LE FINANZE NAPOLETANE E LE FINANZE PIEMONTESI DAL 1848 AL 1860 - Giacomo Savarese

LE FINANZE NAPOLETANE E LE FINANZE PIEMONTESI DAL 1848 AL 1860 - Giacomo SavareseAutore: Giacomo Savarese
Titolo: Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 AL 1860.
Introduzione di Aldo Servidio. Cenni biografici di Silvio Vitale.
Descrizione: Volume in formato 8°; pagine XLIII-39.
Luogo, Editore, Data: Napoli, Controcorrente, 2003
Prezzo: Euro 7,00
Disponibilità: In commercio

"Il signor Vittorio Sacchi, che ha diretto la nostra finanza dal 1 aprile al 31 ottobre 1861, pubblicò sul finire di novembre dì quello stesso anno un suo rendiconto, che fu accolto con molto favore. E meritamente; perché tra i moltissimi che qui son venuti di fuori a governarci, il Sacchi è stato il solo che non ci ha detto villanie; anzi è stato il solo che non ha sdegnato di studiare il meccanismo del nostro sistema finanziario, e che ha portato sul personale di quel dicastero un giudizio serio ed imparziale. Egli non ha temuto, in pieno 1861, lodare il sistema della percezione fondiaria in uso tra noi; l'ordinamento della nostra Tesoreria e dei nostri antichissimi banchi.
E parlando dei nostri impiegati ha conchiuso “che nei diversi rami dell'amministrazione delle finanze napoletane si trovavano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo” .

Si è detto che a cagione di quella sua pubblicazione, egli sia caduto in disgrazia del ministero. Noi senza affermarlo, non oseremmo smentirlo. Ma è fuor di dubbio, che il paese o almeno una parte di esso ha renduto un chiaro omaggio alla sua imparzialità, quando ha portato il suo nome, come deputato, sulle liste elettorali. In un tempo di tanta abiezione, e di tanta servile adulazione alle passioni dominanti, ogni più piccolo atto, che rivela il nobile istinto dell'indipendenza, onora altamente l'individuo, e giustamente eccita le simpatie popolari.

Perché non è stato egualmente diligente, o imparziale nel rintracciare ed esporre la vera situazione delle nostre finanze, al tempo degli ultimi avvenimenti, che han posto termine all’antica monarchia napoletana?
Perché ha preteso dimostrare che nell'anno 1860 le finanze napoletane presentavano un disavanzo di 62 milioni di ducati?
Perché ha voluto dipingere l'antico regno di Napoli, come un'azienda gravata di debiti, costretta già da più anni a vivere di espedienti, e prossima al fallimento, se la mano pietosa del ministero piemontese non fosse venuta a sorreggerla?

Per verità queste cose sono piuttosto incredibili , che vere! Gli è mancato il tempo per bene studiare i fatti; ovvero si è creduto nel dovere di seguire, almeno in questo, quella politica irritante e menzognera che è la politica propria de' partiti, ma che è indegna de' governi, i quali sono chiamati a rappresentare il principio della verità e della giustizia in tutto e verso tutti?
Di queste due ipotesi noi preferiamo di attenerci alla prima, come quella che torna più onorevole all'autore del rendiconto. Non gli rivolgeremo però quel rimprovero che Omero pone in bocca ad Eumeo, quando udendo dire cose incredibili esclama: “Perché prode uom qual sei, mentire indarno?”.
Anzi dichiariamo formalmente che se ora noi togliamo ad esaminare quel lavoro, principalmente nel fine di rettificare il giudizio intorno alla situazione finanziaria dell'antico regno di Napoli, non intendiamo con questo ne di scemare il pregio di quel libro, ne il merito dell'autore.
Ma lo facciamo unicamente nell'interesse della storia; ed in omaggio a quello stesso spirito d'imparzialità di cui l'autore ci ha dato un cosi bello esempio, ed una cosi luminosa pruova.

Perché veramente la storia delle nostre finanze, è la storia del regno di Napoli, e la storia nostra. La quale, se puro è stata finora il retaggio esclusivo di noi napoletani, ora e divenuta patrimonio di tutti gl'italiani.

Ora questa storia costa di due parti. Dei principi governativi; e della loro applicazione pratica.
I primi sono scritti nelle nostre leggi: la seconda si desume da' nostri bilanci. Noi tratteremo brevemente delle une e degli altri, e così ci troveremo in termine del nostro lavoro di aver corretto un giudizio, e rettificato un fatto....."

 


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