L'ITALIA E IL SUO DRAMMA POLITICO NEL 1861 - Giacinto de Sivo

AAA Immagine Non Disponibile pAutore: Giacinto de Sivo
Titolo: L'Italia e il suo dramma politico nel 1861.
(Con un testo del "Discorso per i morti nelle giornate del Volturno") .
Descrizione: Volume in formato 8°; pagine XVII-85; alcune foto.
Luogo, Editore, Data: Napoli, Editoriale Il Giglio, 2002
Prezzo: Euro 12,00
Disponibilità: In commercio

 


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Composta da un saggio e da 6 articoli apparsi in un precedente opuscolo anonimo, l’opera, pubblicata nel 1861, è la lucida previsione delle conseguenze politiche e sociali dell’unificazione forzata della Penisola, voluta dalla violenza delle armi poste al servizio di un potere occulto ed astrattamente ideologico, lontano dagli interessi dei popoli.

La Setta, denunciava de’ Sivo, aveva diffuso ogni sorta di menzogne, corrotto generali con danaro e con false promesse, violato le regole della politica e quelle dell’onore e, infine, aveva preteso di legittimare violenze e soprusi con un plebiscito di annessione, svolto sotto il controllo delle baionette, con la collaborazione dei camorristi, in un clima di intimidazione e rappresaglia.

Il Discorso per i caduti nelle giornate del Volturno difendendo il Reame, fu scritto da de’ Sivo in occasione della Messa di suffragio celebrata a Roma, dove Francesco II era esiliato, per il primo anniversario della epica battaglia del Volturno (1-2 ottobre 1860). Esso è un vero e proprio atto d’accusa contro i generali corrotti, che non condussero l’esercito borbonico alla vittoria ormai sicura, ma anche il doloroso ricordo di coloro che persero la vita per difendere la Patria napoletana e un fiero riconoscimento dei “briganti” che ancora combattevano sui monti in nome del Re.

Il contesto storico
Il 7 settembre 1860 Garibaldi entrò a Napoli, occupandola militarmente in nome di Vittorio Emanuele II.

Il Regno delle Due Sicilie non era ancora finito: i diplomatici cercavano appoggio presso le Corti europee; l’esercito napoletano fremeva nell’attesa dello scontro definitivo contro il nemico; il popolo napoletano, in tutte le provincie, resisteva al sopruso e alla violenza; gli intellettuali denunciavano con i loro scritti il regime di sopraffazione e feroce repressione che il dittatore aveva instaurato.

Meno di un mese dopo, nella piana del Volturno, presso Capua, si svolse la battaglia definitiva, nella quale l’esercito napoletano, guidato dal re Francesco II e dai principi reali, fu prossimo alla vittoria. Soltanto il tradimento di alcuni generali corrotti impedì che il valore napoletano cambiasse il corso della storia.

L’autore
Giacinto de’ Sivo (Maddaloni 1814 – Roma 1867) è lo storico più importante dell’Antirisorgimento.

Frequentò a Napoli la scuola di lingua ed elocuzione di Basilio Puoti. Nel 1848 fu nominato Consigliere d’intentendenza della Provincia di Terra di lavoro. Il 14 settembre 1860 rifiutò di rendere omaggio a Garibaldi e fu arrestato. La sua villa di Maddaloni (Caserta), occupata da Nino Bixio e dai garibaldini, fu saccheggiata.

Il 1 gennaio 1861 fu arrestato per la seconda volta per la sua opposizione al nuovo regime e scontò due mesi di carcere. Appena uscito cominciò a pubblicare un giornale, La Tragicommedia, in cui riferiva coraggiosamente della repressione, della colonizzazione e della rivolta in atto in quello che era stato il Regno delle Due Sicilie. Il giornale fu chiuso dalla polizia dopo soli tre numeri e de’ Sivo fu costretto a rifugiarsi a Roma. Nel 1861 pubblicò Italia e il suo dramma politico nel 1861. Tra il 1862 ed il 1867, superando enormi difficoltà, uscì la sua Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, opera fondamentale per comprendere l’unificazione dell’Italia dalla parte degli sconfitti. Morì in esilio a Roma nel 1867.

L’Editoriale Il Giglio ha pubblicato anche la raccolta degli scritti più conosciuti di de’ Sivo, La Tragicommedia, il giornale da lui pubblicato durante l’occupazione e chiuso al terzo numero con l’arresto dell’autore.

 


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