PEPPE BARRA RACCONTA NAPOLI con Conchita Sannino

PEPPE BARRA RACCONTA NAPOLI con Conchita SanninoAutore: Peppe Barra, Conchita Sannino
Curatore: Conchita Sannino
Titolo: Peppe Barra racconta Napoli
Sottotitolo: Con Conchita Sannino
Descrizione: Volume in formato 8°; 136 pagine; con illustrazioni
Luogo, Editore, data: Bari, Laterza, 2022
Collana: I Robinson - Letture
ISBN: 9788858149300
Condizioni: nuovo
Note:
Prezzo: Euro 15,00
Disponibilità: In commercio

 


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Il palcoscenico come dimora. Napoli come fede e, insieme, eresia. Un mestiere e una città che si somigliano: perché sono seconda pelle, difficile da dismettere. Peppe Barra, straordinario interprete e cantante che continua a sperimentare e a sorprendere, si lascia interrogare senza filtri da una firma del giornalismo d’inchiesta. Così la conversazione con Conchita Sannino non è solo un viaggio appassionante e ironico con un mattatore amato da De André a Fellini. Ma si fa subito storia collettiva e ‘indagine’ sulla propria terra, e sul Sud, in uno snodo cruciale del Paese. Un dialogo sincero e, a tratti, toccante. L’infanzia nella magica Procida. La Napoli devastata dalla guerra. I sogni da bambino prodigio. Fino alla ‘rivoluzione’ di Gatta Cenerentola, al sodalizio artistico con sua madre Concetta, alla carriera da solista che rinnova una grande cultura teatrale. Ma è la metropoli meridiana, l’altra protagonista. Che non sembra imparare dalle proprie cadute. Che soffre, delude, si rialza. E torna a splendere come capitale dell’immaginario.

L’allievo amato di De Simone e il compagno di scena di un’immensa madre-attrice.
In una casa che è insieme ‘chiesa’ laica popolata di santi e terrazza di luce aperta sulla città, Peppe Barra racconta senza filtri, e con autentica autoironia, se stesso e Napoli. Un rapporto intimo, viscerale, a volte aspro e conflittuale: come in tutte le relazioni d’amore.
Barra ha scandagliato questa città usando la sua arte, portando sulla scena la cultura di una capitale mondiale del teatro, tra perle del Seicento e sperimentazione. È il custode di una tradizione che lo porta a mantenere intatta la vitalità de La cantata dei pastori, ma è anche il precursore del manifesto sulla diversità che salva, come in La gatta Cenerentola, spettacolo entrato nella storia del Novecento europeo. Ha coltivato le sue battaglie con le uniche armi che riconosce agli artisti: studio ed eleganza.

Anche i suoi ricordi personali hanno una plasticità teatrale.
Peppe Barra ricorda squarci, colori e brezze della sua felice infanzia sull’isola di Procida e ne custodisce intatta la magia. I suoi frammenti sembrano scaglie di letteratura sudamericana: intrisa di riti e profumi, nonni, spiritualità, nuotate e processioni. Poi, il trasferimento a Napoli. Nel quartiere bene della città, a Chiaia, dove però è il figlio di una famiglia modesta in mezzo ai rampolli delle famiglie nobiliari. Diventa un enfant prodige del teatro fatto dai bambini che incanta gli adulti: è il fenomeno che esplode grazie alla leggendaria Zietta Liù, pseudonimo della insegnante, pedagogista, scrittrice e giornalista Lea Maggiulli Bartorelli, che negli anni Quaranta e Cinquanta mette in scena centinaia di rappresentazioni e scopre numerosissimi talenti in erba nel suo laboratorio teatrale. Peppe Barra è uno di questi. La sua strada è tracciata. E anche il suo legame con Napoli, che non abbandonerà mai e che racconterà, in modo appassionato, proprio in queste pagine.

 


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