LA CURA DELL’ACQUA SALATA - Antonella Ossorio

AAA Immagine Non Disponibile pAutore: Antonella Ossorio
Titolo: La cura dell'acqua salata
Romanzo 
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 21,6 x 14); 288 pagine.
Luogo, Editore, data: Roma, Neri Pozza
Collana: I Narratori delle Tavole
ISBN: 9788854515000
Prezzo: Euro 17,00
Disponibilità: In arrivo (febbraio 2018)


Galizia iberica, 1730. Brais Barreiro, un argentiere de La Coruna, per sottrarsi alla giustizia dopo aver ucciso un facoltoso cliente, riesce a imbarcarsi, dicendo di chiamarsi Santiago Romero, su un mercantile inglese diretto a Genova che, dopo varie soste a Tunisi e a Palermo, lo sbarcherà a Napoli in condizioni di salute assai critiche. Brais ha sviluppato una tossicodipendenza da stramonium, il lungo e disagevole viaggio lo ha debilitato, ed è ridotto un cencio. Incosciente e preda di deliri e visioni, verrà raccolto da una popolana che lo curerà e ne farà il suo compagno, inconsapevole che Brais reca con sé un segreto: un “sapo gallego”, ovvero una specie di collana molto elaborata, nel quale si concentra un oscuro e spaventoso potere, come il senso di una sventura incombente dalla quale però non è possibile liberarsi. La «maledizione» del Sapo gallego influirà sulla storia della famiglia Romero per secoli, storia che si dipanerà tra la Tripolitania del 1915 e la Napoli del 1943. Antonella Ossorio ha scritto un romanzo impeccabile per solidità della trama e eleganza della prosa, una storia che sorprende e avvince dall’inizio alla fine.

Un romanzo ammaliante, una prosa ricca, dalle sfumature arcaiche e dai poderosi accenti dialettali, capace di tradurre le emozioni dei personaggi e di condurle direttamente alla sfera emotiva del lettore.
La storia, tenuta insieme da un oggetto prezioso – un “sapo gallego”– si svolge su tre distinti piani temporali: nella Galizia del 1700, in Tripolitania nel 1915 e a Napoli nel 1943 Amori, litigi, segreti di famiglia, episodi curiosi e personaggi indimenticabili fanno di La cura dell’acqua salata un romanzo imperdibile.


"Al tocco delle 11 antimeridiane Brais Barreiro sentì che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. Il 9 di maggio di quell’anno del Signore 1766 lui non avrebbe visto il sole tramontare dietro la collina di Posillipo, predisse; di più: lo seppe. E sì che solo un istante prima era certo di sfangarla ancora una volta. Più aria, più luce! Aprite quelle tende, alla fine il bel tempo è uscito! Da oltre quarantotto ore giaceva nel letto; grigio, barbuto, la chioma scomposta, rassomigliava ai diavoli tracciati sulla testiera dalle nervature della radica di noce. Certo d’interpretare la sua volontà, sul copriletto damascato il figlio aveva deposto la custodia aperta. Ogni momento le pupille dell’infermo puntavano al contenuto: comprensibile, trattandosi del fattore che gli aveva cambiato il corso della vita; soprattutto nel male, però anche nel bene. In sua assenza, tanto per dire, sarebbe morto nell’ignoranza dell’amore e poco importava se conoscerlo non gli era costato che infelicità; all’ultimo atto, lo strappo della separazione e un rimpianto senza fine."

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