IL DIO DEL SILENZIO. Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napoli - Sigfrido E. F. Höbel

il dio del silenzio sigfrido hobelAutore: Sigfrido E. F. Höbel
Titolo: Il dio del silenzio
Sottotitolo: Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napol
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 16); 500 pagine; 16 illustrazioni fuori testo a colori
Luogo, Editore, data: Napoli, Stamperia del Valentino, 2017
Collana: Mirabilia
ISBN: 9788895063706 978-88-95063-70-6
Prezzo: Euro 65,00
Disponibilità: In commercio

L'idea del Silenzio e, in particolare, del Silenzio iniziatico, ha trovato la sua personificazione nella figura del dio egizio Arpocrate, figlio di Iside ed Osiride: nell'arte figurativa egiziana le immagini di Arpocrate mostrano per lo più il giovane dio come un fanciullo seduto su un fiore di loto o in braccio alla madre Iside, o anche eretto, ma sempre col dito sulle labbra, gesto con cui sembra intimare il silenzio.



L'immagine del giovane Arpocrate ha incontrato particolare favore nel mondo antico, travalicando i confini della nativa terra d'Egitto, come attestano le frequenti citazioni degli autori classici e le numerose testimonianze artistiche. Arpocrate era infatti diventato, insieme a Iside e Serapide, una delle divinità più popolari fra quelle che si ispiravano agli antichi culti egiziani diffusi nel bacino mediterraneo a partire dall'età alessandrina ed imperniati soprattutto sui Misteri isiaci e sul mito di Osiride.

Il sincretismo culturale e religioso che si è sviluppato nell'ambito cosmopolita della civiltà alessandrina, semplificando il tradizionale pantheon egiziano, aveva fuso i caratteri delle antiche divinità egizie con quelli delle divinità greche e Arpocrate, confondendosi, in quanto figlio di Iside e Osiride, con Horus, rendeva possibile la sua identificazione con l'erede di Osiride e col sole nascente presentando, in tal senso, molte analogie con Apollo e con il suo simbolismo solare.

Il gesto con cui Arpocrate sembra intimare il silenzio mostra inoltre, in modo limpido ed inequivocabile, la funzione attribuita al dio fanciullo come Dio del Silenzio e custode dei sacri Misteri, come precisa Plutarco affermando che egli è il "patrono e precettore dell'umana attività di comprensione del divino". Il significato più comunemente attribuito al gesto del silenzio di Arpocrate era quello di un ammonimento rivolto a quanti fossero iniziati ai sacri Misteri, di non divulgare i segreti connessi ai riti iniziatici.

Tale convinzione, diffusa nella tarda antichità, verrà ampiamente riproposta, nel Rinascimento, da letterati e artisti, che utilizzeranno l'immagine di Arpocrate come esplicito riferimento agli antichi Misteri e, in particolare, alla tradizione egizia. In tal senso, le immagini presenti anche nella nostra area geografica e culturale, potranno essere interpretate espressione di un'adesione alle visioni iniziatiche e misteriosofiche del mondo antico.

 

E da qui inizia una fantastica avventura.

 

 


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