'O CUNTO 'E PINOCCHIO RIMATO IN LINGUA NAPOLETANA - Adriana Fiore

O_Cunto_e_Pinocchio_pAutore:  Adriana Fiore
Titolo:  'O cunto 'e Pinocchio rimato in lingua napoletana.
Sottotitolo:  Poema napoletano tratto dal raccconto di Collodi.
Prefazione di Carmelo Pittari.
Descrizione:  Volume in formato 16° (cm 17 x 12); 141 pagine; alcune illustrazioni in monocromia nel testo.
Luogo, Editore, data:  Napoli, Adriano Gallina, dicembre 2001
Prezzo: Euro  15,00
Disponibilita':  In commercio

 

Dalla Introduzione dell'Autrice:
"La storia del burattino di legno ha affascinato parecchie generazioni di lettori, ed ancor oggi, pur essendo nell'era tecnologica e lontani dal mondo delle favole, continua ad incantare i ragazzi ed anche gli adulti.
L'autore, Carlo Collodi, che in realta' si chiamava Carlo Lorenzini, ha ambientato la storia del burattino nella sua Toscana, ma doveva sicuramente apprezzare la cultura partenopea se ha lasciato cadere un pizzico di napoletanita' nel trentunesimo capitolo del suo racconto, quando fa cantare all'Omino del carro che conduce i ragazzi nel Paese dei Balocchi, pur se italianizzandoli, i versi della famosa canzone scritta da Raffaele Sacco alla fine del 1839 'Te voglio bene assaie': "Tutti la notte dormono e io non dormo mai...".


Ad un attento osservatore e conoscitore dell' animo partenopeo, non può sfuggire che Pinocchio racchiude in sé tutte le caratteristiche dello "scugnizzo" napoletano: dai suoi slanci alla tendenza a scansar la fatica, dalle monellerie alla pronta capacita' nel pentirsi: un simpatico "scugnizziello" che paga sempre di persona ogni suo errore o ingenuita'. Continuamente riceve ammonimenti e consigli ricchi di buonsenso e di saggezza, che comunque lo lasciano sempre arbitro delle sue azioni, libero nella scelta della strada da seguire nel bene o nel male. Con la sua esperienza di vita "lo scugnizzo Pinocchio" conosce la fame, la paura, il rimorso, ma anche la tenerezza, la generosita' ed il perdono, e, facendo tesoro dei suoi errori, alla fine riesce a trasformarsi da "scugnizzo" a "ragazzino perbene". La storia di Pinocchio è stata tradotta in tutte le lingue, e letta nel mondo intero, e l'autrice ha affrontato l" ardua impresa di metterla in versi, nella "lingua napoletana", non tralasciando quasi nessun particolare della storia originale.
E cosi' Mastro Geppetto è diventato "Mastu Peppe", la Fata dai Capelli Turchini è "'a Fatella cu 'e Capille Celeste", il Grillo Parlante è diventato "Arillo Saputiello", la Lumaca "'a Maruzza", insomma ha cercato di avvicinare un po' di piu' il famoso burattino di legno al nostro cuore partenopeo, poiché in esso si riscontra una fusione di quelle doti di vivacita' e di sensibilita', di ingenuita' e di arguzia proprie del nostro popolo."

 


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