CRONACA DI PARTENOPE - Antonio Altamura

cronaca_di_partenope_antonio_altamuraCuratore: Antonio Altamura
Titolo: Cronaca di Partenope
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 16); 185 pagine;  illustrazioni in b/n fuori testo; intonso
Luogo, Editore, data: Napoli, SEN, 1974
Collana: Studi e Testi di Letteratura Italiana. N. II
Disponibilità: NO

Premessa
Anche Napoli ebbe nel sec XIV una sua cronaca. In tutti i manoscritti che ce la trasmettono essa ha il titolo di Croniche de la inclita Cità de Napole, ma noi continuiamo a choamarla Cronaca di Partenope, perpetuando un equivoco derivato dalla intitolazione dei capilinea dell'edizione Astrino del 1526.
La Cronaca di Partenope ha sempre esercitato una particolare suggestione su quanto hanno avuto modo di leggerla e di studiarla: a tale sensazione certamente non è estranea la materia stessa trattata nella prima parte, ch'è una specie di memoriale delle antichità di Napoli, scritto senza alcuna critica e con una strana confusione di favole e leggende diversa (prima fra tutte quella legata alle memorie di Virgilio), attinte lle tradizioni popolari ispirate sia ai monumenti greci e romani allora ancora superstiti, quanto dai nomi delle contrade della città, e innestate da una parte ai ricordi degli scrittori classici e dall'altra alle vite di S.Aspreno, di S.Candida, di S.Patrizia, al Chronicon di S.Maria del Principio, Agli Atti dei santi Agrippino, Atanasio, Eutichete e Acuzio, alla Historia miscella, ecc., insomma a tutta l'agiografia sacra e profana della nostra antichissima città.

Nella storiografia moderna un primo ricordo della Cronaca di Partenope lo troviamo nel Muratori  che la giudicò composta intorno al I358 e si riprometteva di curarne un'edizione per la sua monumentale raccolta; in un secondo momento, ritenutala una approssimativa traduzione napoletana di parte delle cronache di Giovanni Villani (e in seguito vedremo il perché di questa sua affermazione), dismise il primitivo progetto. Se ne occuparono poi, sempre con l'intenzione di approntarne un'edizione critica, Camillo Minieri Riccio, Bartolommeo Capasso ed Erasmo Pèrcopo: ma tutt' e tre, o irretiti dall'ingarbugliata tradizione del testo o distratti da altre cure, abbandonarono il loro disegno. Sembrava a buon punto sulla via di un'edizione della Cronaca Gennaro Maria Monti, che diede anche conto dello stato dei suoi lavori sull'argomento e poté avvalersi degli appunti già raccolti dal Capasso e dal Pèrcopo serbati nella biblioteca della Società napoletana di storia patria: ma un'incursione aerea sulla località dov'egli si era rifugiato durante l'ultima guerra distrusse non solo quegli appunti che aveva avuto in prestito quanto le trascrizioni del testo e l'altro materiale da lui raccolto; né il povero Monti ebbe tempo - stroncato da una fine immatura - di rifare il cammino già percorso.

Il mio interesse per la Cronaca forse risale proprio a un lontano incontro col Monti e alla narrazione entusiastica che egli mi fece del lavoro che andava compiendo in quel tempo; e non credo di aver poi mai intermessa l'idea di riprendere le fila di quell'ordito, specialmente dopo aver pubblicato alcuni capitoli della Cronaca e averne ricevuto dal Croce e da alcuni amici l'esortazione a darne un'edizione completa.

I tentativi e le rinunzie di cosi illustri predecessori forse avrebbero dovuto trattenermi dall' affrontare temerariamente l'impresa: ma ho creduto doveroso, dopo una intera vita dedicata agli studi di antica letteratura napoletana, accostarmi anch'io con pietas filiale a quel vetusto monumento volgare della nostra tradizione storica, offrendone quanto meno una piu agevole lettura e proponendo con sincera modestia i risultati, quali che essi siano, di una lunga e fervida. e faticosa ricerca.
A. Altamura

 


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