LE SIGNORE DEL BAROCCO - G. Mori, Bava A. e Tapié A.

 LE SIGNORE DEL BAROCCO - G. Mori, Bava A. e Tapié A.Curatore: G. Mori, Bava A. e Tapié A.
Titolo: Le Signore del Barocco
Milano, Palazzo Reale, 1 dicembre 2020 - 31 marzo 2021.
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 11); illustrazioni a colori
Luogo, Editore, data: Milano, Skira, 2020
Collana: Arte Antica. Cataloghi
ISBN: 8857244482
EAN: 9788857244488
Prezzo: Euro 37,00
Disponibilità: In commercio

 


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La mostra "Signore del Barocco" a Milano presenta al grande pubblico le opere delle donne pittrici del Seicento, in un percorso di valorizzazione e scoperta di quei talenti femminili che, validi quanto quelli dei colleghi, sono state a lungo adombrate dalla critica maschilista.

Tra loro la più celebre è senz'altro Artemisia Gentileschi, cui Palazzo Reale ha dedicato una grande mostra nel 2011, che tra soprusi e violenze, ha utilizzato il proprio talento artistico per creare un'arte feroce ed incisiva dal forte potere catartico. C'è poi Fede Galizia, figlia d'arte il cui Ritratto di Paolo Morigia oggi alla Pinacoteca Ambrosiana è uno dei ritratti più suggestivi del Seicento italiano, ma il cui talento è poco indagato a causa della morte prematura avvenuta durante la grande pestilenza del 1630.

Sono poi presenti le opere di Lavina Fontana, che grazie alla bottega paterna potè entrare in contatto con opere e artisti del suo tempo, che seppe guadagnarsi la fama di grande ritrattista nonostante le sue incombenze di madre di 11 figli e che terminò la propria vita chiusa in un monastero. C'è infine Sofonisba Anguissola, pittrice lombarda che si meritò gli elogi da parte di Michelangelo, influenzò le mimiche dei personaggi di Caravaggio, divenne pittrice reale della corte di Spagna, ottenne riconoscimenti dal pittore Antoon Van Dyck, ma venne quasi dimenticata dalla critica successiva.

La mostra Signore del Barocco a Milano parla di queste grandi artiste e di altre donne pittrici dimenticate, che solo negli ultimi decenni stanno cominciando a ricevere l'attenzione che la loro arte avrebbe meritato fin dall'inizio e i cui meriti artistici vanno diffusi e valorizzati parallelamente ai loro meriti di paladine del genere femminile, in un secolo, il Seicento, in cui le donne se non erano destinate al convento, avevano come unica e più alta prospettiva quella di diventare delle bravi mogli.

 


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