UNA TERRA IMPERFETTA - Delia Morea

UNA VITA IMPERFETTA - Delia MoreaAutore: Delia Morea
Titolo: Una terra imperfetta
Romanzo
Descrizione: Volume in formato 16°; 400 pagine
Luogo, Editore, data: Roma, Avagliano, 2013
Collana:
ISBN: 9788883093753
Prezzo: Euro 16,00
Disponibilità: In commercio


Napoli durante gli anni fulgidi della Belle Époque e dei Caffè Concerto. Anna Diamante, la protagonista, è destinata a diventare chanteuse, una star del mondo dello spettacolo dell'epoca. Un romanzo con tutti i crismi: una storia, molti personaggi ed una protagonista, Annina, che si muovono in un luogo preciso, e cioè Napoli, a cavallo tra due secoli, intrecci e colpi di scena, uno sfondo storico definito e interessante, un finale.

"Un romanzo con tutti i crismi: una storia, molti personaggi ed una protagonista, Annina, che si muovono in un luogo preciso, e cioè Napoli, a cavallo tra due secoli, intrecci e colpi di scena, uno sfondo storico definito e interessante, un finale. Ciò che salta agli occhi, già mentre si legge, è che "Una terra imperfetta" è un'opera compiuta, organica, alla quale sicuramente l'autrice ha lavorato con attenzione, a lungo, e divertendosi, come ha detto, recensendo il libro, Francesco Durante sul Corriere del Mezzogiorno (del 19 maggio).
Proprio l'elemento del divertimento è la traccia che vorrei seguire per parlare del libro di Delia, che certo non è un libro comico, anzi. Nella sua parte iniziale, con la rappresentazione della città flagellata dal colera (quello del 1884), è addirittura dickensiano, con la descrizione delle condizioni misere dei poveri, dei "luoghi terribili e putridi" nei quali vivevano e con il suo tono di denuncia sociale. Qui appare, anzi, l'incipit è proprio centrato sul primo personaggio storico dei molti che affollano il romanzo: il medico, e letterato, e filantropo svedese Axel Munthe, in quell'epoca giovane medico impegnato sul fronte del colera in una città dolentissima, la Napoli del fine secolo.
Il romanzo di denuncia sociale lascia però, presto, il posto al romanzo di formazione. Anna Diamante, la protagonista, è destinata a diventare chanteuse, una star del mondo dello spettacolo dell'epoca. I passaggi attraverso i quali diventa consapevole della propria missione sono il fulcro di questo romanzo di formazione che vede una piccola Anna, fatalmente attratta dalla figura materna, una sfortunata e bellissima cantante argentina, che prende lezioni di canto e, grazie ad uno stratagemma, riesce a farsi ascoltare da un famoso uomo di spettacolo, quel Davide Santocuore che sarà, poi, l'amore della sua vita, ma questo è un altro filone. Il momento centrale del romanzo di formazione è quello in cui Anna, poco più che adolescente, cerca di convincere il padre, Antonio Diamante, anche lui artista, illusionista, ed esperto di ipnotismo, a lasciare che il suo destino di artista si compia: "Quella era la sua strada, ne era convinta, avrebbe fatto qualsiasi cosa per difenderla". Anna racconta al padre di aver avuto una audizione con l'impresario Giuseppe Resi - anche questo è un personaggio realmente esistito - e che questi vuole scritturarla per il suo nuovo locale, la Birreria Monaco. E il romanzo di formazione diventa romanzo di ambiente e di costume, e lo diventa proprio nel momento in cui la protagonista, con un piglio di contemporaneità che fa piacere alle donne del nostro secolo, dice con decisione: "devo difendere il mio talento." E' un dovere, un imperativo morale, che la ragazza contrappone alle preoccupazioni "morali" del padre, che non vorrebbe mai esporla ai pericoli di un mondo corrotto: "Essere scambiata per una di quelle donne compiacenti che si fanno offrire liquori, champagne per poi farsi condurre nelle alcove per denaro o solo anche per piacere. Lo sai tutto questo?"
Ma il romanzo di ambiente e di costume va di pari passo con quello storico-politico. E' vero che la storia e la politica non vengono mai in primissimo piano, ma ci sono almeno due nuclei, storico-politici, che segnano la vita dei personaggi. Il primo è il "momento epocale" che l'Italia, anzi, il mondo, viveva alla fine dell'Ottocento: l'invenzione del telegrafo senza fili, l'invenzione del cinema e la poderosa trasformazione urbana di Napoli, sventrata dopo il colera, con la demolizione dei quartieri fatiscenti a ridosso del porto ed il "Risanamento" (dalla legge emanata, nota con precisione Delia, nel 1885 dal Governo Depretis). Si sarà particolarmente divertita, Delia, nel descrivere l'inaugurazione della Galleria Umberto I, un evento nel senso pieno del termine, di quelli che ancora oggi svolgono una funzione precisa, a quanto pare irrinunciabile: "La nuova immagine di Napoli doveva inneggiare alla bellezza e all'efficienza dei tempi moderni, di quel nuovo secolo che si avvicinava sempre più." Il nuovo secolo è il Novecento che, dice sempre Delia, "si preannunciava come l'epoca del progresso, dell'illuminazione elettrica per le strade, nei teatri, nelle grandi città, di nuove scoperte, idee e tendenze che si stavano facendo largo nel campo delle scienze e delle arti." Magnifiche le sorti, e progressive, del secolo nuovo che, con la Grande Guerra, riceve la ferita mortale che ne cambierà l'anima.
Il romanzo di Delia Morea è, infine, il romanzo di appendice: forti sentimenti, casi sfortunati e intricate vicende. Con il proprio culmine nel viaggio di Annina in una città sconosciuta, Venezia, alla ricerca di Baruch, l'ebreo amico di suo padre al quale pensa di ricorrere quando tutto le appare perduto. L'amore deluso per Davide l'ha portata infatti ad un matrimonio sbagliato - a proposito di romanzo di costume, è bellissima la descrizione dell'abito nuziale di Anna, con il suo pizzo chantilly color avorio, e quella del menu per il Capodanno del 1900 all'Hotel Parker's - che le ha dato il titolo nobiliare di contessa ed un'infelicità profonda e invincibile. Ma, invincibile è anche l'affetto degli amici, ed in particolare di Pasqualino, amico di infanzia di Annina, che l'aiuta a scappare dal manicomio in cui il marito la fa rinchiudere. Qui, ancora, torna il romanzo di denuncia sociale, con la descrizione delle "cure" inumane a cui una scienza inumana sottoponeva, segregandoli, i malati di mente.
Il divertimento di Delia Morea è, insomma, uno spaziare tra le diverse classi di romanzo, ma in un progetto che resta organico, amalgamato da una lingua che, sia quando racconta che quando descrive e denuncia, è sempre curata e ricca, contribuendo a rendere piacevole e appassionante la lettura."
Recensione di Patrizia Melluso, pubblicata sul sito web www.fuoricentroscampia.it

 


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