IL SAPERE CHE BRUCIA. Libri, censura e rapporti Stato-Chiesa nel Regno di Napoli fra '500 e '600 - Milena Sabato

il sapere che brucia milena sabatoAutore: Milena Sabato
Titolo: Il sapere che brucia
Sottotitolo: Libri, censura e rapporti Stato-Chiesa nel Regno di Napoli fra '500 e '600
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 17); 296 pagine; illustrato
Luogo, Editore, data: Galatina (LE), Congedo, 2009
Collana: Dipartimento Studi Storici dal Medioevo all’Età Contemporanea. “Saggi e Ricerche” n° 91
ISBN: 9788880868798
Prezzo: Euro 25,00
Disponibilità: In commercio

Sulla base di una documentazione tanto centrale quanto locale (per lo più conservata negli archivi vaticani, nell’Archivio di Stato di Napoli e negli archivi diocesani dell’antica provincia storica della Terra d’Otranto, assunta come specimen del rapporto centro-periferia), questo libro delinea soprattutto il tentativo, messo in atto dalle autorità civili del viceregno di Napoli fra il Cinque e il Seicento, di arginare le «esuberanze» ecclesiastiche in materia di libri e di circolazione delle idee (un noto «campo di battaglia» fu, ad esempio, quello riguardante la magia e i suoi testi di supporto), e di frenare quelle censure praticate dagli ecclesiastici, che, costituendo un abuso, intaccavano l’equilibrio nei rapporti Stato-Chiesa sul piano giurisdizionale [...]. In un territorio dove non fu mai formalmente concesso il regio exequatur alla bolla di Leone X del 1515, ai decreti tridentini sulla censura libraria ecclesiastica o all’indice romano, e dove non mancarono precise disposizioni vicereali in materia, fu, nel complesso, l’autorità ecclesiastica ad avere paradossalmente il controllo editoriale [...]. Nei due secoli qui presi in esame, l’occhio intransigente della Chiesa romana e locale (sempre attenta a scongiurare soprattutto la proliferazione di opere dai contenuti licenziosi ed anticlericali e di dottrine «erronee») seguì, sul territorio regnicolo, il libro dalla fase che precedeva l’impressione (censura praevia) a quella della sua circolazione (censura repressiva), colpendo uomini e testi che, in un modo o in un altro, non rispettavano le «giuste» direttive [...]. Nell’economia del lavoro, un certo spazio è anche dato ad alcune delle «nuove frontiere della repressione», quali – oltre la magia – la festa, il carnevale ed il teatro, rientrate fra le competenze del Sant’Uffizio (il quale, è bene ribadirlo, operò nel viceregno di Napoli attraverso i vescovi), una volta superata, negli anni Settanta del Cinquecento, la fase acuta della lotta al dissenso religioso. Tutti esempi, quelli che si proporranno, di quanto la censura ecclesiastica – intenta a controllare le menti, a «forzare le coscienze», ad estirpare regole sociali profondamente radicate nella società e a moralizzare i comportamenti individuali e collettivi, rivolgendosi, in generale, ad un «uso diabolico della lingua» (si pensi, ad esempio, ai comportamenti infamanti) – si estese progressivamente e indefinitamente, spesso provocando conseguenze devastanti, ad ogni campo del sapere [dall’Introduzione].

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