IL PANTHEON DEI BORBONI IN SANTA CHIARA DI NAPOLI - Padre Gaudenzio dell'Aja

 


Le dinastie che seguirono gli angioini Durazzo, Aragona - non confermarono tale predilezione; ma quando, cessata la dominazione spagnola, Napoli ritornò ad essere capitale di un regno autonomo, i sovrani borbonici vollero non senza significato - riprendere la consuetudine delle sepolture in Santa Chiara. Probabilmente il saggio e virtuoso re Roberto dovette costituire per piu' versi, agli occhi di Carlo di Borbone, un modello di sovrano 'illuminato', sagace amministratore dello stato ed intelligente protettore di artisti.

Cosi' Santa Chiara ritornava a custodire le spoglie dei mèmbri della casa regnante nella cappella di San Tommaso Apostolo con la sepoltura di cinque figlio di Carlo di Barbone e di Maria Amalia di Sassonia e, piu' tardi, con la tumulazione dell'infante Filippo, allontanato dalla successione perché infermo. Dopo che Carlo di Borbone divenne re di Spagna e Imperatore delle Indie, i re di Napoli suoi successori concepirono l'ambizioso disegno di costruire, nella basilica angioina, una cappella funeraria destinata ad accogliere i resti dei Sovrani e dei Principi della dinastia delle Due Sicilie.
In attesa di realizzare tale proponimento, cui però né Ferdinando IV (poi I delle Due Sicilie) né Francesco I diedero corso con alcun progetto, i resti dei sovrani e dei principi furono depositati in due ambienti adiacenti al coro dei frati francescani, deposito che diventò la cappella funeraria, malgrado che all'uopo venissero redatti tre progetti a iniziativa dei sovrani Ferdinando II e Francesco II.

Da tempo si sentiva l'esigenza di conoscere la secolare e complicata vicenda della sistemazione delle sepolture borboniche: oggi questo scopo è stato raggiunto, grazie alle pazienti e sapienti ricerche svolte in questi ultimi anni dal P. Gaudenzio dell'Aja, francescano, autore, fra l'altro, del saggio sul restauro della basilica di Santa Chiara, pubblicato nel 1980.
Egli, oltre a far conoscere le rinnovate premure svolte per vari decenni dai discendenti di Casa Barbone, per dare sepoltura ai loro antenati, chiarisce definitivamente errori ed equivoci, come lo scambio di nome fra due dei figliuoli di Ferdinando IV, o l'invenzione di una principessa per nome Germana, mai esistita, o lo smarrimento dell'identita' del principe 'senza nome' o infine la errata sepoltura in Santa Chiara di Anna Maria di Sassonia, Granduchessa Ereditaria di Toscana e rende nota, in una piu' accurata redazione, la genealogia dei Sovrani e dei Principi della Casa delle Due Sicilie da Carlo di Barbone a Francesco II.

L'opera di P. Gaudenzio dell'Aja costituisce pertanto un ulteriore contributo per la conoscenza del patrimonio storico e di quello artistico napoletano, offerta con la competenza e l'entusiasmo che animano ormai da tempo l'attivita' dell'Autore, che partecipò in prima persona al ripristino e al restauro della basilica di Santa Chiara e alla soluzione concreta del problema delle sepolture borboniche.
Di grande interesse è il capitolo dedicato, in questo libro, all'esame dei progetti elaborati dagli architetti Gaetano Genovese, Francesco Gavaudan e Antonio Niccolini a meta' del secolo scorso, per la Reale Cappella Funebre, con la pubblicazione di disegni originali, ancora inediti. Non sappiamo quanto la costruzione della Cappella progettata dal Niccolini sull'area occupata dal trecentesco 'chiostro dei Minori' avrebbe giovato al complesso monumentale di Santa Chiara.
Con la sepoltura delle salme del re Francesco II di Borbone, della regina Maria Sofia e della loro figliuola Maria Cristina Pia, tumulate in S. Chiara il 10 aprile 1984, si è finalmente conclusa una secolare vicenda, nel rispetto della integrita' architettonica della Basilica.

 


richiedi infoformazioni

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn