CENTO DI QUESTI GIORNI!... Calendario napoletano di prose, poesie e folklore - Antonio Altamura

cento_di_questi_giorniCuratore: Antonio Altamura
Titolo: Cento di questi giorni!...
Sottotitolo: Calendario napoletano di prose, poesie e folklore
Descrizione: Volume in brossura, con sovraccoperta trasparente, in formato 4° (cm 31 x 22); 470 pagine; volume stampato in 1100 esemplari di cui 1000 numerati e 100 fuori commercio; l'esemplare in vendita è contrassegnato dal numero 374.
Luogo, Editore, data: Napoli, Società Editrice Napoletana, dicembre 1976
Prezzo:
Disponibilità: No

Premessa
Sollecitato dall'amico carissimo Antonino De Dominicis a compilare un'antologia di poesie e prose napoletane d'ogni tempo, ho provato subito una istintiva esitazione, specialmente perchè non ne mancano già alcune assai esaurienti. Non restava che escogitare una formula diversa per offrire ai lettori l'opportunità di una rilettura dei loro scrittori: questa, appunto, del centellinare a piccole dosi - col pretesto del 'santo del giorno '
e delle feste fisse e mobili del calendario - le tante composizioni che le nostre deliziose Marie, Assunte, Lucie, nonchè i non meno numerosi Gennarini, Vicenzielli e Peppini hanno suggerito a poeti e narratori napoletani
nel corso dei tempi.

L'antologia è venuta fuori lo stesso, ma compilata da un diverso angolo visuale di ricerca. I grandi e grandissimi di ogni campo ci sono tutti: dall'anonimo autore della Cronaca di Partenope al pio Sannazaro, e così via fino a Croce, a D'Annunzio, a Di Giacomo, alla Serao e al Russo, a Capurro e Chiurazzi, a Galdieri e Nicolardi, a Marotta e Peirce (anzi questi ultimi due - perchè più malati di nostalgia - li incontrerete di continuo tra queste pagine), oltre ai tanti delle più giovani generazioni, egualmente meritevoli di assurgere a nomi di antologia.

Beninteso, non tutti i lettori troveranno il proprio nome immortalato in versi o in prosa: ma questa è stata una fortuna, perché ai `vuoti' lasciati dalle Cunegonde Sulprizie Apollonie o dai Ponziani Simplicii ed Aronne sono

stati sostituiti vecchi proverbi, aneddoti famosi, storielle e usanze locali, che hanno accresciuto il sapore tipicamente nostrano della raccolta e non potranno non riuscir graditi a quanti ancora amano questa incredibile Napoli. Anzi, per cominciare, l'introduzione l'ho chiesta in prestito addirittura a Matilde Serao, che fu il primo amore delle mie letture napoletane, al punto da ricordare ancor oggi l'impressione che ricevetti da quel tanto vilipeso Addio, amore!, che mia madre custodiva gelosamente fra i pochi suoi libri.
Forse vi deluderò, ma quel romanzo mi piacque tanto, con quei personaggi complicati e raffinatissimi, che avevo ancor modo d'incrociare ogni giorno fra le undici e la mezza a scegliere una gardenia presso la fioraia dei Gradoni o svettare profumate e misteriose tra le sartorie e modisterie di via Chiaia e via dei Mille! Perdonatemi: avevo solo quindici anni, e quindici anni di allora... Poi i critici di professione mi hanno spiegato molte cose
e illuminato coi loro giudizi su Addio, amore! Ma io quel pezzo tanto liberty della 'prima ' al `San Carlo' del Santo Stefano 1885 ce l'ho infilato lo stesso..

Antonio Altamura

Introduzione a un calendario
Umanissimi lettori, pietose lettrici, io non ho mai potuto soffrire il calendario. Naturalmente, un calendario è una cosa perfettamente inutile e noiosa. Sta lì per misurarvi la vita in una cifra, per imporvi le feste, per imporvi
le stagioni, per imporvi gli abiti, per imporvi il buon umore o il malumore; anzi da qualche tempo ha inventato una quotidiana, ma men costosa saggezza, espressa in un proverbio. Sta lÏ, sospeso al muro, gittato sopra una tavola, dentro il portafoglio, nella prima pagina dell'Agenda, in tutte le legature civettuole o rozze, in tutti i siti possibili ed impossibili, ed ogni sera, ogni mattina vi dice: 'Ieri ne avevamo otto, oggi ne abbiamo nove; ieri al solito non hai fatto nulla; non hai amato quanto dovevi o non hai mai amato affatto; non hai sofferto, non hai sorriso, non hai imparato niente, non hai lavorato per te, non hai lavorato per gli altri; ieri sei stato uno stolido disutile; ieri ne avevamo otto, oggi ne abbiamo nove: sarai anche oggi uno stolido disutile? '.
Posto questo, il calendario è assurdo in casa di un galantuomo, ma - e vengo all'argomento - una sola cosa lo può rendere sopportabile, può farlo considerare con occhio benevolo, può farlo aprire con gentilezza. Una sola cosa può farvi fantasticare, aprendo il calendario, dilettissimi lettori. Ed è quella sfilata bianca, nebulosa, che si invola nell'aria azzurra, di santi e di sante, che si danno la mano, si elevano, e dai fogli stampati del libriccino formano una catena che si perde negli indefiniti contorni del cielo. Sono quei nomi a volte vibranti come un acuto squillo di tromba che vi chiama alla guerra o soavi come una carezza musicale, la cui onda sonora lusinga l'orecchio e si allontana sempre più indistinta, sempre più soave; sono quegli oggetti semplici abbreviati che rappresentano una vita intiera di sacrificio, di fede; sono quelle figurine ora gioconde, ora meste; ora giovani, ora cadenti di vecchiaia; ora belle e buone, ora brutte e buone, che fanno capolino dietro quei nomi; sono le vergini, i dottori, le regine, gl'imperatori, i martiri, i padri della chiesa, gli uomini, le donne, i fanciulletti: una storia ricca di luce, rossa di sangue, bianca di fede, pallida di lagrime...

Matilde Serao

 


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