GLI ANNI PICCOLI - Enzo Moscato

gli_anni_piccoli_moscatoAutore: Enzo Moscato
Titolo: Gli anni piccoli
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 21 x 14); 121 pagine
Luogo, Editore, data: Napoli, Guida, ottobre 2011
ISBN: 9788860429902
Disponibilita': No

 

"Gli anni piccoli” di Enzo Moscato all’apparenza sembrerebbe un’autobiografia, in sostanza si tratta di una silloge di frammenti scritti in periodi diversi, dove far muovere il ricordo, che evocano una Napoli impressionante, bella e sfacciata, anarchica e bambina. Un Enzo Moscato-Antoine Doinel ci mostra la geografia della sua città, i vicoli meno conosciuti e il cuore di una città sopravvissuta alla guerra con delle cicatrici-rovine da mostrare. Chi ama il teatro di Moscato, finirà perduto nel vortice dei racconti che fanno emergere la vitalità di una città che non dovrà mai dimenticare il suo passato.
L’intellettuale, a maggior ragione quello napoletano, deve conservare la memoria, ricordare, rievocare. E Moscato, attraverso il suo stile, narra il tempo vissuto, percorre con la mente i vicoli della sua città - e del suo Io - e affabula sin da subito il lettore. L’attore napoletano viene colto dalla necessità di raccontarsi in una partitura “anticonvenzionale”, che finisce solo per evocare i personaggi presentati, le storie, il contesto familiare. Non si tratta di un romanzo di formazione ma di poesia del racconto, sembra di sentire la sua voce narrante che si sovrappone, torna indietro nel tempo, cantilena. La Napoli del dopoguerra di Moscato è eterogenea, caotica, cianotica e piena di grazia, irripetibile e umana. Nelle sue “promenades”, Moscato, infatti, arriva a far toccare con mano un’umanità sconfinata, come quella dei Bagni Eldorado, dove artisti famosi si bagnavano con il popolino. E, durante la narrazione di queste passeggiate, prende corpo la geografia di Moscato : Via Capitelli, Via Croce, Calata Trinità Maggiore, Piazza del Gesù, la Speranzella, Fondaco Cavaiole. Poi, i luoghi di culto come la Biblioteca Nazionale o le chiese dei santi, come quella che ospita la statua di una Santa Lucia che offre i suoi occhi su un piattino. Come avviene nel suo teatro, anche ne “Gli anni piccoli”, Moscato osserva un rituale preciso, una ripetizione narrativa suggestiva, un “prendere e lasciare” le situazioni di frequente, in bilico tra poesia e prosa. Ed è proprio questa la forza della sua scrittura suggestiva e unica. Essenziale.

Enzo Moscato è il capofila della nuova drammaturgia napoletana ed è l’inventore, a teatro, di un linguaggio nuovo ed estremo pieno di poesia e di espressioni popolari che è il suo maggiore tratto distintivo. Tra i suoi lavori ricordiamo Embargos , Rasoi , interpretato da Toni Servillo, e Compleanno , dedicato all’amico drammaturgo Annibale Ruccello.
Tratto dal sito web Il recensore

Quarta di copertina:
Sua seconda e più prolungata immersione nell'universo di scrittura non destinata alla scena (la prima fu nel 1989, col manipolo di racconti Occhi Gettati), gli Anni Piccoli stanno in bilico tra un tentativo, volutamente frammentario, sinuoso ed elusivo, d'autobiografia adolescenziale (con le grottesche smorfie di un 'giovane Torless',
o di un 'giovane Holden', dei sordidi e solari Quartieri Spagnoli;
con tutta la carica tenera ed eversiva di un'animella curiosissima e spiosissima del Mondo Altro, posto ai margini e al di là della propria condizione, al contempo anarchica e coatta, d'infante plebeo, nutrito di stupori e di lingue maternali - parole, filastrocche, nenie, canzoni... - oltreché di icone, simboli, archétipi, santamente e paganamente partenopei) e l'esercizio critico, d'astrazione e di meditazione, strenuo e appassionato sulla stessa. Dove, se non vi è estranea l'infuocata
e visionaria matrice teatroscopica, o sfacciatamente scenopanoramica, di tutto ciò che pensa, immagina, compone l'autore, altrettanto
è ineludibile l'umile quanto acuta consapevolezza che scrivere,
in senso assoluto, al di là degli specifici approdi - scena, romanzo, saggistica, poesia - cui essa talvolta si declina, è 'patetica passione inutile a lasciar traccia di noi su questa Terra' (la cui invivibile ma più che spesso esilarante metafora è, per Moscato, da sempre, Napoli!), così qualificandosi come atto eminentemente vuoto, inane, gratuito, e, nello stesso tempo, ossessivamente, crudelmente, 'nfamamente', necessario.

Enzo Moscato, attore, autore e regista, è tra i capofila della nuova drammaturgia napoletana con un teatro scritto e interpretato in forme coraggiosamente inconsuete. È considerato l'interprete di un nuovo teatro di poesia, che riconosce i suoi ascendenti non solo nei grandi autori e compositori napoletani, ma in Artaud, in Genet, nei poeti maledetti
di fine secolo, in Pasolini. Una lingua arcaica e modernissima,
un plurilinguismo tutto suo che lo hanno imposto all'attenzione
della critica e del pubblico non soltanto italiani, costellando un percorso artistico tra i più originali e anomali del panorama teatrale italiano, fitto di numerosi e prestigiosi premi o riconoscimenti legati al settore, tra i quali: Premio Riccione per il Teatro 1985, Premio 1011988, Premio UBU per il Teatro 1988 e 1994, Premio della Critica 1991, Biglietto d'Oro AGIS 1991, Premio Internazionale di Radiofonia del Festival di Ostankino (Russia) 1994, Premio Annibale Ruccello e Premio Viviani 2002, Premio Franco Carmelo Greco 2004, Premio Pulcinellamente 2008, Premio Benevento Città Spettacolo 2009

 


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