IL CAPOBRIGANTE DOMENICO FUOCO TRA STORIA E LEGGENDA. Brigantaggio postunitario in alta terra di lavoro - Maurizio Zambardi

il capobrigante domenico fuoco tra storia e leggendamaurizio zambardiAutore: Maurizio Zambardi
Titolo: Il capobrigante Domenico Fuoco tra storia e leggenda
Sottotitolo: Brigantaggio postunitario in Alta Terra di Lavoro.
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 17); 444 pagine; peso: Kg 2,15; illustrato
Luogo, Editore, data: Venafro, Edizioni Eva, 2019
Collana: 
ISBN: 9788894866124
Prezzo: Euro 25,00
Disponibilità: In commercio

 


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Se vogliamo inquadrare un periodo simbolo per la fine del “Brigantaggio Insorgente”, che ha avuto inizio nel 1799, relativamente al Regno Delle Due Sicilie, certamente dobbiamo collocarlo tra i mesi di agosto e di ottobre del 1870, quando furono ammazzati Domenico Fuoco e Antonio Cozzolino detto Pilone. Domenico Fuoco, nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1870, a causa del tradimento di uno dei suoi più fidati collaboratori, fu ucciso sui monti delle Mainarde insieme a Ventre e Caronte.
Un tradimento scaturito da una eccessiva, nonché spropositata, politica di repressione utilizzata dal Pallavicini, un Generale del nuovo Governo italiano noto proprio per le sue regole e gesta spietate. Il tradimento “indotto” stroncò così la figura più audace, più intelligente e più fedele alla dinastia Borbonica, seconda sola a quella del Duca di Cassano Michele Arcangelo Pezza, alias “Fra Diavolo”. Soprannome con il quale lo stesso Fuoco, in ricordo dell’audace predecessore, piaceva farsi chiamare.

Se per la vulgata dominante Domenico Fuoco, di San Pietro Infine, in alta Terra di Lavoro, viene etichettato come Brigante, per la storia non è stato altro che un Sergente dell’Esercito Napoletano che, dopo la disfatta del Volturno, si ritirò nel suo paese natio per continuare la sua guerra contro l’esercito invasore Piemontese.

Le impavide imprese di Fuoco e dei suoi uomini misero in seria difficoltà le forze armate del nuovo Regno, e ”dettero filo da torcere” alle autorità locali e statali per circa 10 anni. La sua rivolta contro gli “invasori” durò tanto grazie alla sua scaltrezza, alla grande capacità di esercitare l’arte della guerriglia, alla particolare conoscenza delle sue montagne, ed anche all’aiuto della gente dei luoghi da lui frequentati.
Il più importante ricercatore e narratore di Domenico Fuoco è il suo concittadino e storico Laborino Maurizio Zambardi, che, dopo anni passati in numerosi archivi e biblioteche pubbliche e private, nonché dopo aver raccolto e registrato dal vivo molte testimonianze degli anziani del suo paese, incentrate sul periodo postunitario, tramandate di padre in figlio, ha finalmente realizzato un’opera storica monumentale, un corposo volume titolato “Il Capobrigante Domenico Fuoco tra storia e leggenda”.
Il tomo, edito dalle “Edizioni Eva”, sotto l’egida del CDSC Onlus, è un lavoro di 434 pagine, corredato anche di una corposa galleria di foto e di documenti d’epoca, nonché un nutrito elenco di Fonti archivistiche e bibliografiche. L’opera prodotta pone l’autore, Maurizio Zambardi, tra i grandi della saggistica storica e, soprattutto, fornisce un importante aiuto al ripristino di verità storiche che hanno appena visto spuntare la loro alba.

 


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