SIRENE - Helga Di Giuseppe, Felice Senatore

sirene_helga_di_giuseppe_felice_senatoreAutori: Helga Di Giuseppe, Felice Senatore
Titolo: Sirene
Illustrazioni di Martina Vanda
Descrizione: Volume con copertina cartonata, in formato 8° oblungo(cm 18 x 21); 52 pagine; illustrazioni a colori
Luogo, Editore, data: Roma, Scianza e Lettere, 2015
Collana: Monstra
ISBN: 9788866870746
Prezzo: Euro 13,00
Disponibilità: In commercio


Le Sirene nella mitologia classica appartengono alla categoria degli ibridi, per metà animali e per metà esseri umani: degli uccelli avevano zampe e lunghe ali, delle donne il volto incorniciato da lunghi capelli e il busto e le braccia, con cui reggevano strumenti musicali. Solo a partire dall’epoca alto-medievale (VII-VIII sec. d.C.) vengono trasformate in quegli esseri marini per metà donne e per metà pesce che ben conosciamo.



Molto rappresentate fin dall’età arcaica nella pittura vascolare, sono protagoniste di un noto episodio del XII libro dell’Odissea, ma Omero non le descrive. Sono inquietanti presenze anche nella saga degli Argonauti, dove si confrontano con l’abilità del musico Orfeo, e in numerose altre opere della letteratura antica, come le Metamorfosi di Ovidio.

Non è chiaro quale fosse la loro origine e la loro prima sede, ma certamente uno dei luoghi in cui fu individuata la loro dimora in Occidente è la Penisola Sorrentina. Le Sirene, che in Omero erano due, divennero tre, perché tre erano le isole chiamate Seirenoussai (odierni Li Galli), e il loro mito si evolse e si estese ad altre località del Mar Tirreno comprese tra il golfo di Napoli e la Calabria, località che, secondo la tradizione, accolsero i loro corpi trasportati dalle onde dopo il suicidio.

Gli abitanti edificarono sepolcri e istituirono il culto della Sirena morta che li aveva raggiunti: Partenope, nel territorio che poi sarà Napoli, Leucosia a Poseidonia/Paestum e Ligeia a Terina, in Calabria. La mitografia estremamente complessa che le riguarda ha tra le poche certezze il fatto che il dio-fiume Acheloo, a cui abbiamo dedicato il primo numero della collana Monstra, fosse loro padre.

Loro madre era forse Gea (la dèa Terra), forse una delle Muse (Tersicore, Melpomene o Calliope) e per questo anche le Sirene erano versatili nelle arti del canto e della musica. Infatti, loro peculiarità era quella di sedurre con la forza della voce e della musica. In particolare, vengono raffigurate mentre suonano strumenti a corda, a fiato e a percussione, come la lira, la cetra, il doppio flauto, il tamburello e le nacchere.

L’oggetto del loro canto, per quello che ci dice Omero, è la promessa di conoscenza, ma incantano anche con la lode delle imprese compiute dagli eroi naviganti, come Ulisse, che le incontrano durante il loro viaggio e ne restano perdutamente e rovinosamente ammaliati, fino a dimenticare tutto, la famiglia, la patria e persino se stessi.

In questo racconto, è la sirena Partenope a presentarsi al giovane lettore nella veste di fanciulla birichina, dal bel canto, portatrice di tremendi guai per chiunque la incontri ....salvo che per uno che scoprirete. (Helga Di Giuseppe e Felice Senatore)


L'Illustratrice
Martina Vanda (Roma 1978) è autrice e illustratrice di picture books, designer e ceramista. I suoi libri illustrati sono pubblicati in Italia e all’estero da Lirabelle éditions (Francia), Fineo editorial (Spagna/Messico), Orietal Babies & Kids Co. (Cina), Tajamar (Chile); sono inoltre tradotti e distribuiti in vari paesi d’Europa e America. Dal 2012 dirige le autoproduzioni TunnellingP. Sirene è il primo libro illustrato che realizza per Scienze e Lettere. Suoi clienti sono anche Feltrinelli editore, Il Nuovo Rinascimento e La Vanguardia. Martina ha all’attivo premi e riconoscimenti internazionali tra cui la selezione alla Mostra Illustratori di Bologna (2012 e 2015), alla Biennale di Bratislava (2012), CJBook Award Korea (2010), Premio Qwerty (2010). Il suo libro illustrato “¡Estela Grita muy fuerte!” ha venduto oltre 100mila copie. Realizza esposizioni con illustrazioni e ceramiche d’autore in Italia e all’estero.

 


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