IL TAMBURO DEL DIAVOLO. Miti e culture del mondo dei pastori - Giuseppe Colitti

il_tamburo_del_diavoloAutore: Giuseppe Colitti
Titolo: Il tamburo del diavolo
Sottotitolo: Miti e culture del mondo dei pastori
Descrizione: Volume in formato 8°; XVI + 272 pagine
Luogo, Editore, data: Roma, Donzelli, 2012
Prefazione di Alessandro Portelli
Collana: Saggi. Storia e scienze sociali
ISBN: 9788860367440
Prezzo: Euro 30,00
Disponibilità: In commercio

Il «tamburo del diavolo» è, nella colorita immagine usata dai pastori del Cilento, il fragore del tuono, che porta la tempesta e oscura il sole. Questo libro, fin dal titolo, vuole essere dunque uno straordinario omaggio ai pastori, e insieme un rigoroso e ricchissimo studio antropologico del loro mondo. Frutto di una ricerca intrapresa da quarant’anni, evoca, per il suo respiro, il grande antecedente del lavoro sui contadini e il mondo magico di Ernesto De Martino.
La letteratura ha idealizzato la vita del pastore, elevandola a condizione idilliaca. Nei pascoli solitari delle montagne non giungevano i rumori e i contrasti della città. Ma si può ancora immaginare, nella convulsione attuale dei centri urbani, com’era la vita di un pastore? A narrarla, in questo volume, sono gli stessi protagonisti, per lo più del Vallo di Diano, ma anche delle aree vicine, Cilento e Basilicata. I racconti, registrati a partire dagli anni settanta, sono espressione diretta della collettività pastorale. Non pochi, tra i testimoni interpellati, erano nati nell’Ottocento e conoscevano bene le tradizioni degli avi, al di là delle proprie esperienze di vita. Non si può entrare nel vissuto quotidiano del pastore senza tener conto dell’alone di mistero che lo circondava: ecco perché una parte importante del libro è dedicata al suo mondo magico. Dal mito si passa, nei racconti dei testimoni, alle tappe di un vero e proprio percorso di iniziazione alla vita pastorale, che viene intrapreso fin dalla tenera età; un’iniziazione tanto più dura quanto più si va indietro nel ricordo delle precedenti generazioni.
Qual è il senso del recupero di queste memorie? Prima di tutto un bisogno profondo di ricerca della più remota identità dei luoghi. E' un mondo perduto, quello di cui stiamo parlando? Forse, e fortunatamente, ancora non del tutto.

 


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