UNA VITA PER IL SUD. Dialoghi epistolari 1944-1987 - Manlio Rossi-Doria

una_vita_per_il_sudAutore: Manlio Rossi-Doria
Titolo: Una vita per il Sud
Sottotitolo: Dialoghi epistolari 1944-1987
A cura di Emanuele Bernardi
Descrizione: Volume in formato 16° (cm 16,5 x 11);  pagine XX + 252
Luogo, Editore, data: Roma, Donzelli, 2012
Collana: Saggine
ISBN: 9788860366917
Prezzo: Euro 16,00
Disponibilita': In commercio

«Qualche volta ho l’impressione che nessuno lavori, che tutti aspettino per lavorare: chi dovrebbe costruire aspetta per costruire, chi dovrebbe far politica aspetta a farla, chi dovrebbe governare aspetta per governare. Ho l’impressione che a lavorare, veramente, oggi in questa Italia liberata, non ci sia che la gente del mercato nero, le puttane e i contadini, oltre ai preti e alla gente che ha da salvare le sue vecchie posizioni guadagnate negli anni andati. Gli altri, ripeto, aspettano…».
Manlio Rossi-Doria a Guido Dorso
20 novembre 1944

«In questo momento a me una sola cosa importa: capir dentro a questo oscuro processo che vedo in atto nelle campagne. Per questo sono preso da una vera frenesia di girare, di vedere, di prender contatto con la terra. E non vedo l’ora di tornare giù nel Mezzogiorno, di girare paese per paese». La preoccupazione per il futuro dell’Italia e la premura di agire in un momento in cui tutti sembrano attendere: è questo lo stato d’animo che Manlio Rossi-Doria confida a Guido Dorso in una delle prime lettere di questa raccolta, scritta nel novembre del 1944. Con lo sguardo sempre rivolto allo scopo principale di una vita, ovvero l’impegno per lo sviluppo economico e culturale del Mezzogiorno, Rossi-Doria – che del pensiero meridionalista è stato uno dei principali interpreti – trova nello scambio epistolare un luogo di riflessione privilegiato. Attraverso i dialoghi con alcune delle figure più importanti della scena politica e intellettuale del nostro paese – da Norberto Bobbio a Antonio Giolitti, da Rocco Scotellaro a Emilio Sereni –, matura infatti una linea di pensiero che si sostanzia nell’idea di un’Italia e di un Sud fatti di uomini e donne impegnati nella costruzione di un’effettiva unità nazionale, che coniughi sviluppo economico e coesione sociale, infrastrutturazione e difesa del territorio. C’è senz’altro spazio per l’incertezza e il pessimismo nelle confidenze agli amici più stretti, ma c’è anche la forte convinzione – espressa ora a Nuto Revelli ora a Norberto Bobbio – che le giovani generazioni abbiano dalla loro parte la forza morale e l’impegno civile necessari per colmare l’assenza delle istituzioni e affrontare la mancanza di prospettive. Solo loro possono essere gli artefici di un rilancio del progetto meridionalista. Con l’obiettivo di un’Italia più coesa, e soprattutto più giusta.
Manlio Rossi-Doria

Manlio Rossi-Doria (1905-1988) è stato uno dei massimi interpreti del pensiero meridionalista. Fin dagli anni universitari dedica il proprio impegno al mondo agricolo e al Mezzogiorno. Iscrittosi al Partito comunista nel 1929, viene arrestato nel 1930 per attività sovversive. Grazie a due amnistie torna in libertà vigilata nel 1935. Matura nel frattempo il suo distacco dal Pci, dal quale viene espulso nel 1939. Nel 1940 è nuovamente arrestato e mandato al confino in Basilicata. Dal confino partecipa alla fondazione del Partito d’Azione, nel cui comitato esecutivo entrerà nel 1943. Arrestato di nuovo nel novembre dello stesso anno, riesce a evadere nel febbraio successivo. Nel 1948 ottiene l’incarico per l’insegnamento di Economia e politica agraria alla Facoltà di Portici. Nel 1966 si iscrive al Psi, per le cui liste viene eletto senatore nel 1968 e nel 1972. Nel 1976, per ragioni di salute, è costretto ad abbandonare la politica attiva. La sua opera completa è stata ripubblicata di recente a cura dell’Associazione Manlio Rossi-Doria presso le edizioni dell’ancora del mediterraneo.

 


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