RASOI. Teatri napoletani del '900 - Franca Angelini

RasoiAutore: Franca Angelini
Titolo: Rasoi
Sottotitolo: Teatri napoletani del '900
Descrizione: Edizione in formato 8° (cm 21 x 15); 200 pagine
Luogo, Editore, data: Roma, Bulzoni, 2003
Collana: La fenice dei teatri, n. 16
Prezzo: Euro 16,00
ISBN: 88-83198255
Disponibilita': In commercio

Un libro sui teatri napoletani del Novecento, che, attraverso le maschere delle scene partenopee, si propone di investigare le radici di una cultura teatrale e di dimostrarne la centralita' nel panorama italiano. Da Petito a Martone, da Eduardo a Moscato, Rasoi ripercorre le tappe della storia del teatro napoletano, individuandone il rapporto con il teatro nazionale, ma anche il peculiare uso del dialetto e il modo di confrontarsi con la tradizione. A questo scopo, l'autrice suddivide l'analisi, dedicata nella prima parte allo studio dei grandi modelli della scena napoletana, nella seconda ai registi della nuova generazione, e nella terza agli attori che hanno legato il loro nome ai teatri partenopei. I teatri di cui si parla hanno perso la connotazione meramente spaziale del luogo della rappresentazione, per erigersi a luoghi deputati, catalizzatori di una riflessione comune. La Napoli che Franca Angelini scopre negli autori di cui parla è uno spazio soprattutto mentale, su cui si costruisce un'identita', una cultura, un progetto artistico. Ecco allora che la connotazione geografica si può rivelare anche un pretesto per il recupero di quel serbatoio spirituale che è la napoletanita', appunto.


La stessa idea è alla base dello spettacolo che i Teatri Uniti misero in scena a Parigi nel 1992. Scritto da Enzo Moscato e diretto da Mario Martone e Toni Servillo, Rasoi, da cui prende il nome il libro di Franca Angelini, oltre che sancire il successo del teatro napoletano in Francia, siglò l'accordo tra un gruppo di giovani attori, autori e registi, tutti ugualmente rivolti a 'una citta' che – presente o assente che sia dai singoli spettacoli – è la radice dalla quale tutto nasce, umori, fantasie, memoria teatrale e memoria storica. Una babele, una zattera, uno specchio, un luogo dove il mare sta li' a ricordare gli umori, i liquidi, i corpi di cui è fatta la nostra esistenza e il nostro desiderio'.


Napoli è dunque la protagonista di questo spettacolo, che in sé riassume i lineamenti di una drammaturgia, nel suo recupero di una citta' doppia, 'tra splendori e miserie', cosi' come nell'identificazione di una 'citta'-tribù', che viene raccontata con il montaggio di numeri di varieta'. Con lo stesso andamento procede il libro di Franca Angelini, che si serve della giustapposizione di ritratti per dipingere il grande affresco del teatro partenopeo. Di qui la galleria di maschere con cui l'autrice inquadra le radici della scena napoletana contemporanea, anche evidenziandone il rapporto con la tradizione italiana. È il caso di Antonio Petito, 'attore pulcinellesco', che nei suoi 'napoletanismo incultura e giulleria' diviene il fondatore di un 'teatro-universo', in relazione alla citta', alla famiglia di attori, alla societa'. Ma è anche il Petito della deformazione parodistica, che degrada la cultura alta e nazionale per analizzarla con strumenti critici popolari e che ripropone gli schemi della commedia dell'arte, soprattutto rispetto all''indissolubile intreccio autore-attore'.


In Eduardo de Filippo la tradizione diviene il 'trampolino' per la nascita di una comicita' originale di una nuova drammaturgia, saldamente ancorata alla cultura contemporanea. Il riferimento è alla produzione di Scarpetta, ma anche alle tematiche pirandelliane, prima fra tutte quella dell'umorismo, di cui Eduardo si serve per 'nobilitare il comico'. Angelini, mentre osserva la napoletanita' dell'arte eduardiana, ne analizza le componenti: dalla metateatralita' al binomio pazzia-teatro, al sogno e alla magia, fino ai tic linguistici che segnano espressionisticamente l'andamento dialogico, anche ospitando riflessioni e dichiarazioni programmatiche, come il 'c'è la parola adatta, perché non la dobbiamo usare?' allusivo all'uso del dialetto.


Diversa è invece l'impostazione su cui si regge la seconda parte del libro, che tende a rivelare l'intimo legame con la tradizione primo-novecentesca, senza però dimenticare di individuare l'originalita' dei nuovi protagonisti della scena partenopea. Tra le tante spicca la figura di Mario Martone, che Franca Angelini descrive nella sua complessa esperienza artistica, a meta' tra teatro e cinema. L'autrice intesse un'affascinante ricostruzione, alla ricerca delle linee guida di questa riflessione. Emergono quindi le costanti del pensiero di Martone, dal desiderato confronto con le figure paterne al tema dell'acqua simbolo della creazione, alla guerra, ai temi dell'identita', spesso recuperati attraverso la tragedia greca. È per esempio il caso dell'Edipo, messo in scena al teatro Argentina di Roma nel 2000, in cui compare il 'coro-polis', ovvero 'un coro mai all'unisono, sempre discordante', 'di lingue e etnie diverse', simbolo della societa' attuale.Un luogo senza connotazione geografica, un altrove spaziale puramente ideale, ma che rimanda sempre a Napoli, come la Bosnia del Teatro di guerra.

Valeria Merola

 


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