NAPOLI ITALIA - Antonio Bassolino

napoli_italia_bassolinoAutore: Antonio Bassolino
Titolo: Napoli Italia
Descrizione: Volume in 8° (cm 22,5 x 14); 181 pagine
Luogo, Editore, data: Napoli, Guida, gennaio 2011
ISBN: 97888 60428547
Disponibilita': No

 





Due mandati a sindaco di Napoli, altrettanti da governatore della Campania. Il sogno del cosiddetto Rinascimento napoletano: Antonio Bassolino si racconta in «Napoli Italia», il libro in imminente uscita dall’editore Guida (nella foto, la copertina).
Una corda e due mollette, per stendere la bandiera dell’Italia: tutto molto indicativo. Quasi ad eleggere Napoli a capitale del Regno. Cinque capitoli con retroscena, chiacchierate inedite, rivelazioni e altro. Uno spaccato dall’interno degli anni dei suoi due mandati di sindaco di Napoli e i due a palazzo Santa Lucia. «Ritorno a Napoli» è il titolo del primo capitolo; «Napoli Italia» quello dell’ultimo, da cui prende il titolo il volume di 184 pagine. Il libro si presenta a Villa Pignatelli giovedì prossimo alle 17,30. Al dibattito parteciperanno Enzo Giustino, Marino Niola, Roberto Esposito e Valeria Valente, alla presenza dell’autore. Il Mattino di oggi anticipa alcuni brani dell’ultimo capitolo del volume, quello che dà poi il titolo all’interno libro. Dal voto delle politiche del 2008 fino al verdetto delle ultime regionali, con la fine dell’era Bassolino alla Regione.


Cinque capitoli per i tipi della Guida editore in cui l’ex governatore ripercorre, attraverso qualche retroscena e il racconto di qualche chiacchierata inedita , gli anni dei suoi due mandati di sindaco di Napoli e i due a palazzo Santa Lucia. Dall’inizio del sogno del rinascimento napoletano sino alle regionali della primavera scorsa. «Ritorno a Napoli» è il titolo del primo capitolo; «Napoli Italia» quello dell’ultimo da cui prende il titolo il volume di 184 pagine di memorie. Tra le tante rivelazioni il riferimento alle elezioni regionali: «La scelta di ricandidarmi in Regione nel 2005 - scrive - è il mio errore più grande». Il libro sarà presentato giovedì prossimo a Villa Pignatelli (ore 17.30) alla presenza di Bassolino, Enzo Giustino, Marino Niola e Roberto Esposito con il coordinamento di Valeria Valente. Di seguito alcuni brani dell’ultimo capitolo.

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Antonio Bassolino

Il voto delle politiche del 2008 certifica la fine dell’Unione, già avvenuta con le dimissioni di Prodi e del suo governo. Il voto segna anche la precoce crisi del partito a vocazione maggioritaria, delineato da Veltroni come risposta al fallimento dell’Unione. Lo scarto in voti e in seggi tra noi e il centrodestra è molto grande. Il buon risultato del pd esalta ancora di più, paradossalmente, la sconfitta.

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Si apre una fase molto difficile, a Napoli e a Roma, dal punto di vista amministrativo e politico. È una fase tuttora in corso, segnata dallo sforzo di Pier Luigi Bersani, dopo la parentesi di Franceschini, di ricostruire una prospettiva di governo. La scelta di restare al nostro posto di responsabilità, in Regione, è giusta. Consente di mettere assieme tutte le forze per uscire dalla stretta più acuta sul fronte dei rifiuti. Anche dal punto di vista politico è saggia, come confermano i fatti successivi. Altrimenti avremmo avuto, nella seconda parte del 2008 oppure nel 2009, i casalesi direttamente al governo della Regione e Cosentino Presidente. Ma la scelta, oltre che giusta è anche molto faticosa e sfibrante.

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Di grande respiro strutturale sono il restauro del San Carlo, finanziato con 65 milioni di euro, e l'Auditorium di Ravello firmato da Niemeyer. Ma è tutto controvento e dunque terribilmente frustrante. La vicenda dei rifiuti continua ad agire e a essere brandita anche quando è scomparsa dalle televisioni e dalle prime pagine.

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I rifiuti coprono tante realtà positive e rendono possibili inauditi comportamenti del governo di centrodestra senza alcun contrasto da parte dell’opposizione. È così per la sanità. Facciamo tutto uno sforzo di risanamento.

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Così anche per lo sforamento del patto di stabilità. Rispettiamo tutti i parametri. Qualche regione sfora ma poi il governo interviene a sanare. Quando noi decidiamo di poter sforare per sostenere aziende e lavoratori in difficoltà, e lo scriviamo in documenti noti a tutti i partiti e a Roma, ecco invece che scatta un meccanismo esattamente opposto all’anno precedente. Nessun intervento per sanare e anzi si stabilisce ex-post, con un decreto-legge, che non si può fare ciò che invece, prima di questo decreto-legge, si poteva fare. Dal punto di vista costituzionale un’enormità, ma così vanno le cose.

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Il 2009 è l’anno della Provincia di Napoli e delle europee. Il 2010 è l’anno delle elezioni regionali. Nel gennaio 2009 mi vedo con Veltroni nel suo ufficio alle spalle del Circo Massimo. All’incontro partecipa anche D’Alema. Discutiamo delle prossime elezioni provinciali. Quali alleanze e quale candidato. Veltroni chiede il mio parere. Le elezioni sono difficili, rispondo, le più difficili. Nella scala delle difficoltà vengono prima le provinciali e dopo le regionali. Più aperte e possibili sono le comunali, come ha dimostrato, per l’ennesima volta anche il voto cittadino alle politiche del 2008. È bene fare ogni sforzo verso l’udc, anche se il rapporto è reso più ostico dal risentimento di De Mita verso il pd.

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Anche Veltroni sembra convinto. «Guardati attorno», mi dice il segretario, «sonda il terreno e ci rivediamo tra una settimana». Alcuni giorni dopo Gino Nicolais si incontra a Roma con Veltroni e poi annuncia la sua candidatura. Durante la campagna elettorale, nessuna richiesta, a Napoli, di una mia presenza, di un intervento a una manifestazione. La parola d’ordine principale e perfino unica è discontinuità con tutto il governo locale, con la Provincia, con il Comune, con la Regione dove Nicolais è stato per lunghi anni uno dei principali assessori. L’esito elettorale è molto pesante.

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L'unica possibilità è un accordo con l’udc su un nome esterno ai partiti e capace di rappresentare un visibile e giusto rinnovamento. Ma l’udc sceglie di nuovo, dopo le provinciali, di allearsi con il centrodestra. È una scelta politicamente grave e ingiustificabile. Una pura scelta di potere. Il Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, pone con forza la sua candidatura ed è lui a confrontarsi e a scontrarsi con Stefano Caldoro, il candidato del centrodestra. La campagna elettorale di De Luca è all’insegna del cambiare tutto. La sconfitta di Nicolais l’anno prima non ha insegnato nulla.

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Dopo le provinciali è la seconda campagna elettorale fatta più contro noi stessi e le nostre giunte che contro il centrodestra. Sia Nicolais che De Luca decidono di dimettersi. L’uno da Consigliere provinciale pur non essendoci incompatibilità con la funzione di deputato, l’altro da Consigliere regionale, ruolo incompatibile con quello del Sindaco di Salerno. In tutti e due i casi il pd e l’opposizione restano senza la naturale guida politica, sia in Provincia che in Regione.

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Il nuovo governo provinciale e regionale è privo di autonomia, subalterno a Roma e dunque a scelte che portano il segno di una continua prevalenza nordista e leghista. Questi anni sono passati come d’un soffio. Una straordinaria avventura politica e umana. Una vicenda unica, per tanti aspetti. Chi mai avrebbe immaginato, alla fine del ’93, che avremmo avuto responsabilità di governo per tanto tempo?

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Già questo spinge a una riflessione seria, ben al di là del disco incantato e rotto dell’antibassolinismo. Il tempo è galantuomo. Più passa il tempo più si vede che la crisi dei rifiuti del 2008 è stata usata e gestita politicamente. Pur di colpire me si è fatto consapevolmente del male a Napoli. Più passerà il tempo e più si vedranno le cose importanti e positive che ci sono state, frutto di giuste scelte politiche e di positive realtà imprenditoriali. Napoli e la Campania sono ricche di eccellenze. In diversi campi. Dall’aerospaziale all’industria dei mezzi di trasporto. Dall’agro-alimentare alla rivoluzione del vino che ha interessato, unendo tradizioni e innovazione, intere e gradi parti del territorio. Dalla logistica e dal commercio (il Cis, il Vulcano Buono e l’Interporto di Nola) a strutture come il Tarì di Marcianise. Da aziende piccole e medie che esportano in tutto il mondo a presenze di altissima qualità nel settore alberghiero e della ristorazione che le mettono ai vertici di tutte le classifiche internazionali e mondiali.

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Se mi domando, se mi viene chiesto qual è l’opera più importante dei miei anni di governo, prima al Comune e poi in Regione, rispondo senza un attimo di esitazione che è la metropolitana.

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Dal 1993 la nostra idea guida è un’idea colta di Napoli e della Campania. Fuori e lontano dal vecchio folklore della pizza, del sole e del mandolino. Ma fuori anche dal nuovo e troppo facile stereotipo della camorra, della violenza e della droga. Napoli non è Gomorra. Forse Gomorra è Casal di Principe, oppure altre città delle province di Napoli e di Caserta. È comprensibile che un corto circuito mediatico abbia potuto creare la falsa equazione Gomorra= Napoli. La forza simbolica di Napoli è senza pari nel mondo, assieme a poche altre città. Nessuno invece conosce Casal di Principe, altre città. Ma quel corto circuito, pure spiegabile, è ingiusto. Una cosa è il forte libro-romanzo, potente e ricco di carica civile, di Roberto Saviano. Un’altra cosa è Napoli, città piena di vita e di colori, oltre che di violenza.

 


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