EPICEDIO NAPOLETANO - Amedeo Maiuri

EPICEDIO NAPOLETANO - Amedeo MaiuriAutore: Amedeo Maiuri
Titolo: Epicedio Napoletano
A cura di Benito Iezzi
Con una premessa di Marcello Gigante
Descrizione: Volume in 8° (cm 21 x 13,5); 182 pagine.
Luogo, Editore, data: Napoli, Loffredo, dicembre 1981

Disponibilità: No

Il titolo di questo libro corrisponde parzialmente al suo contenuto. Infatti, nella prima parte vengono pubblicati gli elzeviri del Maiuri su Napoli e il suo territorio nella disposizione stabilita dall'autore stesso prima di morire, come dimostra la «giustificazione» autografa che qui viene egualmente pubblicata.

Gli elzeviri sul Sebeto, il fiume di Napoli che evocava rilisso di Atene o il Tevere di Roma, sul Vesuvio incastonato nella visione di Napoli, sulle mura greche nel cuore della vecchia città, su Bagnoli e Nisida, sui maestri di Capri, sulla Crypta di Cocceio e sull'Averno (scritti che si leggono con particolare voluttà oggi nel Bimillenario della morte di Virgilio, il poeta che fu guida al Maiuri nella riscoperta di Cuma), sul meno noto e più antico dei due anfiteatri di Pozzuoli, sulla quercia di Anacapri, sul cratere degli Astroni e, infine, sul Vomero, hanno il fondamento comune nell'amore per la città e sono una testimonianza alta e appassionata della dedizione del vecchio archeologo a Napoli.

Il valore di questi elzeviri è dato non solo dal sentimento che li ha ispirati sul background di una eccellente conoscenza della storia antica e nuova della città, ma anche dal vincolo che si era fatto sempre più fitto e indissolubile tra il soprintendente alle antichità venuto dall'Egeo al Tirreno e la città che l'aveva accolto, come un'antica madre.

Giustificazione di Amedeo Maiuri
Queste poche pagine sono rivolte ai napoletani. Non vogliono essere ne di polemica, ne di condanna; non è che il rimpianto malinconico di chi, avendo per lunghi anni partecipato strenuamente, ma non sempre felicemente, alla difesa dei monumenti e del loro ambiente naturale, ha visto scomparire, alterato o distrutto, molto di quel che era l'aspetto e l'anima di Napoli. Molti consentiranno con questo mio rimpianto; molti lo condanneranno e lo biasimeranno e l'attribuiranno ai vaniloqui della vecchiezza, o, i più benevoli, alle romanticherie del mio temperamento e sovrattutto alla mia professione di archeologo.   E pure qualcuno troverà che queste cose era pur necessario dirle. C'è una depressione ch'è forse peggiore di quella economica, ed è la rassegnazione a subire una violenza non contro ciascuno di noi ma contro quel che è patrimonio di tutti.
a.m.

Indice del volume:
Premessa di Marcello Gigante

Giustificazione
Morte del Sebeto
Il Vesuvio spento
Le mura greche
La vera grotta di Piedigrotta
Bagnoli e Nisida
«Mastri» capresi
Guerra sull'Averno
L'anfiteatro della «direttissima»
Morte del carrube
Gli Astroni
Il Vomero
Felicità della memoria
Primo sbarco in Anatolia
Cronache napoletane
Vita di guerra di un museo
Ricordo di Montecassino
Beatitudine dei rumori
Una notte papale
Letteratura romantica su Pompei,
Gli eserciti dei «pupi»
Il caso di Lucrezio
Il vero segreto di Pulcinella
Figli della Madonna
Il corno d'Astolfo
Schliemann a Napoli
Una tipica figura dell'archeologia napoletana
Freud a Pompei
Un problema di alta chirurgia libraria
La grazia dell'olio
L'ultima stravaganza di uno stravagante destino
Ritorno in Cioceria

Notizia
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