LO SPAZIO A 4 DIMENSIONI NELL'ARTE NAPOLETANA - Adriana Dragoni

lo spazio a 4 dimensioni nell arte napoletana adriana dragoniAutore: Adriana Dragoni
Titolo: Lo spazio a 4 dimensioni nell'arte napoletana
Sottotitolo: La scoperta di una prospettiva Spazio - Tempo
Vincitore Del Premio Masaniello 2014 Napoletani Protagonisti
Presentazione di Vincenzo Pacelli
Prefazione di Giovanni Persico
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 21 x 14); 280 pagine; con più di 120 illustrazioni, di cui 12 disegni esplicativi e immagini a colori
Luogo, Editore, data: Napoli, Tullio Pironti
ISBN: 978-88-7937-654-9 9788879376549
Prezzo: 18,00
Disponibilità: In commercio

I dipinti che Adriana Dragoni sottopone alla nostra attenzione nel libro “Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana”, raccontano una visione del mondo che emerge attraverso un’insolita e moderna lettura interpretativa, la quale non è solo l’esito di uno studio analitico da parte dell’autrice, ma sintesi di intuizioni quotidiane di cui ci fa sentire confidenzialmente partecipi.


Il punto di vista “privilegiato” da cui l’autrice capta la vastità di significati in seno alla città partenopea, per ricondurli a un pensiero strutturato e complesso che affonda le proprie radici nell’illuminismo ai tempi dei Borbone, è la veduta settecentesca.

Il genere pittorico, da anni oggetto di una sempre più approfondita rivalutazione, viene qui riconsiderato sulla base di acute osservazioni che tengono conto delle differenze socio-politico-culturali esistenti tra le diverse aree della nostra penisola nel secolo dei “lumi”, con una capacità confutativa rispetto alle teorie della critica ufficiale, la quale ha sostanzialmente riconosciuto l’olandese Gaspar Van Wittel (padre del “nostro” Vanvitelli) come precursore del vedutismo, ricollegando il genere della veduta all’ideologia illuminista in funzione della sua riproduzione oggettiva e scientifica del paesaggio reale.

Dragoni percepisce che la peculiarità della veduta napoletana del Settecento, con le sue “stranezze” parse ai più come errori prospettici, così come i personaggi “deformati” di Gaspare Traversi, siano in realtà espressione di uno spazio che ha ben poco della concezione classicista dell’opera vista attraverso la finestra albertiana, per cui l’occhio restava alla costruzione fissa e monoculare definita dalle teorie sulla prospettiva.

Dalla Napoli di Antonio Joli alle vedute modernissime di Didier Barra, dalle marine di Salvator Rosa ai capricci di Leonardo Coccorante, attraverso un confronto serrato con tutti quegli artisti coevi che operarono prevalentemente in altre città, passando anche per i “mostri sacri”, fra cui il Canaletto, l’autrice prova a districare quel mistero che sin da subito le era apparso osservando i dipinti napoletani.

La scoperta di una perspectiva realis partenopea contrapposta a quella artificialis di area toscana, spiega, pur non esaurendone il senso, quelle composizioni «raggiate e multi direzionali» che descrivono la Napoli delle “menti illuminate”, di Gaetano Filangieri, Antonio Genovesi e altri. Essi, a differenza di quanto accadde nella Roma papale, tanto “oppressa” dai suoi monumenti nella pittura (così come dal peso dei dogmi e della verità scolastica) o nella decadente Venezia, seppero rielaborare criticamente e in maniera originale il pensiero rivoluzionario di matrice francese.

Tra i motivi più affascinanti di questa ricerca c’è la comparazione delle vedute con il fervido laboratorio d’idee che ebbe centro a Napoli e che coinvolse intellettuali, giuristi, artisti e persino regnanti a sostegno di una nuova cultura laica e più tollerante, la stessa che liberò la pittura dagli «orpelli del barocco e dalle fustigazioni dei santi».

La veduta napoletana sembra, così, il risultato di un’implosione, più che di un’esplosione: è, in effetti, l’inverso della prospettiva classica che trova, adesso, il punto di fuga all’interno di se stessa, secondo una concezione immanente, conoscitiva della realtà nella sua immagine veritiera. Un’immagine che, però, risulta imprecisa, “obliqua”, perché considera l’oggetto attraverso una visione relazionistica (e non relativistica, come precisa Dragoni) del mondo, rivelandoci la natura “quadridimensionale” di una Napoli da sempre cosmopolita e aggregante.

Tratto dall'articolo di Piera Scognamiglio appparso sul ezine "Nuova Agenzia Radicale" il 25.08.2014

 


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