IL BRIGANTAGGIO IN CAPITANATA. Fonti documentarie e anagrafe, 1861 – 64 - Giuseppe Clemente

il brigantaggio in capitanata giuseppe clementeCuratore: Giuseppe Clemente
Titolo: Il Brigantaggio in Capitanata.
Sottotitolo: Fonti documentarie e anagrafe, 1861 – 64.
Descrizione: 
In 8°; pp. 472.
Luogo, editore, data: Roma, Archivio Guido Izzi, 1999.
Prezzo: Euro 27,00
Disponibilità: In esaurimento

"Dopo l’unità d’Italia, proclamata con il plebiscito del 21 ottobre 1860 ma ufficializzata il 17 marzo 1861, una tragedia di grandi proporzioni si apprestava a sconvolgere il Mezzogiorno. In breve tempo una vera e propria guerra civile causò danni, lutti e nefandezze. Tale esplosione di eventi andò sotto il nome di “brigantaggio”. Molteplici furono le ragioni che causarono questo disagio sociale: mancanza di lavoro, arretratezza della società, vendette personali; tutto ciò fa riflettere su come il brigantaggio poté diffondersi repentinamente.
Nel Mezzogiorno il trionfo dell'impresa garibaldina causò una reazione borbonica che incentivò questo fenomeno.
In Sicilia fu l’impresa di Nino Bixio a soffocarlo, mentre Garibaldi, nei suoi scritti, rese omaggio al valore dei briganti napoletani.
Si andarono formando, un po’ dappertutto, frange armate attorno a fantomatici capi più o meno noti che, procedendo senza programma e senza ideali patriottici, resistettero per anni a tutti gli sforzi del governo nazionale tanto da costringerlo a subire l'umiliazione di dover, a causa loro, sospendere le guarentigie statutarie, sostituendole nelle ex province napoletane con le leggi marziali ed i militari che perlustravano boschi e campagne.

La guerra dell'Italia verso il papa si trasformava in superstizione popolare e in guerra di religione. L'unità italiana era minacciata dall’annullamento, poiché l’individualità del popolo napoletano si distingueva nella storia. La reazione scoppiò feroce, spontanea e simultanea. I Vandeani, insorti contro la grande convenzione francese, avevano avuto una bandiera e un principio: i ribelli napoletani, senza l'uno e senza l'altra, non erano e non poterono essere che briganti. La guerra durata più anni si smembrò quindi, in atroci fazioni e fu guerra della barbarie contro la civiltà.

Dalla Terra di Lavoro il brigantaggio si era già propagato in tutto il Mezzogiorno. A domarlo Cialdini costituì un corpo di guardie nazionali mobili in ogni distretto, con l'intento di opporre napoletani a napoletani e così interessarne almeno una parte in favore del governo; ma l'espediente non ebbe successo.

La prima mossa strategica di Cialdini fu di occupare il Principato Ultra e la Capitanata, per mantenere aperte le comunicazioni con la Puglia e l'Adriatico, tagliando in due la rete del brigantaggio e chiudendo alle bande del Mezzogiorno il rifugio dello Stato pontificio.

Soldati e briganti, invece di combattersi apertamente, si cacciavano come selvaggi: nessuna legge, nessun quartiere. Il gen. Pinelli e il magg. Fumel opposero terrore a terrore. I briganti, sorprendendo i soldati, li sottoponevano alle più crude sevizie. Quindi il gen. Pinelli e il magg. Fumel, sferzando la giusta ira delle milizie, le spinsero a tutti gli eccessi. I paesi e le borgate furono messi a ferro e fuoco senza pietà. I colpevoli venivano cacciati come assassini, ed erano privati dell’appoggio delle famiglie. Le bande, abbandonate dal partito reazionario si tramutarono in frange di comuni delinquenti.
Questo fenomeno, per quanto riguarda la Capitanata, da sempre è stato oggetto di attenzione e di studi.
Tra quelli recenti emerge il lavoro di Giuseppe Clemente, il quale si è occupato di questa tematica ricostruendo, attraverso l’analisi dei documenti d’archivio, la situazione nel periodo postunitario.

Un lavoro che ha richiesto anni di impegno paziente e costante che – come dice lo studioso nell’introduzione del suo volume – “[...]consente di confrontare il concetto ormai acquisito su fatti e persone con le loro testimonianze semplici, spicciole, dirette, ancora vive e palpitanti [...]”. Un volume che ha avuto il merito di sottoporre all’attenzione degli studiosi aspetti e vicende inedite della storia della Capitanata. Riportando i fatti di cronaca l’Autore ha scritto una storia diversa sul brigantaggio locale, attraverso le quotidiane e personali vicende di microstoria. Così sono stati coinvolti nello studio personaggi della vita pubblica e privata: militari, civili, possidenti, braccianti, pastori, artigiani e quanti negli anni compresi tra il primo Ottocento ed il periodo postunitario furono coinvolti negli accadimenti della vita sociale relativa a tale fenomeno. Certamente il brigantaggio che, come si è visto, non è stato un fenomeno di recente costituzione, si è esteso dapprima in maniera sporadica con poche bande dedite alla delinquenza comune e poi si è allargato a macchia d’olio per dar luogo al fenomeno sociale.
Brano tratto da uno scritto di Lucia Lopriore, pubblicato su www.sardimpex.com

 


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