I NAPOLITANI AL COSPETTO DELLA NAZIONI CIVILI - Giacinto de’ Sivo

I NAPOLITANI AL COSPETTO DELLA NAZIONI CIVILI - Giacinto de’ SivoAutore: Giacinto de’ Sivo
Titolo: I Napolitani al cospetto delle Nazioni civili
A cura di Carmela Maria Spadaro 
Descrizione: Volume in formato 8°; 144 pagine.
Luogo, Editore, data: Napoli, Editoriale Il Giglio, 2016
Prezzo: Euro 12,00
Disponibilità: In commercio

Un’edizione completa del testo del grande storico anti-risorgimentale di Maddaloni mancava dagli anni ’60.

L’Editoriale Il Giglio pubblica ora una nuova edizione, curata da Carmela Maria Spadaro, docente all’Università Federico II, arricchita dall’Elogio di Ferdinando Nunziante, che de’ Sivo scrisse per il valoroso generale borbonico.



“I Napolitani al cospetto delle Nazioni civili” fu pubblicato a Roma, dove il grande storico delle Due Sicilie era stato costretto a trasferirsi in esilio, nel dicembre 1861 ed a Livorno. A Napoli, dove de’ Sivo era stato arrestato due volte dalla Polizia del nuovo Stato unitario, ed incriminato per “cospirazione contro l’Italia”, circolò clandestinamente in più edizioni.

Il libro è un formidabile atto di accusa verso il Piemonte, invasore di quel Regno che “non era secondo a nessuna Nazione incivilita”, ed è una lucida confutazione delle tesi liberali poste a fondamento dell’unificazione dell’Italia.

L’analisi che de’ Sivo fa della invasione delle Due Sicilie, e di tutti i più piccoli regni della penisola, orchestrata dal Piemonte con la complicità di Inghilterra e Francia, punta dritto al nocciolo della questione: è “l’opera della rivoluzione in nome di una nazione fittizia”, progettata dalle sette e organizzata da molto prima del 1860, per sostituire al concetto tradizionale di Nazione come eredità di cultura, un concetto ideologico, la Nazione come “coscienza”, al quale si sceglie di aderire indipendentemente dal proprio retaggio, dalla propria storia, dalla propria identità.

La “Nazione” italiana è un’astrazione fondata sul quel principio di nazionalità teorizzato dal liberale Pasquale Stanislao Mancini (1817-1888), ma de’ Sivo, testimone degli orrori perpetrati a Napoli e in tutto il Regno in nome della “libertà”, afferma senza mezzi termini: “Non si può per una nazionalità ideale, distruggere le nazionalità reali”.

L’autore comprende bene che l’aggressione piemontese al Regno delle Due Sicilie è parte di un attacco internazionale non solo al trono dei Borbone di Napoli, ma ai valori che lo avevano fondato, e che la Chiesa cattolica è il bersaglio ultimo di quest’attacco.

Anche una parte della corte di Re Francesco II, dei componenti del suo governo in esilio, che pure nutrivano sentimenti di lealtà nei confronti della dinastia, continuava a sperare nella mediazione diplomatica e ad illudersi sull’atteggiamento delle grandi potenze. Le idee del liberalismo avevano conquistato anche una parte dei consiglieri dell’ultimo Re delle Due Sicilie. Per essi l’intransigenza di de’ Sivo – che invece aveva ricevuto da Francesco II un giudizio entusiasta e la promessa di un aiuto economico per la pubblicazione della sua fondamentale Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 – era intollerabile e non nascondevano la propria ostilità per il coraggioso storico di Maddaloni.

Alla protesta per l’invasione piemontese de’ Sivo aggiunge infatti la denuncia dei “traditori intorno al trono” e le amare verità sugli errori del governo borbonico che, “intento a fare il bene”, aveva però rinunciato a contrastare la propaganda liberale, quella stessa propaganda che lo aveva presentato al mondo come “la negazione di Dio”.

L’autore
Giacinto de’ Sivo (Maddaloni 1814 – Roma 1867) è lo storico più importante dell’Antirisorgimento.

Frequentò a Napoli la scuola di lingua ed elocuzione di Basilio Puoti. Nel 1848 fu nominato Consigliere d’intentendenza della Provincia di Terra di lavoro. Il 14 settembre 1860 rifiutò di rendere omaggio a Garibaldi e fu arrestato. La sua villa di Maddaloni (Caserta), occupata da Nino Bixio e dai garibaldini, fu saccheggiata.

Il 1 gennaio 1861 fu arrestato per la seconda volta per la sua opposizione al nuovo regime e scontò due mesi di carcere. Appena uscito cominciò a pubblicare un giornale, La Tragicommedia, in cui riferiva coraggiosamente della repressione, della colonizzazione e della rivolta in atto in quello che era stato il Regno delle Due Sicilie. Il giornale fu chiuso dalla polizia dopo soli tre numeri e de’ Sivo fu costretto a rifugiarsi a Roma. Nel 1861 pubblicò Italia e il suo dramma politico nel 1861. Tra il 1862 ed il 1867, superando enormi difficoltà, uscì la sua Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, opera fondamentale per comprendere l’unificazione dell’Italia dalla parte degli sconfitti. Morì in esilio a Roma nel 1867.

L’Editoriale Il Giglio ha pubblicato anche la raccolta degli scritti più conosciuti di de’ Sivo, La Tragicommedia, il giornale da lui pubblicato durante l’occupazione e chiuso al terzo numero con l’arresto dell’autore, e L’Italia e il suo dramma politico nel 1861, con il testo integrale del Discorso per i morti nelle giornate del Volturno.

 


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