LA CAPPELLA FILOSOFICA DEL PRINCIPE DI SANSEVERO - Sigfrido E. F. Höbel

cappella_filosoficaAutore: Sigfrido E. F. Höbel
Titolo:  La cappella filosofica del Principe di Sansevero
Descrizione: Volume in 8° (cm  x );  576 pagine + 16 tavole fuori testo; ampio apparato iconografico comprendente 120 immagini al tratto e circa 20 fotografie
Luogo, Editore, data: Napoli, Stamperia del Valentino, 2010
Collana: Mirabilia
Prezzo: Euro 85,00
Disponibilita': In commercio

 

Don Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, è uno dei più interessanti personaggi del Settecento napoletano, capo di una delle più antiche e prestigiose famiglie del Regno, amico di Re Carlo di Borbone, primo Gran Maestro della Massoneria in Italia.
Ma soprattutto il Principe fu un amante della Conoscenza, dedito allo studio ed alla ricerca, autore di scritti arguti e brillanti: le sue numerose invenzioni, i suoi curiosi esperimenti, i suoi scritti, testimoniano la molteplicità dei suoi interessi e, insieme, l'ampiezza e la profondità delle sue conoscenze, rivelando una natura di intellettuale illuminato, attento alle tematiche culturali più avanzate del suo tempo e, allo stesso tempo, ben addentrato negli aspetti più reconditi delle dottrine tradizionali.

Il Principe fu dunque Filosofo, nel senso che al termine davano gli antichi Alchimisti, e fu Alchimista egli stesso, dedicando tutta la sua esistenza ad un'assidua e appassionata ricerca sui misteri della Natura e della Vita, coniugando le antiche teorie ermetiche con un'intensa pratica sperimentale di singolari esperimenti e invenzioni, nello spirito della tradizione rosacrociana.
La Cappella Sansevero, fondata alla fine del XVI secolo come tempio sepolcrale della famiglia di Sangro, deve la sua fama a Don Raimondo che, a partire dal 1750, vi fece eseguire uno straordinario complesso di sculture allegoriche che costituisce un vero e proprio “Mutus Liber” ermetico, un muto eppur eloquente testo simbolico, l’immagine coerente e completa di un percorso iniziatico che il Principe ha voluto fissare nella pietra.
Partendo dalla suggestiva immagine del “Disinganno” e dalla enigmatica figura della velata “Pudicizia”, il percorso delineato nel testo si sviluppa fra le numerose allegorie della Cappella, per trovare infine la sua conclusione davanti al prodigio marmoreo del “Cristo velato”.

 


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