IL REAL ORTO BOTANICO DI NAPOLI - Paolo De Luca, Bruno Menale

il_real_orto_botanicoAutore: Paolo De Luca, Bruno Menale
Titolo: Il Real Orto Botanico di Napoli
foto di Roberta Pagano e Ioannis Schinezos
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 28 x 24); 200 pagine; moltissime illustrazioni a colori
Luogo, Editore, data: Napoli, Fridericiana, 2011
Collana: Fridericiana Ars
ISBN: 9788883381034
Prezzo: Euro 19.90
Disponibilità: In commercio

 

Presentazione:
L'Orto Botanico dell'Università degli Studi di Napoli Federico II ha poco più di duecento anni.
Istituito nel 1807, fu inaugurato nel 1810; venne diretto per i primi cinquant'anni da Michele Tenore. Fu costruito su dei terreni agrari posti fuori della cinta urbana, e come sede fu scelta l'antica masseria oggi chiamata "Castello".
Erano tempi molto diversi da quelli odierni: vi operavano numerosi dipendenti, pagati con salario molto modesto, che svolgevano a mano tutte le loro mansioni. Per l'irrigazione delle piante c'era un pozzo che si apriva nell'acquedotto del Carmignano e dal quale l'acqua veniva tirata su con una nona fatta girare da asini: l'acqua veniva fatta scendere alle vasche e da queste i giardinieri la prelevavano con dei secchi per innaffiare le piante. La Serra storica, costruita dall'Architetto de Fazio, non aveva riscaldamento e nelle notti più fredde veniva riscaldata con dei bracieri. Per il trasporto interno del materiale l'unico mezzo era un carretto tirato da un asino; alla fine degli anni '60 fu acquistato il primo trattore ed all'ultima asinella fu garantita una serena pensione.
Eppure l'Orto Botanico crebbe grazie alla forte personalità del Direttore, alle spiccate qualità dei suoi collaboratori ed al fatto che, in quel periodo, si svolgevano grosse missioni geografiche nei nuovi continenti ed i semi che venivano raccolti erano indirizzati per lo più a Napoli; qui nascevano nuove piante e per molte di esse, fino ad allora sconosciute per la scienza, venivano istituiti dei binomi latini. Va inoltre evidenziato che l'Orto Botanico era il giardino del Re, e che il Direttore trattava i grossi problemi con dei ministri che operavano in Città.

Dopo Tenore si susseguirono numerosi Direttori che, al di là delle indubbie qualità umane e scientifiche, non poterono fare molto per l'istituzione loro affidata. Causa di ciò fu il fatto che Napoli non era più capitale, che l'Orto Botanico non era più il giardino del Re, che ogni problema doveva essere discusso con Roma, città allora facilmente raggiungibile. È opportuno ricordare la lunga serie di lettere intercorse tra il Direttore Gasparrini ed il Ministero per aumentare da uno a due il numero degli aiuti, e tutto ciò senza risolvere il problema.

Tra le due guerre vi fu un certo recupero, legato alla politica autarchica del governo: fu istituita la Stazione Sperimentale per le Piante Officinali che diede impulso ad una serie di studi su piante utili; fu inaugurata la sede del Nuovo Istituto dove si trasferirono tutte le attività didattiche e di laboratorio.

Purtroppo con la fine della Seconda Guerra Monddiale l'Orto Botanico fu occupato dalle truppe alleate: il piano terra del Nuovo Istituto divenne la sede del Comando alleato e gli scantinati furono trasformati in un locale notturno. L'Area delle gimnosperme divenne la zona dei servizi igienici ed i veleni riversati hanno fatto morire alberi per oltre vent'anni. Molti campioni d'erbario vennero bruciati ed alcuni alberi divennero bersaglio del lancio di coltelli. Un'area dell'Orto Botanico fu utilizzata per un anno come campo di calcio del Napoli, poi passò al Ministero della guerra ed infine fu occupata dalla Polizia di Stato. Eppure, mentre la città era semidistrutta, tecnici e giardinieri facevano la fila alle autobotti dell'esercito per procurarsi un po' d'acqua con cui irrigare le piante.

Dopo un lungo periodo di degrado, a metà degli anni '60 iniziò con la direzione di Merola una sistemazione dell'Orto Botanico. Questa si è notevolmente sviluppata successivamente e negli ultimi trent'anni ha portato ad un recupero pressoché completo della struttura.

Sono stati sanati i muri di cinta e sono stati costruiti due muraglioni ai confini con l'Albergo dei Poveri. Sono stati pavimentati tutti i viali, sostituendo le pietre vesuviane che circondavano le aiuole con pietre di tufo compatibili con le macchinette tosaerba. Da un pozzo artesiano viene oggi prelevata acqua che viene pompata in tutte le aree dell'Orto Botanico, ed a questo sistema si aggiunge una rete antincendio ed un insieme di fontane per bere. E stata creata una rete di caditoie e di fogne per la raccolta delle acque piovane ed è stata approntata una complessa rete elettrica che consente, tra l'altro, una illuminazione notturna. È stato recuperato l'edificio "Castello", con gli uffici, un'aula, la biblioteca, i depositi e con la creazione di un importante Museo di Paleobotanica e di Etnobotanica. Sono state ristrutturate due serre e sono state costruite una Serra tropicale e quattro piccole serre di supporto a vari settori. Sono stati ristrutturati i vecchi spogliatoi e ne sono stati creati di nuovi. È stata meccanizzata la coltura delle piante con trattori, tosaerba, decespugliatori, sterilizzatori di terreno.

L'Orto Botanico ha arricchito in maniera notevole le sue collezioni che sono oggi organizzate per Ambienti e per Gruppi sistematici; a queste si aggiungono le vaste collezioni di piante utili. questi aspetti vengono trattati esaurientemente nel libro.
Notevole è l'attività editoriale e divulgativa che permette di accogliere migliaia di studenti in visita guidata, vasti gruppi di visitatori qualificati e numerosissime schiere di visitatori nelle domeniche di apertura al pubblico, oltre a studiosi di ogni provenienza. Estesi sono gli scambi di piante e semi con analoghe istituzioni straniere; a riguardo è curato regolarmente un Index seminun ed è stato istituito un sistema per la conservazione dei semi.

Ritengo giusto sottolineare come l'attuale realtà dell'Orto Botanico sia legata all'attività di tutti quanti si sono succeduti nella sua gestione: direttori, collaboratori, tecnici e giardinieri. Un ricordo va a quanti di questi non sono più tra di noi; un affettuoso pensiero a quelli che oggi sono in pensione; un grazie a quanti oggi sono in servizio, impegnandosi nel loro lavoro in un periodo che presenta numerose difficoltà.

Prof. Massimo Marrelli
Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II

 


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