GIACOMO DEL PO A SORRENTO - Augusto Russo

Giacomo del po a sorrento augusto russoAutore: Augusto Russo
Titolo: Giacomo Del Po a Sorrento.
Sottotitolo: con saggio sulla vicenda critica dell'artista
Descrizione: Edizione in formato 8° (cm 24 x 17); 160 pagine; 21 illustrazioni in b/n e 26 a colori.
Luogo, Editore, data: C.mmare di Stabia (NA), N. Longobardi, ottobre 2009
ISBN: 978-88-8090-296-6
Prezzo: Euro 26,00
Disponibilita': In commercio

Il pittore Giacomo Del Po (Roma 1652 - Napoli 1726), romano di nascita e prima formazione, legatissimo a Napoli per attivita' artistica e adozione da parte della critica, dipinse per le maggiori chiese di Sorrento (Sant'Antonino, Cattedrale) un certo numero di opere distanziate nel tempo ed esplicite della netta e singolare evoluzione stilistica che interessò l'autore a cavaliere dei secoli. Essenzialmente alla lettura di quest'operosita' per la provincia, ma non solo, è destinato il saggio.

L'avvio è dedicato alla vicenda critica complessiva del maestro; una rassegna di studi che comincia dal ritratto biografico e stilistico riservatogli da Bernardo De Dominici nelle Vite de' pittori, scultori e architetti napoletani (1745): un caso critico davvero clamoroso, dall'acutezza esemplare e duratura. Prosegue sul tracciato, piu' discreto, delle fonti ottocentesche (guide di Napoli e del territorio, descrizioni di monumenti, etc.). Grazie agli studi novecenteschi, la conoscenza su Giacomo Del Po si affina: deve molto all'interesse di Costanza Lorenzetti; ma soprattutto a Marina Causa Picone, autrice del primo basilare contributo monografico (1957). Poi, il nome del pittore compare stabilmente, e con alta considerazione, nelle principali iniziative scientifiche (editoriali ed espositive) riguardanti la pittura del Settecento a Napoli. Nella storiografia napoletana, di lui hanno scritto, fra gli altri, Raffaello Causa, Ferdinando Bologna, Nicola Spinosa, Mario Alberto Pavone.

Autore d'un gran numero di imprese decorative nelle chiese di Napoli, di quadri per privati, celebre e stimato in particolare per gli affreschi a temi mitologici e allegorici svolti nei piu' prestigiosi palazzi nobiliari napoletani, Giacomo è considerato fra le firme piu' originali e libere della pittura in citta' durante i primi lustri del Settecento: in anni, per di più, di sostanziale accademizzante egemonia solimenesca. Rispetto al classicismo severo e risentito dell'abate, la sua è una «maniera pittoresca e bizzarra» (De Dominici); risente dell'ultimo Giordano e probabilmente del Barocco genovese; nella maturita', sviluppa un linguaggio ricercato, dal cromatismo prezioso e insolito, approdando a soluzioni di precoce rococò; è fra i protagonisti della stagione artistica napoletana nel periodo vicereale austriaco, trovando affermazione anche internazionale (tele per il Belvedere di Vienna).

Il secondo capitolo è dedicato all'educazione e agli esordi artistici del pittore a Roma: temi, tutto sommato, meno percorsi dagli studi rispetto allo sviluppo napoletano. Benché infatti popolarita' e favori critici arridano a Del Po soprattutto per le fatiche pittoriche della maturita' napoletana (primo quarto di '700), occorre valutare debitamente l'iter formativo romano e secentesco d'un artista nato nel sesto decennio appunto del Seicento. La sua cultura di base è di stampo classicista; presto membro dell'Accademia di San Luca (1674), si forma nella bottega del padre Pietro Del Po, famoso incisore e stimato specie per la traduzione a mazzo grafico di opere di Nicolas Poussin. Novita' di questa sezione è un quadro (Madonna col Bambino e i Santi Monica e Agostino – Roma, Convento dei Santi Quattro Coronati) sostanzialmente in linea con un classicismo alla Carlo Maratta. Il dipinto è infatti poco noto; non del tutto inedito, ma mai prima d'ora preso in esame in un discorso specifico sull'artista, occupa un posto di rilievo nel suo catalogo giovanile prima dell'approdo a Napoli.

Di stanza a Napoli dal 1683, Giacomo esordisce in provincia, a Sorrento. Nella chiesa patronale di Sant'Antonino, firma le tele poste nell'abside (Madonna col Bambino e San Gaetano e Riposo durante la fuga in Egitto) datate 1685 ed in sostanziale continuita' stilistica con le origini romane; esegue, poco dopo, nel 1687, altri due piu' vasti quadri per le testate del transetto (Peste del 1656 a Sorrento e Assedio di Sorrento per mano di Giovanni Grillo nel 1648), sempre memori della formazione, eppure gia' improntati ad un aggiornamento sulla cultura locale. Complessivamente indicative su piu' livelli (stato di conservazione, stile, iconografia, committenza), le opere di Del Po per Sant'Antonino costituiscono l'argomento del terzo capitolo, effettivo nucleo del libro.

Presentate nel successivo capitolo, e stavolta connesse con le scelte del «Giacomo napoletano», le tele incastonate sul soffitto del transetto della Cattedrale di Sorrento (Assunzione della Vergine e i Santi Apostoli Filippo e Giacomo il Minore) documentano il deciso passaggio culturale cui s'è fatto cenno all'inizio. Gia' datate su base formale come cose estreme della produzione (1722 c.), e successivamente arretrate entro il primo decennio per un'interpretazione di documenti d'archivio, sono la prova anche della cronologia non semplice di Del Po. Qui l'accaloramento giordanesco impronta gli esiti figurativi del pittore in senso molto diverso rispetto alle precedenti cose realizzate per Sant'Antonino. E il salto nella temperatura espressiva emerge in modi impetuosi, tanto che sembra di conoscere una nuova e non ordinaria persona pittorica.

In chiusura è un resoconto sui quadri di Giacomo Del Po conservati nel Museo Correale di Terranova. Un breve florilegio non scontato e di qualita' fine, quello del romano, attende, fra molto altro, i visitatori del museo sorrentino: due piccole tele ovali con gli episodi ovidiani di Apollo-Dafne e Pan-Siringa ed un minuto bozzetto allegorico attestano di Del Po la spiccata vocazione «laica» a rispondere, con temi profani, alle richieste d'una committenza nobiliare dal gusto sofisticato e mondano. È poi è testimone d'uno spaccato della fortuna anche collezionistica, per giunta ottocentesca, del grande pittore.

In definiva: al di la' del facile motivo che si conserva nella stessa localita', il corpus delle opere sorrentine è da intendere come angolazione da cui guardare alla complessa e affascinante esperienza anagrafica ed espressiva di Giacomo Del Po, provando a proiettarne la fisionomia larga che merita.

 


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