CAROSONANDO - Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio

carosonando_nando_citarellaTitolo: Carosonando
Autore/i: Renato Carosone
Esecutore/i: Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio
Direttore: Nanso Citarella
Produzione: Alfamusic
Anno di produzione: 2013
Prezzo: Euro 18,00
Prezzo in offerta: Euro 16,00
Disponibilità: 2 esemplari

 

All’inizio di tutto c’è Carosone, la sua musica, le sue canzoni, la versione unica, l’archetipo, l’Urtext irriproducibile, che condiziona e illumina tutte le versioni successive. E poi ci sono le cover, che è un modo di “far propria” una canzone di successo, proponendone una diversa lettura, una nuova messa in musica spesso sorprendente. E’ un’operazione che prevede tutto un altro investimento creativo, ma che non può prescindere dalla matrice d’origine, e soprattutto dal mix micidiale che ha determinato la nascita del suono-Carosone: ritmo, swing, africa, ballo, strada, rock’n’roll, jazz, blues, oriente, avanspettacolo, ironia, tradizione popolare.


E allora una rilettura del suo repertorio dal punto di vista della musica popolare (che è quello che vogliono fare in questo disco Nando Citarella e i suoi musicisti) deve fare i conti con tutti questi livelli. In modo da arrivare direttamente al cuore, all’anima della tradizione, o delle tradizioni. Prima di tutto quelle napoletane e campane. Nei musicisti di questa terra c’è una sorta di grande rispetto verso la sacralità della musica tradizionale, come fosse un’energia che sta alla base di Napoli stessa, e dalla quale è difficile staccarsi. Napoli si nutre di musica, è un’energia che assorbe e ridistribuisce. Così è la stessa Napoli a parlare di Carosone. Nel senso che non c’è casa o vicolo della città che non risuoni ancora oggi delle sue canzoni.

E poi c’è l’Africa, dove Carosone ha vissuto e suonato per quasi dieci anni. E dall’Africa si è portato a Napoli quel senso dell’esotico e del tribale che poi ha usato in senso parodistico e ritmico (grazie alle vocine e alle percussioni di Gegé Di Giacomo), anticipando le mode, spesso fasulle, della musica etnica degli anni ’90. Dell’Africa c’è anche la componente tribale e sciamanica, ipnotica, primitiva. Perché Carosone, sul palco, è un grande stregone, irresistibile, trascinante. E le sue canzoni diventano il suo tappeto volante, che lo portano ovunque.

Ecco allora ‘O SARRACINO, che viaggia sicuro tra i luoghi comuni (e le melodie) dell’esotismo orientale ma senza dimenticare il sarracino tipico locale, abbronzato, guappo, smargiasso e sciupafemmine. Un Oriente mediato dalla tradizione (il lamento arabo tutto nasale e allungato alla Sergio Bruni), ricca di sapori, citazioni, sorprese sonore, cromatismi, alluccate alla muezzin e finale col botto.

Stessa cosa con PASQUALINO MARAJÀ, di Modugno ma “carosonata” a dovere con il recupero del caffè-chantant, della canzone umoristica napoletana (da Maldacea a Taranto) e aperture alla parodia potente del belcantismo. Ritmo micidiale da caterpilar e voce di Nando che macina tutto, recuperando differenti frammenti di senso musicale attraverso invenzioni linguistiche e ritmiche (ma senza mai uscire dalle strutture melodiche e strofiche del modello primordiale).

MARUZZELLA è tutta dentro la tradizione della canzone napoletana: struttura armonica perfetta, elegante, ariosa, ma anche qui con un lontano e misterioso richiamo sciamanico. Sparisce l’incipit a fronna, ma resta il refrain/ballabile, quasi una moderna tarantella con cadenze orientaleggianti. La voce di Gabriella Aiello sa trovare un equilibrio armonico palpitante tra ritmo ed espressione, in un percorso che sa di sguardi, di mare, di accensioni luminose, di una tristezza leggera, malinconica.

Stesso miracolo di leggerezza “a fil di voce” lo troviamo in PICCOLISSIMA SERENATA (pure cantata da Gabriella), un calipso delizioso che solo nella parte orchestrale trova un tempo accelerato tra swing e dixie.

GIUVANNE CU’ ‘A CHITARRA è un altro brano a macchietta. La storia di un pazzariello-jukebox che vende canzoni per la strada, una canzone che parla di canzoni (una metacanzone). Armonici e ritmo sono rubati dal ragtime e dal blues, ma qui c’è soprattutto la voglia e il piacere di cantare a tutta voce, di raccontare e di interagire con il pubblico (dall’anticipo del refrain alla citazione di Caravan). Una canzone da strada, strampalata e coinvolgente, allegra, a parte il risvolto amaro in chiusura, alla Jannacci, raddoppiato dal grido alluccato di Citarella.

CARAVAN PETROL ci riporta invece a un Oriente tutto napoletano.

 


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