L'ULTIMO GIORNO DI POMPEI. Giovanni Pacini - Orchestra del Teatro Bellini di Catania

l ultimo giorno di pompei giovanni paciniTitolo: L'ultimo giorno di Pompei
Autore/i: Giovanni Pacini
Esecutore/i: Orchestra del Teatro Bellini di Catania
Raul Gimenez, Iano Tamar, Nicolas Riveng, Gregory Bonfatti, Sonai Lee, Riccardo Novaro, Svetlana Sidorova, Emil Alekperov
Direttore: Giuliano Carella
Martina Franca, agosto 1996
Produzione: Dynamic
Anno di produzione:
2 Cd musicali
EAN: 8007144607296
Prezzo: Euro 30,00
Disponibilità: In commercio

 


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 "Il maggior trionfo della mia prima epoca artistica": così, nelle Memorie, Giovanni Pacini ebbe a qualificare L'ultimo giorno di Pompei. L'opera nasce il 19 novembre 1825 sulle scene del San Carlo, accolta con immenso favore e poi ripresa in diversi teatri italiani, per tacere delle rappresentazioni viennesi del 1827. La precisazione storica è utile per una corretta definizione critica di un melodramma, quale è L'ultimo giorno di Pompei

, per molti aspetti d'importanza capitale nel lungo e assai affaccendato percorso di Pacini. Nelle sue Memorie artistiche egli è prodigo di parole come per poche altre opere sue, anticipando le dichiarazioni che usano rilasciare i compositori d'oggi sui programmi di sala in occasione di qualche novità assoluta. "Impegnai molta accuratezza nella parte dei pezzi concertati, e cercai qualche forma nuova, come difatti credo di aver praticato nel quintetto del primo atto "Se i Numi fausti / sperar mi lice" nella "preghiera" dell'atto secondo, tutta d'un tempo con un sol movimento d'orchestra, sempre ad imitazione fra i diversi strumenti d'arco, intrecciata con altra degli strumenti a fiato di legno ed armonizzata dagli ottoni e nel primo tempo del duetto fra Ottavia e Sallustio [...].

Diedi infine un colorito più conforme alla composizione ma, confesso il vero, in qualche parte dello spartito si scorge lo stile rossiniano". Oltre che onesta, quest'ultima ammissione era dovuta. Considerato nelle sue linee generali, l'assetto morfologico dell'opera denuncia infatti in modo irrefutabile un preciso referente drammaturgico, spettacolare e stilistico: quello del melodramma rossiniano impiantato su grandi scene d'assieme con soli e coro, talora con interventi coreografici, espresso nel corso dell'esperienza napoletana degli anni tra il 1815 e il 1822 ed esemplato da titoli come Armida, Mosé in Egitto, Ricciardo e Zoraide, Ermione, Maometto II, Zelmira.

Questa volta, a "immaginare l'argomento" e a suggerirlo al librettista Andrea Leone Tottola, non sarà un letterato come Francesco Berio di Salsa o Cesare della Valle, ma uno scenografo di vaglia, Antonio Niccolini, architetto dei Reali Teatri e presidente dell'Accademia delle Belle Arti. La circostanza è tutt'altro che casuale, e vale a spostare l'ottica valutativa del dramma dall'intreccio, costituito dalla risaputa struttura narrativa della moglie fedele calunniata da uno spasimante respinto, alla sua cornice spettacolare: una Pompei rivisitata con qualche pretesa di erudizione archeologica, quale si evince dalle note relative alle scene del dramma e dalle didascalie riportate dal libretto. Una Pompei sulla quale l'imminente cataclisma dell'eruzione vesuviana incombe con incubo crescente di scena in scena, esprimendo momenti drammatici, quali, nel secondo atto, l'ensemble "Dei! Qual fragore insolito!", giustamente ritenuto dall'autore tra le cose migliori uscite dalla propria penna: ove è la natura minacciosa ad ergersi a vera protagonista dell'azione, riprendendo una situazione che già il Rossini di Armida e di Mosé in Egitto aveva mutuato dal melodramma francese o francesizzante del secondo Settecento, con le sue tempeste intonate da Gluck, Mozart, Salieri.

La superba pagina, che si snoda in un ritmo alacre e serrato, non senza emozionanti sortite solistiche, sopra un supporto orchestrale accuratamente elaborato, è bensì debitrice nei tratti tipologici generali di quel concertato rossiniano, non ancora sciolto nell'enfasi lirica dalla dispiegata cantabilità degli anni Trenta ma il suo andamento appare più inquieto e franto al pari del suo dettato armonico, accidentato e percorso da lividi cromatismi. 

 

Elenco dei brani:

DISC 1
ACT I
1- Viva Sallustio (Coro) 02'14''
2- Voi mi rendete, o Dei (Sallustio) 02'10''
3- Del civico serto (Coro) 02'30''
4- Teco a goder la gioia (Appio) 03'51''
5- S'innalzino all'etra (Coro, Menenio, Appio, Pubblio, Sallustio) 03'37''
6- Vieni Sallustio (Appio) 01'06''
7- Di porporine rose (Coro) 02'43''
8- Alfin goder mi è dato (Ottavia) 03'32''
9- Basti ad esprimerti (Ottavia) 03'37''
10- Più ad appagar del popolo (Appio) 03'22''
11- Da te l'estrema volta (Appio) 02'39''
12- Col cor palpitante (Appio) 03'02''
13- Sopprimerlo? Ah! No...mai... (Appio) 04'02''
14- Fausto! Fausto! (Appio) 03'59''
15- Pubblio, già m'intendesti (Appio) 03'09''
16- Plauso, onor, sincero omaggio (Coro) 04'08''
17- Ah! Questo de' miei giorni (Sallustio) 00'36''
18- Illustre cittadin (Gran Sacerdote) 01'35''
19- Festeggiamo l'istante augurato (Coro) 03'58''
20- Alla tribuna scendi (Pubblio) 00'52''
21- Ecco la man d'Astrea (Appio) 04'54''
22- Lo spettacolo eletto (Sacerdote) 00'51''
23- Se i Numi fausti sperar mi lice (Sacerdote) 02'59''
24- Appio, non dubitar (Pubblio) 01'02''
25- Io la vedrò tra palpiti (Appio) 02'25''
26- Più brillante di questo che cade (Coro) 02'08''
27- Nel vederti, o sposo amato (Ottavia) 02'59''
28- Vedi come ognun s'affretta (Ottavia) 03'13'' 77'57''

DISC 2
1- Qual denso velo (Sallustio) 05'02''
2- No, Sallustio, la sposa innocente (Ottavia) 05'33''

ACT II
3- Pubblio! (Appio) 01'58''
4- Sei nell'augusto tempio (Coro) 03'08''
5- Forza, o debol cor! (Sallustio) 04'21''
6- Squarciami il core, o barbaro (Ottavia) 06'42''
7- Dunque innocente... (Sallustio) 03'17''
8- Sallustio, il popol freme (Appio) 05'29''
9- Dei! Qual fragore insolito! (Sallustio) 06'01''
10- E qui come promise (Fausto) 01'41''
11- Che più brami o mio cor! (Appio) 01'49''
12- O mio crudele affetto (Appio) 04'15''
13- Cela le acerbe smanie (Appio) 03'43''
14- Oh sventurata Ottavia (Coro) 07'25''
15- Su questa man concedi (Ottavia) 02'53''
16- Voi che sapete (Ottavia) 02'50''
17- Del figlio mio dolente (Ottavia) 02'54''
18- Che! Irato ancora è il ciel (Sallustio) 03'01''
19- Quale scoppio! (Ottavia, Appio, Pubblio, Sallustio, Coro) 02'56''
TT 75'36''

 


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