IL CIMITERO DELLE FONTANELLE - Clemente Esposito

il_cimitero_delle_fontanelle_pAutore: Clemente Esposito
Titolo: Il Cimitero delle Fontanelle
Descrizione: Edizione in formato 8° (cm 20,5 x 20,5 ); 95 pagine; 138 illustrazioni in b/n e a colori
Luogo, Editore, data: Napoli, Oxiana, 2007
ISBN: 97888 87020519
Disponibilità: No

 

Nella storia infinita, e infinitamente ricca, della nostra città, il Cimitero delle Fontanelle ha un posto speciale per motivi che hanno affascinato soprattutto gli etnologi: il particolare culto dei defunti, il rapporto con la morte, quella 'celeste corrispondenza di amorosi sensi' per dirla con il Foscolo dei Sepolcri, che a Napoli e dintorni assume forme decisamente singolari.

Ma quel Cimitero e le sue vicende hanno anche altri significati. Non è un caso che proprio nell'epoca della religiosità più enunciata che realmente praticata e sentita, nell'epoca del premeditato scempio del territorio, dell'offesa sistematica al tessuto urbano con la creazione delle condizioni per futuri disastri non solo fisici ma anche sociali, puntualmente verificatisi, il Cimitero sia stato chiuso d'imperio allo scopo di vietare quello che fu considerato un culto 'sacrilego'.


Non è un caso che si decida di investire denaro e intelligenza tecnica nel restauro e nella riapertura, senza tema di sacrilegio, proprio nell'epoca in cui si cerca di sanare le ferite della città, di restaurare il territorio urbano ponendo riparo agli scempi e cercando di ricreare una più civile convivenza.

Non è solo un colossale ossario, quel Cimitero; là dentro c'è anche un gran pezzo di storia della città, le origini della sua forma fisica provenendo anche da quella immensa cava le pietre di tufo per le costruzioni; e quei resti di milioni di morti testimoniano di stragi dovute alle epidemie, del rinnovamento che comportò il trasferimento delle sepolture fuori della cinta urbana, e della sorte che anche dopo la morte toccò alle classi sociali inferiori, ossia la fossa comune, tomba senza nome per chi essendo un poveraccio non meritava di essere ricordato.

Il racconto e le immagini che Clemente Esposito finalmente ci dona attingendo al suo immenso archivio fotografico e alla sua specialissima biblioteca, sono un tassello prezioso della ricostruzione culturale che accompagna il restauro fisico dei luoghi. E che non si tratti di 'cose vecchie' è confermato dalla constatazione che suggestioni, usanze e antiche memorie stanno energicamente sopravvivendo anche a coca-cola, telefonini, computer e discoteche, e riappaiono inaspettatamente anche nelle più giovani generazioni. Per molti decenni il Cimitero delle Fontanelle è stato meta di pellegrinaggio, al punto che fu istituita, alla fine dell'800, una apposita linea tranviaria che percorreva tutta la stretta via Fontanelle; ogni domenica e lunedì, le vetture erano stracariche di gente di ogni ceto proveniente da ogni parte della città, onorare quei defunti sconosciuti era sentito come un dovere. Le tracce dei sentimenti collettivi restano, sia pure non evidenti.

È decisamente affascinante il racconto della formazione dell'ossario, dove con rispetto e solennità da funerale collettivo, furono portate le ossa radunate nelle 'terresante' delle chiese cittadine, aggiungendole a quelle giacenti delle vittime di epidemie. Non avendo alcuna possibilità di ricomporre gli scheletri, i resti furono risistemati per tipo e categoria, disponendoli lungo le pareti della grande cava, creando semplici composizioni come altari e portali. Niente a che vedere con i macabri ghirigori ornamentali fatti di ossa e teschi nei soffitti e nelle pareti del cimitero dell'Immacolata a Roma o con le mummie vestite e suddivise per categorie e sesso nel Cimitero dei Cappuccini a Palermo. C'è uno spirito tutto diverso alle Fontanelle, come del tutto diverso era il culto che fu considerato sacrilego e che Clemente Esposito in questo libro testimonia anche con la documentazione più originale: le scritte relative alle 'adozioni'. Alcune centinaia di teschi furono infatti 'adottati' come antenati o parenti, sistemati in piccole teche dalle varie forme realizzate in legno o cartone o vetro, per diventare oggetto di preghiere, in quanto erano anime 'pezzentelle' senza nome e senza nessuno che pregasse per loro e le aiutasse a transitare dal Purgatorio al Paradiso. Altre adozioni avvenivano per grazia ricevuta o per voto. Adozioni che rivelano il bisogno di identificarsi, di trovare anche in questo modo la forza di reagire e sopravvivere alle spaventose avversità: uno sguardo alle date che Clemente Esposito ci fornisce nella documentazione sulle 'adozioni', e si nota che nella stragrande maggioranza risalgono agli anni della guerra e del dopoguerra, cioè ai momenti più tragici della collettività urbana. Altro che sacrilegio. E l'aver proibito l'accesso ha avuto fra l'altro come conseguenza che non si è potuto notare e segnalare in tempo l'inizio di quei dissesti poi divenuti imponenti e che hanno preteso un complesso lavoro di restauro nelle volte e nelle pareti dell'antica cava di tufo, che l'autore descrive con efficace semplicità .

La ricchezza di notizie storiche e le spiegazioni di alcuni fenomeni a suo tempo ritenuti prodigiosi, la semplicità del linguaggio e soprattutto l'abbondanza di immagini rendono prezioso questo lavoro, in giusto equilibrio fra documento scientifico, testimonianza storica e racconto appassionato.
Dalla prefazione di Eleonora Puntillo

 


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