ECCELLENZA, CARISSIMO DON GIOVANNINO - Gino Capriolo, Gerardo Fischietti

TrementpAutore: Gino Capriolo, Gerardo Fischietti
Titolo: Eccellenza, carissimo don Giovannino.
Sottotitolo: Lettere di Gennaro Trementina (ex primo ed unico cambariero dell'ex Caffè del Trimbunalo). E, per c. c., di Capriolo e Fischietti.
Disegni di Fisch
Descrizione: Volume in 16° (cm 19 x 12); pp. 228 + 12; bruniture e fioriture
Luogo, Editore, data: Napoli, Bideri, 1950
Prezzo: Euro 18,08
Disponibilita': Pochi esemplari disponibili

« Eccellenza carissimo Don Giovannino »,
l'ottimo Gennaro Trementina (indegno e modesto nipote di quell'Oronzo E. Marginati che la caustica penna di Luigi Lucatelli rese giustamente celebre) si rivolge a Voi per l'ultima volta, con l'ausilio di noi sottoscritti, suoi umili amanuensi.
Non lo fa, questa volta, dalla Radio di Napoli, ma in un piccolo libro in cui ha raccolte, con le altre, le lettere che Vi scrisse durante un intero anno, mentre Voi combattevate la Vostra bella e non fortunata lotta (forse anche piu' bella proprio perché non fortunata) in favore d'un eterno imputato: il Mezzogiorno d'Italia.
Erano, quelle sue lettere scherzose, la testimonianza della gratitudine, della fiducia e dell'affetto che Vi portano i napoletani, e, tra i napoletani, i mille e mille piccoli uomini come lui, Trementina, alle prese con i loro minuti problemi d'ogni giorno, riflesso e conseguenza di problemi assai piu' vasti: quelli per i quali avete sacrificato il Vostro tempo prezioso, rinunciato alla Vostra tranquillita', spese le Vostre magnifiche energie contro l'egoismo e l'incomprensione coalizzati nella piu' comoda delle difese, che è l'indifferenza.
Maliziose, ma anche innocenti, quelle sue lettere sono piaciute al pubblico dei radioascoltatori del Sud: e gli sono piaciute non tanto per le bufle topiche e gli irriverenti strafalcioni di cui sono costellate, ma per quel loro buon senso antico e nostrano, che è l'unica povera eredita' che tutti noi ricevemmo dai nostri padri e dai nostri nonni, in una storia piu' ricca di sventure che di splendori.
E se esse sono servite, qualche volta, a far sorridere i suoi ascoltatori, se sono servite a far loro sopportare di miglior animo le comuni delusioni e le comuni amarezze, ebbene, Don Gennaro Trementina considera la sua una lieta fatica, e guarda con timido orgoglio alla sua cannuccia di penna da cinque lire.
Con la quale ci «sottofirmiamo» vostri fedelissimi ed affezionatissimi
CAPRIOLO e FISCHIETTI

 


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