi, Marcello Gatti
Corni: Gabriele Rocchetti, Francesco Meucci
Fagotto: Elena Bianchi
Clavicembalo: Francesco Moi

 


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