FRANCESCO ANTONIO PICANO - Giovanni Petrucci

Francesco_Antonio_Picano_pAutore: Giovanni Petrucci
Titolo: Francesco Antonio Picano nella Scultura del Settecento napoletano
Presentazione di Giuseppe Picano
Descrizione: Edizione in formato 8° (cm 24 x 17); 173 pagine; 31 illustrazioni a colori e 2 in b/n nel testo.
Luogo, Editore, data: Montecassino (LT), Pubblicazioni cassinesi, 2005
Collana: Studi e Documenti sul Lazio meridionale. N. 12
ISBN: 888256312X
Prezzo: Euro
Disponibilita': No

 

La compilazione della presente monografia è nata dal desiderio di raccogliere notizie sull'artista santeliano Giuseppe Picano e di delinearne la figura nel quadro della scultura napoletana del Settecento. Da M. Lanni sapevamo che «... nel secolo passato si distinse in Napoli per la scultura. E qui ricordano il suo merito le statue del protettore sant'Elia, dell'Assunta e di s. Michele Arcangelo»; e da W. Pocino che «visse nel secolo XVIII. Versatissimo nella scultura sacra, esegui' numerose opere che si conservano in molte chiese di Napoli e di Sant'Elia».


Questo è tutto quanto si conosceva in paese. Ma dalla letteratura sull'arte scultoria del Settecento napoletano si possono attingere a riguardo tanti riferimenti e G. Borrelli, per esempio, gli dedica ampie pagine e una lunga scheda, nella quale elenca una quarantina di opere.
Non si avevano notizie, poi, di Francesco Antonio Picano, padre di Giuseppe. Se non che, nel corso delle ricerche, abbiamo avuto la fortuna di appurare che questi fu un valente scultore, allievo di Lorenzo Vaccaro; tenne bottega nella importante piazza S. Agostino alla Zecca di Napoli; lavorò insieme con Luca Rafaele, con gli artisti della numerosa famiglia di Ursino De Mari e soprattutto con Giacomo Colombo; di sicuro entrò in rapporti con uomini illustri della Napoli del XVIII secolo; modellò pastori e scolpi' statue di legno policromo subito dopo il suo arrivo nella capitale, fin dal 1700, una delle quali si trova oggi nel County Museum of Art di Los Angeles.
Ben piu' fortunate furono le vicende di Giuseppe, le cui opere si ammirano persino in Sicilia ed in Spagna; questo artista plasmò il legno, la cartapesta e, insieme con il Sanmartino, il genio di Napoli, lo stucco e il marmo; sotto la guida dei Vanvitelli, esegui' alcune importanti opere nella citta' partenopea.
Noi abbiamo semplicemente qui voluto mettere insieme le notizie dell'uno e dell'altro scultore; e confessiamo, al termine delle ricerche, che siamo stati e siamo in serie difficolta' nell' attribuire qualcuna delle opere con sicurezza ad uno dei due scultori, perché a queste, affidate talvolta alle mani di inesperti restauratori, è stato abrasa la data con il nome dell'autore, rendendo impossibile, o quanto meno problematico, darne la paternita': si vedano per esempio il s. Michele Arcangelo e il s. Nicola di Volturara Irpina, il s. Vincenzo Ferreri di Regalbuto, il s. Nicola di Bari di Controne. Abbiamo poi tentato di ricostruire le due figure per il tramite di documenti, lumeggiandone tratti salienti, approntando materiale, secondo noi prezioso, perché studiosi, dotati di adeguate competenze, possano meglio far risaltare l'apporto dato dai due artisti santeliani alla scultura del Settecento napoletano.
Ci fa piacere evidenziare che abbiamo messo in luce molte opere di Francesco Antonio Picano, quasi tutte poco note, e che circa quaranta di quelle elencate nelle schede di Giuseppe non erano conosciute. Di quest'ultimo abbiamo raggruppato quelle eseguite in una sola chiesa (S. Maria in Portico, S. Agostino alla Zecca, Ss.ma Annunziata) per darne una visione d'insieme. Nelle schede poi non di rado si accenna a questioni particolari riguardanti le singole statue, ma che sostanzialmente interessano la visione complessiva dell'arte di uno dei due Picano, come per esempio quella riguardante il modello, l'incertezza dell'attribuzione, il colore, le citazioni della Sacra Bibbia ed altre; è bene perciò tenerle presenti tutte, per avere elementi di giudizio.
Ci auguriamo che i documenti di inestimabile valore dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, che confortano gli studi con dati incontrovertibili, possano venire meglio predisposti, sull'esempio magari di quanto effettuato dall'emerito Vincenzo Rizzo, affinchè le ricerche siano rese piu' agevoli.

 


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