GLI EBREI A POMPEI - Carlo Giordano , Isidoro Kahn

Ebrei_pAutore: Carlo Giordano , Isidoro Kahn
Titolo: Gli Ebrei a Pompei Ercolano, Stabia e nelle citta' della Campania Felix.
Descrizione: Volume in 8° (cm 21,5 x 15,5); pp. 123.
Luogo, Editore, data: Napoli, Procaccini, 1979
Disponibilita': No 

Prefazione alla seconda edizione

Il 24 Agosto del 1979 si compiono ben 1900 anni da quando, per ricollegarci alla visione leopardiana: spariro oppressi dall'ignea forza i popolati seggi delle citta' di Pompei, Ercolano, Stabia. Ma esse hanno avuto anche la ventura di tornare al celeste raggio dopo l'antica oblivion salvo che, ben diversamente dai tempi del poeta della Ginestra, non sono visitate solo da qualche « peregrino, dritto infra le file dei mozzi colonnati », bensi' da milioni di persone, talché non possono davvero chiamarsi citta' morte poiché per gli studiosi sono una miniera cui attingere, per gli artisti una scuola ove apprendere e per i visitatori comuni un luogo ove, meditando sul passato, vivere qualche ora di spirituale conforto, si' diffi'cile a rinvenirsi nel presente tempo. Per celebrare, adunque, tale secolare evento s'è voluto procedere, da parte degli autori e dell'editore, alla seconda ristampa dei libro: Gli Ebrei in Pompei Ercolano Stabia e nelle citta' della Campania Felix. E questo, anche, per due ragioni. La prima è perché la piu' antica testimonianza classica dell'eruzione del '79 e del seppellimento delle tre citta' ci giunge proprio attraverso una voce elevantesi dall'ambiente ebraico. Si tratta d'un passo del IV libro dei Libri Sibillini (v. 130-36 rec. Rzach, Vindobonae 1891 pag. 99) redatto da un anonimo ebreo, che ravvisa nella catastrofe delle citta' vesuviane uno dei tanti castighi derivanti dalla distruzione di Gerusalemme e dal male fatto «verso gli uomini pii, abitanti intorno al gran Tempio di Salomone ». Ebbene questa voce evoca il dramma vesuviano in un lasso di tempo precedente l'agosto dell'anno 80, appena un anno dopo il fatto. I versi di Marziale sono, invece, dell'anno 88 e le due lettere di Plinio, che giovinetto fu spettatore del fenomeno, del 106 e 107. L'altra ragione della ristampa è per formulare un augurio in occasione della secolare ricorrenza. Se la parola ebraica « cherem » rinvenuta pochi, anni addietro, ed affi'ancata anche da due Stelle di Salomone, ha tra i vari significati anche quello di Vigna, ebbene, possano le tre citta' vesuviane una volta oppresse dall'ignee forze ed ora tornate al celeste raggio essere ancora per lungo tempo un florido cherem, una fiorente, vigna, alla quale con perenne abbondanza attingano studiosi, artisti, persone d'animo gentile. Che quanti in esse verranno, allontanandosene, siano presi dal desiderio d'un presto ritorno perché, nel loro incanto, si può ancor oggi ripetere, come il viaggiatore Goethe: Fermati attimo fuggente, sei bello!

 


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