MARIA SOFIA REGINA DEI BRIGANTI. Dall’assedio di Gaeta all’attentato a Umberto I - Fulvio Izzo

maria sofia regina dei brigantiAutore: Fulvio Izzo
Titolo: Maria Sofia Regina dei briganti
Sottotitolo: Dall’assedio di Gaeta all’attentato a Umberto I
Prefazione di Pietrangelo Buttafuoco
Descrizione: Volume in formato 8°; 480 pagine + 8 di illustrazioni
Luogo, Editore, data: Napoli, Controcorrente, 2012
ISBN: 9788889015933
Prezzo: Euro 30,00
Disponibilità: In commercio

 


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"... Si crea così un intreccio di utopia socialista e legittimismo popolare, di rivoluzione e reazione che trapassano strumentalmente l’una nell’altra e che reciprocamente si sostengono. L’acquisizione di nuovi e decisivi documenti d’archivio (le carte di Giovanni Maria d’Alessandro, duca di Pescolanciano) permettono di definire la giusta prospettiva e consentono una messa a punto, con nettezza di contorni, soprattutto sugli avvenimenti di fine Ottocento e sulla morte di Umberto I di Savoia, che videro protagonista il mondo borbonico"

L’immagine di Maria Sofia di Borbone consegnata dalla storia al mito è quella di una giovane Regina che rincuora i combattenti e i feriti sugli spalti di Gaeta mentre infuriano i bombardamenti degli invasori piemontesi. Nessuno incarna l’ansia di riscossa contro l’ingiustizia e l’arroganza dei prepotenti meglio di questa intrepida giovane, che oppone alla violenza e alle subdole manovre dell’aggressore l’impeto ribelle dei suoi diciannove anni.

Fragore, polvere e grida: da lì è rinata la dignità del Sud, ferita da tradimenti e indecisioni. Il suo spirito combattivo, che induce Gabriele D’Annunzio a coniare per lei l’appellativo di “aquiletta bavara”, non viene meno negli anni successivi alla caduta del Regno delle Due Sicilie.

Pur di minare la stabilità del nuovo stato sabaudo e di ritornare sul trono di Napoli, dall’esilio e per un lunghissimo arco di tempo, Maria Sofia traccia e realizza alleanze con anarchici, sinistra radicale e comunque con qualsiasi forza politica nemica del suo nemico. Si crea così un intreccio di utopia socialista e legittimismo popolare, di rivoluzione e reazione che trapassano strumentalmente l’una nell’altra e che reciprocamente si sostengono.

L’acquisizione di nuovi e decisivi documenti d’archivio (le carte di Giovanni Maria d’Alessandro, duca di Pescolanciano) permettono di definire la giusta prospettiva e consentono una messa a punto, con nettezza di contorni, soprattutto sugli avvenimenti di fine Ottocento e sulla morte di Umberto I di Savoia, che videro protagonista il mondo borbonico.

Questo lavoro ha l’intento primario di chiarire storicamente e con rigore i sentieri intricati ma percorribili che videro agire con insolite sinergie borbonici, anarchici e sinistra radicale, ma non nasconde la volontà di ricordare l’immagine avvincente e coinvolgente di una Regina alla quale un destino severo ha imposto dolorosamente la crescita tra tempeste, rotture irreparabili, esilii.


«Quella che gli storici italiani chiamano “guerra del brigantaggio” fu la generosa rivolta degli umili contro il regime piemontese. Se il mio sposo, invece di rimanere a Roma, avesse varcato i confini del Regno e si fosse messo a capo degli insorti, raccogliendo le bande sparse in un solo esercito, saremmo rientrati vittoriosi nella Reggia di Napoli».

«Ai Re non rimane ormai che il prestigio del fasto e se fanno la vita dei piccoli borghesi, come Vittorio Emanuele, è naturale che a qualche piccolo borghese loro suddito venga l’idea di prenderne il posto».

 


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