NAPOLI A OCCHIO NUDO - Renato Fucini

Napoli_a_Occhio_Nudo_Osanna_pAutore: Renato Fucini.
Titolo: Napoli a occhio nudo.
A cura di Toni Iermano.
Descrizione: Volume in 8° ; pp. 240
Luogo, Editore, data: Venosa (PZ), Osanna, 1997
Prezzo: Euro 13,00
ISBN: 88-8167-192-1
Disponibilita': In commercio

Neri Tanfucio, al secolo Renato Fucini (Monterotondo di Massa Marittima, 1843 - Dianella, Empoli, 1921), gia' noto poeta in vernacolo pisano e agli esordi come scrittore di Veglie, giunse alla stazione ferroviaria di Napoli il 3 maggio 1877.
Proveniva dalla "Toscana gentile" per scrivere, su invito di Pasquale Villari, un reportage sulle condizioni della popolazione e sullo stato dei quartieri poveri napoletani. Nel suo baule, insieme alle Lettere meridionali del Villari e a Costantinopoli di De Amicis, aveva una rivoltella che doveva servirgli per difendersi, eventualmente, dall'attacco dei lazzari durante le sue visite nei loro palazzi.
Al Fucini erano state ricordate dai suoi amici fiorentini la novella napoletana del Boccaccio su Andreuccio da Perugia e la feroce satira di Cino da Pistoia sulla Napoli angioina.
In meno di un mese, con la sola arma dell'intelligenza e con l'appoggio di Giustino Fortunato, di Domenico Morelli e di sua moglie e di pochi altri, l'aiuto ingegnere toscano raccolse un'immagine della citta' cosi' seria e fondata da scrivervi le nove lettere che formano il prezioso Napoli a occhio nudo, ora riproposto nella versione definitiva corretta dall'autore (edita, nel 1913, da Giuseppe Prezzolini), arricchito da un sostanzioso numero di note, da un indispensabile apparato critico e dal Taccuino di viaggio.



Nella Grotta degli Spagari, al Camposanto Vecchio, nei vichi addossati alla collina di Pizzofalcone, nel quartiere di Santa Lucia, il Fucini sul suo inseparabile taccuino annotò, schedò, raccolse con spirito goethiano tutto ciò che il suo occhio nudo riusci' a vedere, senza sfuggire i tanti sguardi di esistenze votate all'anonimia. Viaggiò anche nei dintorni di Napoli, visitando i paesi della Costiera amalfitana, Sorrento, Pompei, Capri, Avellino, Montevergine e, sulle orme del Goethe, ascese al Vesuvio. Scrisse pagine innervate da una prodigiosa vocazione letteraria, sapientemente unite ad uno stile vigoroso, non privo di una risentita passione civile e di una umanita' autentica che, talvolta, scritti coevi sulla questione meridionale non posseggono.

Benedetto Croce, severo critico di taluni viaggiatori venuti a Napoli in cerca di lazzaroni e di folclore, nella Storia d'Italia dal 1871 al 1915 riconobbe al Fucini di aver rese note, con la sua opera, «le misere condizioni igieniche e morali del popolino di Napoli, i fondachi, i bassi, la camorra».

L'opera del Fucini conserva ancora oggi la consapevolezza morale e la limpidezza narrativa che, giusto 120 anni fa, questo viaggiatore disincantato riusci' ad avere scendendo nelle viscere di una delle piu' affascinanti quanto contraddittorie citta' d'Europa.

 


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