VIAGGIO DA NAPOLI ALLE FORCHE CAUDINE ED A BENEVENTO E DI RITORNO A CASERTA, ED A MONTE-CASINO - Domenico Bartolini

viaggio_da_napoli_alle_forche_caudineAutore: Domenico Bartolini
Titolo: Viaggio da Napoli alle Forche Caudine ed a Benevento e di ritorno a Caserta, ed a Monte-Casino
Ristampa anastatica del volume pubblicato a Napoli, nel 1827, dalla Stamperia Francese, Strada Pignatelli a S. Gio. Maggiore N.° 29
Descrizione: Volume rilegato,  in formato 8° (cm 20,6 x 14,5); 248 pagine.
Luogo, Editore, data: Airola (BN), Edizione a cura della Pro Loco, dicembre 2001
Disponibilita': No


Domenico Bartolini è una personalità di primo piano della storia di Airola e della Valle Caudina, uomo che ha ricoperto numerose cariche istituzionali, ma soprattutto scrittore e osservatore del suo tempo. Le sue spoglie sono sepolte nella chiesa sconsacrata della Madonna del Carmine, quella per intenderci, che fa blocco con Palazzo Montevergine, sede del municipio di Airola, e da decenni chiusa in attesa di un improbabile recupero. 

Il "viaggio" di Bartolini rileva particolari inediti, sull'opera di Vanvitelli [...]. Il libro era ignoto alla Biblioteca Palatina, che ora grazie alla Pro Loco di Airola potrà inserirlo nel suo catalogo, e soprattutto permetterà di aggiungere altri particolari ai tanti già noti sulla Reggia più famosa d'Italia.

Domenico Bartolini è una personalità di primo piano della storia di Airola e della Valle Caudina, uomo che ha ricoperto numerose cariche istituzionali, ma soprattutto scrittore e osservatore del suo tempo. Le sue spoglie sono sepolte nella chiesa sconsacrata della Madonna del Carmine, quella per intenderci, che fa blocco con Palazzo Montevergine, sede del municipio di Airola, e da decenni chiusa in attesa di un improbabile recupero. 

Il "viaggio" di Bartolini rileva particolari inediti, sull'opera di Vanvitelli elogiato per "la direzione sì maestosa, e adornatissima mole, e del meraviglioso acquedotto (quello Carolino che parte proprio dalle sorgenti del Fizzo a Bucciano per portare l'acqua alle cascate di Caserta, Ndr), acquistossi il nome di primo architetto dell'Italia, dopo Buonarroti e Bernini. Fortuna è di un artista di sommo ingegno, quando incontri un Sovrano di genio (Carlo Borbone, Ndr). E disposto a non curare spesa veruna, perché l'opera tenda alla perfezione". Il libro era ignoto alla Biblioteca Palatina, che ora grazie alla Pro Loco di Airola potrà inserirlo nel suo catalogo, e soprattutto permetterà di aggiungere altri particolari ai tanti già noti sulla Reggia più famosa d'Italia. Il Bartolini - che dedica il libro al cardinale Tommaso Riario Sforza dei Marchesi di Corleto - prende le mosse da Napoli (dove ha vissuto per lunghi anni) proprio allo scopo di illustrare ad ipotetici turisti, le bellezze di un percorso tra la natura che porta a luoghi molto frequentati, e tra questo le Forche Caudine, la sua terra. 

Il viaggio prende inizio da Poggioreale, e attraverso una strada regia, l'autore passa per Acerra "passando pel vago villaggio di Casalnuovo", in quella che giustamente all'epoca definisce la "Campania felice", decantata proprio in quei luoghi da Virgilio, Polibio e Floro. Il percorso oggi, a distanza di quasi due secoli, non è molto cambiato: le arterie stradali sopravvenute hanno in pratica sfruttato i vecchi tracciati, per cui il percorso resta sempre quello più breve per arrivare a Napoli senza arrivare a Caserta. 
Dopo Acerra, infatti, Bartolini ci descrive Gaudello (frazione ancora oggi visibile), Suessola (l'odierna San Felice a Cancello) ed Arienzo: siamo alle soglie della Valle Caudina, in pratica a due chilometri da Arpaia e Forchia, il valico appunto dove i fieri Romani furono umiliati dagli altrettanto fieri Sanniti. 
Qui il tono del racconto/diario cambia, perché Bartolini si trova in quelle terre che sente completamente sue, per le quali nutre interesse e studio sulle varie tesi. Ecco perché prima di descrivere la Valle Caudina, fa un passo indietro, di qualche migliaio di anni, per raccontare quella storia che oggi è mito, pur peccando di eccessivo patriottismo, e di inesattezze logiche per le conoscenze dei tempi. 
Bartolini, infatti, identifica Caudium con Arpaia, mentre oggi gli studiosi all'unanimità la individuano in Montesarchio, anche alla luce dei numerosi reperti ritrovati. Ma certo Bartolini si sentiva un sannita quando scriveva che "armavano in guerra ottantamila fanti ed ottomila cavalieri, quanti in piede di pace ne ha l'Italia intera con 20 milioni di abitanti, e 70 milioni di ducati di pubblica rendita annuale". 
Non indugiamo ulteriormente sul fatto delle Forche Caudine, invitando però il lettore ad esaminare il racconto fattone da Bartolini, quasi la sceneggiatura di un film tanto è avvincente la vittoria ottenuta dall'esercito di Caio Ponzio. Insistiamo invece sull'ubicazione delle Forche, per la maggior parte degli studiosi indiscutibile, ma per altri fino a quando non ci sono prove concrete, possono esserci ragionevoli dubbi (ricordiamo solo che il passo è stato situato anche a Durazzano, Frasso Telesino, nello stretto di Barba tra Ceppaloni ed Altavilla Irpina, verso il Taburno, a Santa Maria Capua Vetere, tra Moiano e S. Agata). 
Per Bartolini tutti i dubbi sull'ubicazione del sito sono dovuti ad un errore di interpretazione di Filippo Cluverio, i cui scritti hanno influenzato gli studi successivi. Bartolini cita anche la Villa di Cocceio nel suo viaggio, collocandola però ad Arienzo, alla frazione Costa: anche qui il dibattito è aperto da anni, perché Bonea rivendica la stessa cosa, corroborata da alcuni reperti trovati alle falde del Taburno. 
L'autore ci descrive anche alcune vestigia dell'Appia antica, visibili proprio tra Arpaia ed Arienzo. A proposito di Arpaia: Bartolini l'identifica con Caudium pur ammettendo che nel 1827 era poco più di un casale con mille anime. L'autore attribuisce il progressivo indebolimento alle incursioni dei Longobardi da Benevento, Salerno, Capua e Napoli, oltre alle guerre intestine ed alle scorribande dei Saraceni: per questo Arpaia/Caudium si spopolò a favore di altri paesi della valle, a cominciare da Airola e Montesarchio, Paolisi e Forchia. La fertile e ridente Valle Caudina, circondata dal "monte eccelso tra gli Appennini", ovvero il Taburno, e dal Partenio, diventa un affresco che l'autore rinverdisce continuamente. 
Ovvio che una citazione particolare merita Airola "città di grazia con diploma del 30 agosto 1754 dell'augusto re Carlo Borbone". All'epoca il paese del Bartolini contava 5000 abitanti, più altri 4000 che facevano parte dei "tre villaggi del suo contado", gli attuali Moiano, Bucciano e Luzzano "i quali si sono eretti ora in comuni separati": sei parrocchie, una chiesa collegiale insignita, sei confraternite, un monastero di clausura di francescane, uno degli Alcanterini, due badie di Benedettini bianchi Olivetani e di Montevergine (attuale sede del Municipio), un convento di domenicani, e varie chiesette beneficiali e gentilizie, rappresentavano un biglietto da visita unico per quei tempi. Il castello all'epoca era già diroccato, ma a Bartolini piace ricordare che fu la residenza del Conte Rainulfo I, cognato del re Ruggiero I. 
L'autore passa poi a Bucciano, alle sorgenti del Fizzo, per descrivere l'acquedotto Carolino che passa per Moiano per arrivare a S'Agata dei Goti, Valle di Maddaloni ed appunto Caserta, acquedotto ingrossato all'epoca anche dal fiume Faenza o Isclero. 
Passa poi a Montesarchio un comune di "5000 abitanti circa, molto commerciante né luoghi mediterranei, per un gran mercato che in ogni lunedì vi si tiene, e per gli abbondanti depositi dè frumenti che vengono dalla Puglia montuosa". Il mercato di Montesarchio ancora oggi si tiene di lunedì, e l'autore nel proseguire il suo viaggio si porta prima a Sferracavallo, poi a Tufara, Tresanti ed Apollosa fino all'Epitaffio, cioè alle porte di Benevento. 
Al capoluogo Bartolini dedica l'intero terzo capitolo, con la storia della città, la decantazione dei suoi illustri cittadini. Anche qui nella descrizione dei luoghi (dal duomo al palazzo arcivescovile, dalla chiesa dell'Annunziata a Santa Sofia passando per l'Arco Traiano al Ponte Leproso) Bartolini profonde un'infinità di particolari, alcuni dei quali poco noti. Rimessosi in marcia in questo viaggio, l'autore ritorna indietro per la stessa strada, ma ovviamente anziché girare per San Felice, prosegue diritto per Santa Maria a Vico, Maddaloni per arrivare a Caserta. 
Da qui, dopo la descrizione (il capitolo V è dedicato interamente a Caserta) dei luoghi ed in particolare della Reggia, l'insigne studioso affronta l'ultimo tratto del suo viaggio, prima passando per Capua, poi a Calvi, San Germano (passando per San Vittore e le sue famose osterie) ed infine Cassino, anzi, Casino, come la chiama Bartolini. Siamo alla fine del viaggio ma è anche la parte più lunga del libro, con la descrizione di Monte Casino, la storia dell'ordine dei benedettini, le rovine antiche e soprattutto l'abbazia. 
Finisce il viaggio, ma per fortuna l'opera ci è stata tramandata; ora occorre solo fare un po' di giustizia, riportando alla memoria l'opera intera di un autore che per inviare un turista a Cassino, lo ha "deviato" per la sua terra, la Valle Caudina e Benevento, in un percorso che oggi certo non sfigurerebbe in nessuna guida turistica.
Tratto dal sito web beneventogiornale.com

Domenico Bartolini nacque ad Airola il 26.06.1781 da Mattia e da Costanza Benvenuti. Fu erudito e storico e partecipò attivamente alla vita sociale della sua Città. Nel 1809 ricoprì la carica di sindaco di Airola, più volte decurione, consigliere distrettuale di Nola, amministratore di beneficenza del comune di Airola e comandante delle guardie civiche. Lasciò, incompleti, saggi sulla sua citta natale e alcune ricerche soriche sul castello di Airola. Sposò la nobildonna Marianna Capece-Scondito, da cui ebbe 7 figli. Morì ad Airola il 22.11.1850 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria della Misericordia.

 


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