PIAZZA NAPOLI - Aldo De Francesco

Piazza_Napoli_pAutore: Aldo De Francesco
Titolo: Piazza Napoli
Sottotitolo: Battute, "trovate" e motti di una citta' spettacolare.
Descrizione: Edizione in formato 8° (cm ); pagine; illustrazioni
Luogo, Editore, data: Napoli, Iuppiter, luglio 2009
ISBN: 97888 95997049
Prezzo: Euro 12,00
Disponibilita': In commercio

Piccola antologia di ispirazione marottiana, che raccoglie guizzi d'istintivita', curiosita' e cialtronerie della corale e spiazzante gente di Napoli. Trovate "allegre" che, evocando nella loro estemporaneita' stagioni e caratteri di un popolo, ne vogliono esaltare la saggezza semplice, antica e scanzonata, degna di un destino migliore.


Aldo De Francesco, giornalista e scrittore di radici irpine, vive e lavora a Napoli, dove è stato prima redattore del Roma, poi vicerdattore capo de Il Mattino, di cui è attualmente collaboratore. Ha scritto Ultimi eroi dell'epicentro (1981); Il ciliegio di Montemarano(1992); Paesi dell'anima (1995); Napoli Ultima Edizione (1996); Palazzo Salerno. la storia e i protagonisti (1997); Dal convento ai lager e ritorno, la vera storia di Padre Pio Ricciardelli (1998); I miei anni con Padre Pio (2002); Il Carnevale di Montemarano (2003); Bagno Elena in Posillipo dal 1810. Due secoli di estati napoletane (2004). Ama La rivoluzione meridionale di Guido Dorso e tutto Marotta. Prova ancora meraviglia per la tavola pitagorica e i barbigli di gallo. Quando può si dedica alla pittura, suo grande amore e rimorso. Mai a tavola senza un bicchiere di aglianico.
"Esaurito il discorso, la conversazione si sposta sul degrado della citta'. Michele Prisco sostiene che Napoli, pur avendo abdicato "a quei miti che parevano condannarla ad un perpetuo destino di giullaresca festosita' ad uso degli stranieri di bocca buona e di quanti amavano speccharsi nel suo volto piu' facile, purtroppo è diventata caotica, brutale, convulsa, priva di quell'agio dei rapporti umani". Luigi Compagnone ascolta, è d'accordo, ma la butta sul piano dell'analisi antropologica. "Ogni napoletano - dice - ha in testa tre corde di orologio: la corda seria, la civile, la pazza". Mentre sta per spiegare la metafora, vede però passargli accanto un fortunato personaggio, andato via da Napoli e diventato famoso a Milano. Attualizzando il suo pensiero, Compagnone lo guarda, strizza l'occhio, alza il tiro e continua: "E c'è chi invece, comm''a chiste, ha tagliat' 'a corda. Chiammatele strunze..."

 


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