I MORIBONDI DEL PALAZZO CARIGNANO - Ferdinando Petruccelli della Gattina. Ed. Mursia

i_moribondi_di_palazzo_carignanoAutore: Ferdinando Petruccelli della Gattina
Titolo: I moribondi del Palazzo Carignano
Prefazione di Beppe Benvenuto
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 21 x 14); 156 pagine.
Luogo, Editore, data: Milano, Mursia
Collana: Risorgimento e Unità d'Italia
ISBN: 978-88-425-4915-4
Prezzo: Euro 15,00
Disponibilità: In commercio


«Impresi il mio lavoro per distrarmi dalle noie delle sedute, ove non si trattano che affari di campanile. Il mestiere di deputato, a farlo con coscienza, è un mestiere a rendere cheto l'uomo lo più svegliato, a capo di tre anni! Lo pubblicai, perché mi sembrò utile alla causa italiana.»
Il 18 febbraio 1861 Vittorio Emanuele II convoca a Torino a palazzo Carignano il primo Parlamento del nuovo Regno d'Italia, formato da deputati scelti da una frazione ristretta della popolazione. Tra gli eletti nei banchi dell'opposizione c'è anche Ferdinando Petruccelli della Gattina, giornalista meridionale e politico di lungo corso, che in questo reportage, edito per la prima volta in Italia nel 1862, raccoglie le sue impressioni dall'interno dell'emiciclo sui colleghi parlamentari, mettendo insieme una serie di ritratti gustosi. 
Agli albori della vita pubblica sono già evidenti debolezze e vizi del nostro sistema politico e gli onorevoli vengono presentati come un corpo a parte che usufruisce di privilegi e immunità di ogni tipo. 
Con stile e acume ancora oggi godibilissimi, Petruccelli anticipa, alla sua maniera umorale e caustica, molti argomenti dell'attuale critica alla cosiddetta «casta»: un insieme di riserve che allora come oggi non significano però mancanza di rispetto per l'istituzione parlamentare che, per quanto composta da «moribondi», resta il simbolo più tangibile dell'unità nazionale.

Ferdinando Petruccelli (Moliterno 1815-Parigi 1890) patriota e politico, ha fatto parte prima del parlamento napoletano, poi del primo parlamento italiano. Giornalista e cronista, ha vissuto per anni a Parigi dove è stato cronista per «La Presse» e il «Journal des débats».

 


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