NAPOLINOMÌA. 655 riferimenti a onomastica e agiografia nei detti napoletani, a nomi propri dialettizzati con relative varianti e una ninna nanna vernacola - Renato De Falco

napolinomiaAutore: Renato De Falco
Titolo: Napolinomìa
Sottotitolo: 655 riferimenti a onomastica e agiografia nei detti napoletani, a nomi propri dialettizzati con relative varianti e una ninna nanna vernacola
Descrizione: Volume in formato 16° (cm 16,5 x 12); 200 pagine
Luogo, Editore, data: Napoli, Alfredo Guida Editore, novembre 2011
ISBN: 9788860429919
Disponibilita': No


La premessa
Quando si perviene alla età dei bilanci, ci si interroga su quanto è stato fatto e quanto non è stato realizzato, poco rilevando se il risultato figuri a credito (di rado) o a debito (più frequentemente). Così, rivangando la costante del mio quarantennale, puntiglioso lavoro mirato all'approfondimento della estasiante terminologia e della straordinaria ricchezza del "parlar napoletano", ho constatato che, pur avendo dato alle stampe una decina di raccolte sempre alfabeticamente accorpate per materia (dai peccati capitali ai proverbi sugli animali, dal linguaggio malavitoso a quello gastronomico, dalla salute all'aldilà, dai detti sulle donne alle percosse manuali, dai sinonimi del denaro ai centocinquantotto appellativi del ritardato mentale), me ne mancava una particolarmente intrigante: quella dei nomi propri di persona figuranti negli adagi e nei modi di dire popolari, mai precedentemente presi in esame.

Quante volte è capitato di ascoltare (o di profferire) espressioni quali 'O paese 'e Mastu Rafele, Perdere Filippo e 'o panaro, Farne una cchiù 'e Catuccio e, in campo femminile, Fa' 'o guadagno 'e Maria Vrenna, 'O triato 'e Donna Peppa, Ji' truvanno Maria pe' Ravenna e via seguitando, poco (o nulla) curandoci di sapere a che cosa si riferissero e a quanti ammontassero tali nostrani onomastici...

Una lunga e paziente ricerca - certo non esaustiva - mi ha consentito di reperire duecentododici di tali nomi, di cui cinquantuno presenti in wellerismi. Ma poiché (Rabelais docet) «l'appetito vien mangiando», non ho saputo resistere alla tentazione di elencare anche gli appellativi dei Santi figuranti sia in aforismi generici che in quelli relativi alla meteorologia e all'agricoltura, identificandone centoquarantasei. E pensare che Giuseppe Giusti, nella sua Raccolta di proverbi toscani (1853), ne incluse solo una trentina... Potrebbe qui richiedersi il perché di tante «sante» presenze paremiologiche: sta di fatto da un canto che la Campania, detta felix (cioè fertile), trae questa denominazione proprio dai suoi ubertosi "campi", generatori di eccellenti prodotti agricoli, e dall'altro che la genuina religiosità degli antichi contadini riponeva nei Santi ‑ sempre invocati con l'amichevole tu ‑ la doverosa fiducia meritata dai Protettori delle loro fatiche, riscontrando per molti di essi la coincidenza del dies natalis con comprovati eventi agro‑meteorologici.

Non mancherò poi di scusarmi con qualche costumato Lettore se prendendo le mosse dalla dimensione confidenzialmente orizzontalistica e gaiamente disinibita del nostro rapporto terra‑Cielo, scevro da estatici misticismi e da pavide sudditanze ‑ mi sono arbitrato di inserire ventisei "pseudo‑santi", attribuendo a ciascuno la (gratuita) qualifica di rispettivo Protettore o Patrono.
A seguire l'inedita napoletanizzazione dei più ricorrenti onomastici con relative varianti, per un totale di duecentotrenta voci, una singolare ninnananna... numerica e, per liberatoria scompetura, quaranta antiche "devozioni" (seguite da una doverosa silloge bibliografica), raggiungendosi un totale di seicentocinquantacinque riferimenti.

Per la loro disamina spero di confidare nella paziente disponibilità dei benevoli Lettori, dai quali mi congedo formulando il mio abituale Cu' na bona salute!
Renato De Falco

 


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