ARIA DI NAPOLI - Mario Stefanile

aria_di_napoli_ mario stafanileAutore: Mario Stefanile
Titolo: Aria di Napoli
24 passeggiate sentimentali, illustrate da Lello Scorzelli
Descrizione: Volume in brossura con sovraccoperta in velina; in formato 8° (cm 20,5 x 14); 60 pagine; 24 illustrazioni in b/n. Esemplare in ottime condizioni
Luogo, Editore, data: Napoli, Azienda Autonoma di Soggiorno e Cura Turismo, 1960
Prezzo:
Disponibilità: No



Monte Echia
Chi, nel cuore della notte napoletana, si lascia alle spalle il bel colonnato di San Francesco di Paola che recinge in un bianco abbraccio la grande Piazza del Plebiscito; chi abbandona con un saluto la stupenda facciata del Palazzo Reale e le statue degli otto re che tennero nei secoli la città nobilissima; chi va in cerca degli spettri più antichi salga con i suoi pensieri per la ripida strada che lascia Chiaia alla sua destra per raggiungere Pizzofalcone.


Si favoleggia – forse è la verità – che qui, su questa collinetta detta nei tempi più antichi Monte Echia e alle sue pendici verso il mare fosse la città più antica, quella prima Palepoli fondata sul golfo più amabile, là dove ora v’è Castel dell’Ovo.
Certamente, ancora oggi, a percorrere con passo di danza le gradinate che dalla Solitaria a mezza costa sul monte scendono a Santa Lucia, gli abitanti di qui hanno fattezze e movenze e parlata che appartengono piuttosto a leggendari tempi che non ai nostri meccanici giorni: e a ben scrutare nei portoni che s’aprono lungo il Chiatamone, cioè la strada che lambisce affettuosamente il piede della collina, pur si ricordano le antiche grotte scavate per prima abitazione o per luogo di culto o di lavoro o di gioco.

Ma se i bastioni naturali e artificiali, i ciuffi d’erba secca che crescono negli spacchi del giallo tufo, l’odor dell’acqua ferruginosa che sgorga giù e viene immessa in panciutissime anfore di creta per dissetare i superstiti innamorati del colore locale, se tutto questo è Monte Echia e ancora Pizzofalcone, a salirvi dalla parte che s’è detto innanzi ci si ritrova a Monte di Dio.

I nomi sono tre e mille i ricordi: dagli antichissimi abitatori ai medioevali monacelli che vi tenevano convento, ai patrizi settecenteschi che vi posero dimora, ai cavalli addestrati che vi salirono, al principio del secolo e fi no a pochi anni or sono, per far le loro riverenze nel Teatro Politeama che ogni Natale si mutava in circo equestre.

Qualcuno di questi ricordi si ritrova, salendo per la prima parte della strada che s’intitola al patriota Gennaro Serra e deviando magari sulla sinistra, per quelle stradette che improvvisamente s’incrociano.
Il silenzio della notte fa rimbombare la terra percorsa dal piede anche più cauto: e il fatto è che larghissime e profonde grotte s’aprono nel cuore stesso della collina, durante l’ultima guerra gli abitanti di Chiaia, di Santa Lucia, di Santa Caterina, di Largo Carolina si ritrovano sottoterra, una città ben delimitata nei suoi cunicoli laterali, nei suoi pozzi d’accesso, nelle sue gallerie più antiche: e quando s’aggiunse il grande traforo della Vittoria che va dal Chiatamone appunto ai giardini della Litoranea ai piedi di Palazzo Reale, il termitaio fu completo.

A raggiungere la spianata terminale di Pizzofalcone, fra alti e severi palazzi patrizi, una volta erano i bersaglieri che qui su avevano la loro caserma e gli adolescenti della Nunziatella che ancora trovano sede nel vecchio e superbo edificio borbonico: ma è avventura da tentarsi, al colmo della notte, ritrovare al di là delle grandi quinte barocche di pietra scura la stradetta quasi campestre che, attraversando a un certo punto un agglomerato quasi medioevale di case, fa affacciare fra gli spalti di tufo e fa cogliere Castel dell’Ovo sottostante come uno scoglio preso al laccio da mille riflessi.
E ridiscendere poi, nella solitudine notturna, per la scaletta che mena al Ponte di Chiaia – il ponte che scavalca l’antichissimo burrone che divideva Pizzofalcone dall’altra attigua collina delle Mortelle – o per la stradetta angusta di Santo Spirito di Palazzo che dalla stupenda Piazza di Santa Maria degli Angioli porta al Largo Carolina o proprio per il Pallonetto Santa Lucia, dove talvolta s’incontrano barche in secco tirate lassù sulle gradinate dai pescatori più antichi, quelli che ricordano i fasti del loro territorio privilegiato dai re e amatissimo dagli stranieri.

Monte di Dio, Pizzofalcone, Monte Echia: nomi che durano nella memoria, nomi che s’agitano nel cuore come mossi da un leggero vento e li va ritrovando e delibando l’avventuroso e avventurato viaggiatore che scopre Napoli notturna, felice città di miti e leggende.


Indice del volume:

Ore dodici - In Galleria
Ore tredici - SpaccaNapoli
Ore quattordici - Antignano
Ore quindici - Via Costantinopoli
Ore sedici - Foria
Ore diciassette - San Potito
Ore diciotto - Via Chiaia
Ore diciannove - Toledo
Ore venti - Pignasecca
Ore ventuno - Posillipo
Ore ventidue - Il Vomero
Ore ventritre - Via Caracciolo
Ore ventiquattro - Piazza garibaldi
Ore una - I Quartieri
Ore due - Corso Vittorio Emanuele
Ore tre - Monte Echia
Ore quattro - Mergellina
Ore cinque - Capodimonte
Ore sei - La Villa Comunale
Ore sette - Piazza Municipio
Ore otto - Piazza Mercato
Ore nove - Piazza del Gesù
Ore dieci - Tribunali
Ore undici - Via dei Mille

 


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