IL "PUBBLICO CONVOCIO". Stato e cittadini nella Repubblica napoletana del 1799 - Mario battaglini

libreria neapolisAutore: Mario Battaglini
Titolo: Il «pubblico convocio»
Sottotitolo: Stato e cittadini nella Repubblica napoletana del 1799
Descrizione: Volume in formato 8°; 294 pagine
Luogo, Editore, data: Napoli, La scuola di Pitagora, 2013
Collana: Collezione Vivarium
Prezzo: Euro 24,00
Disponibilità: In commercio

Nella prima quindicina di marzo del 1799, il Governo provvisorio napoletano emanava il seguente comunicato: "il pubblico convocìo avendo avvertito il governo che la sua buona fede era stata sorpresa nella distribuzione degli impieghi [...] è venuto a creare una commissione [...] per la deposizione di tutti gli indebitamente intrusi ed il severo scrutinio di chiunque debba ammettersi in seguito". La situazione che emerge da questo comunicato è unica (a quel che mi risulta) nel variegato mondo delle repubbliche cosiddette giacobine: da essa si ricava che i cittadini napoletani anziché sudditi abulici, come sotto la Monarchia, erano i partecipi solerti della attività del governo che ascoltava e faceva propri i loro suggerimenti. Si è detto e ripetuto più volte che la Repubblica napoletana è una repubblica di élite che un gruppo di astratti filosofi aveva creato. Nulla è meno vero di ciò: i cittadini partecipano coralmente alla vita della nazione e i problemi del tutto concreti che debbono risolvere giorno dopo giorno riguardavano non gli immortali principi, ma il quotidiano, angusto quotidiano che doveva rimediare minuto dopo minuto il denaro per lo Stato e i viveri per i cittadini e nel contempo neutralizzare gli abusi dei francesi, insaziabili predatori.

Poi, verso la fine, quando ormai i problemi quotidiani erano tutti impostati e parzialmente risolti, si passò alle grandi riforme sociali: abolizione dei feudi, dei fedecommessi, dei monti familiari. E qui l'intervento dei cittadini fu veramente corale e suggerimenti e proposte diedero vita a delle discussioni che dimostrano come fosse piena e concreta questa partecipazione del popolo alla vita della Repubblica.

 


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