'OLTRE LONGHI': AI CONFINI DELLA STORIA DELL'ARTE. Scritti per gli ottant'anni di Francesco Abbate

'OLTRE LONGHI': AI CONFINI DELLA STORIA DELL'ARTE. Scritti per gli ottant'anni di Francesco AbbateAutore: AA.VV.
Curatori: Nicola Cleopazzo, Mario Panarello
Titolo: 'Oltre Longhi': ai confini della storia dell'Arte
Sottotitolo:: Scritti per gli ottant'anni di Francesco Abbate
Descrizione: Volume in formato 8°; 440 pagine; illustrazioni in b/n + 16 tavole a colori
Luogo, Editore, data: Portici (NA), Centro Studi sulla civiltà artistica dell’Italia meridionale “Giovanni Previtali” , 2019
ISBN: 9788890871542
Prezzo: Euro 35,00
Disponibilità: In commercio

 


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Prefazione:
Le ragioni di un titolo e di un libro
L’ardito titolo di questo volume ben sintetizza l’impegno culturale di Francesco Abbate, al quale il presente tomo viene donato in occasione dei suoi ottant’anni compiuti il 12 novembre 2019.
A offrirne il destro è stata l’introduzione a un libro, Sua Signoria mangia in oro, che il suddetto storico dell’arte, fra gli ultimi allievi della celebre scuola di Roberto Longhi, ha pubblicato nel 2004 per i tipi di Congedo Editore; libro in cui lo studioso, analizzando diversi brani della produzione letteraria longhiana, ha provato a trarne molteplici spunti di sociologia dell’arte.
In verità la prima parte di questo incipit, nonostante faccia riferimento a Longhi e inviti ad andare oltre i suoi stessi orizzonti, quindi ad allargarne la metodologia, si radica o forse meglio si struttura per molteplici ragioni nella formazione artistica di gran parte degli studiosi attivi nell’Italia meridionale; anche perché alla base della medesima locuzione è il suggerimento di uno dei pilastri della storiografia artistica meridionale: Ferdinando Bologna. Questi, come riferisce Abbate nella prefazione del volume del 2004, ha infatti aperto «nuove prospettive di metodo storiografico» attraverso l’invito ad andare «oltre Longhi»; da qui l’acuta osservazione: «al pari di quello artistico e culturale, il ‘tempo’ storiografico, infatti, non può fermarsi. Come la realtà anche l’arte è, infatti, infinita e quindi infinite possono essere le sue interpretazioni e le indagini su di essa.

Allora andare ‘oltre Longhi’ equivale, tanto per dire, all’essere andati nel tempo oltre Raffaello, oltre Caravaggio, oltre Bernini, oltre Marx, senza che questo abbia minimamente comportato una diminuzione della
loro grandezza», per cui, prosegue lo stesso Abbate, non si può ritenere superato Roberto Longhi, essendo ancora «fondamentale punto di riferimento la sua vicenda storiografica» (pp. 11-12).
Ma ‘oltre Longhi’ cela anche altri significati, che non sono solo quelli strettamente legati all’orizzonte metodologico; vuol dire anche andare oltre la stessa figura di Longhi e la sua scuola, vuol dire oltrepassare gli argomenti da lui trattati, che sono quelli consolidati della macrostoria, vuol dire spingersi verso orizzonti diversi da quelli maggiormente riconosciuti e onorati. Da qui la seconda parte del titolo, ‘ai confini dell’Arte’, che cela la volontà di spingersi oltre gli ambiti maggiormente esplorati, verso quel Sud oggetto di studio, tutela e valorizzazione del ‘Centro studi sulla civiltà artistica dell’Italia meridionale Giovanni Previtali’, diretto, fin dalla sua fondazione nel 2003, dallo stesso Francesco Abbate.

Un’associazione che opera con l’orgoglio di poter contribuire a infrangere quell’atavica ‘questione meridionale’ che inficia la cultura e i territori, la stessa messa in luce in illo tempore da Giovanni Previtali in un suo pionieristico studio su Teodoro d’Errico uscito sul terzo numero di «Prospettiva» nel 1975. Ivi Previtali osservava quanto la condizione di disagio del Sud di oggi sia di fatto proiettata anche nella storia dell’arte, verso
tempi in cui la cultura artistica ha invece espresso originalità di linguaggi all’interno di contesti dalle dinamiche culturali articolate, che hanno fornito un contributo non secondario alla dimensione della macrostoria.
Una visione diversa, questa sostenuta dal Centro Studi Previtali, che inoltre si è ‘munita’ dal 2017 di un nuovo strumento scientifico, la rivista «L’Officina di Efesto», la quale contribuisce a restituire attraverso piccoli tasselli – frutto di «una libera associazione di studiosi, operosi per lo più nelle strutture culturali del Sud Italia, e dalle più varie collocazioni accademiche o di indirizzi culturali […] ognuno portatore della propria specificità culturale, di ‘scuola’» – una nuova dignità al Meridione, tentando di andare al di là di interessi, di classi accademiche, di cordate, di ipocrisie più o meno velate, nella speranza che la concordia e non il conflitto, diversamente promosso da altri, possano vincere e che lo studioso fiorentino, al quale questo libro è dedicato, ergendosi sopra ogni ‘colore culturale’, invita a superare, grazie anche alla sua indole mite e aperta priva di pecche protagonistiche.

È nei due editoriali della rivista sopracitata che lo stesso Abbate ha registrato «lo sviluppo imponente in questi ultimi decenni degli studi dedicati all’intero arco dell’arte della parte meridionale del nostro paese, […] settore di studi ancora considerato, quando viene considerato, da certo, e purtroppo non secondario, spocchioso snobismo centro-settentrionale, alla stregua di un trascurabile parente povero».
È così che i soci del Centro Studi Previtali, chiamati a raccolta, hanno ancora una volta messo a disposizione le loro forze intellettuali e materiali per provare a equilibrare questo status quo, offrendo al loro propositivo e infaticabile presidente un libro esclusivamente dedicato all’arte meridionale. Un omaggio dovuto, a chi in occasione della stessa ricorrenza ha voluto tenacemente celebrare, con due volumi curati sempre dal Centro Previtali ormai pienamente accolti dalla storiografia artistica meridionale e non solo, due rimpianti Maestri: Ferdinando Bologna  Michele D’Elia.

Ne è nata una raccolta di saggi, come e ancor più rispetto a quei precedenti, ‘completa’, pienamente speculare alle finalità, agli ambiti di ricerca e alle potenzialità dell’associazione e dei suoi membri, ma soprattutto ai campi d’interesse e ‘azione’ di Francesco Abbate, fissati tra il 1997 e il 2009 nella sua monumentale Storia dell’arte in Italia meridionale in 5 tomi (finora!). Tutte le regioni dell’Italia meridionale, dall’Abruzzo alla Basilicata, dal Molise alla Sardegna, passando per le più ‘battute’ Campania, Sicilia e Puglia, sono state toccate dai 42 contributi. Così come nessuna arte, dall’architettura al disegno, dalla pittura alle arti decorative, dalla scultura all’oreficeria, ne è stata esclusa; in una varietà di punti di vista e problematiche davvero stimolante: dal restauro all’iconografia,

dalla committenza all’attribuzionismo, dalla storia ecclesiastica alle tecniche artistiche. Allo stesso tempo lo spettro delimitato dai contributi ha coperto un vasto arco cronologico, che va dal Medioevo all’età contemporanea, includendo inevitabili affondi su vecchie e nuove passioni di Abbate, sempre e comunque interessato a tutte le espressioni artistiche: l’arte medievale di ‘periferia’ allineata alle formule più alte e centrali, la superba scultura del Cinquecento, la devozionale pittura tardomanierista, la misconosciuta arte napoletana contemporanea. Un vasto disegno che ha tracciato al contempo una sorta di ‘geografia sentimentale’ del festeggiato: Napoli, il Cilento, Lecce e il Salento, la Sicilia da Palermo a Messina, ecc.

Un’operazione autoreferenziale, con numerose assenze lampanti, si potrà obiettare! Ma l’iniziale e allettante idea di estendere ‘oltre’ il Centro Studi l’invito a partecipare a questo volume, celava come contropartita le insidie di clamorose e inavvertite esclusioni. A questo si è poi aggiunta una semplice considerazione: chi ha frequentato Abbate negli ultimi anni sa che la sua vita di studioso e le sue fatiche ‘accademiche’ sono ormai quasi unicamente direzionate verso l’associazione da lui diretta, al punto che il Centro Studi Previtali e il suo presidente, nella percezione comune, sono ormai diventati sinonimi.

Una volta circoscritto il bacino di studiosi cui attingere, è stato difficile per noi curatori valutare chi, tra i quasi 200 soci Previtali – docenti universitari, dirigenti e funzionari del Ministero, dottori e dottorandi di ricerca, appassionati e collezionisti – potesse essere invitato a questo omaggio, essendo impossibile per ragioni editoriali garantire la partecipazione di tutti. Tanto più se si considera la pronta e ampia risposta dei ‘prescelti’, a dimostrazione della grande stima che Abbate è stato capace di conquistare negli anni. La scelta è quindi caduta in primo luogo verso i soci più anziani, e non in senso anagrafico, ossia i fondatori del Centro Studi di cui molti costituiscono oggi il comitato direttivo dell’associazione, poi, in seconda battuta, verso quelli più attivi e fedeli.

Spiace che tra gli esclusi ci siano molti giovani, forza su cui Abbate ha sempre puntato molto, ma a essi l’associazione, grazie soprattutto a ‘L’Officina di Efesto’, non ha mancato e non mancherà di dare spazio per poter emergere. Quest’ultimo d’altronde è stato un ulteriore criterio selettivo, avendo preferito concedere voce a chi non era comparso nelle ultime iniziative editoriali del Centro Studi o nei primi due numeri della rivista.
Corre quindi l’obbligo di scusarci con chi avrebbe voluto partecipare all’iniziativa ma ne è risultato escluso, anche involontariamente e magari solo per ragioni tecniche; il loro nome, insieme a quello di tutti gli altri soci del Centro Studi, compare comunque nella tabula gratulatoria finale.
Sentiamo di rivolgere un sentito ringraziamento ai pochi ‘esterni’ ospitati nelle prime pagine del volume con un ricordo personale: Pier Paolo Donati e Antonio Paolucci, invitati a ricomporre idealmente, con il compianto Luciano Bellosi e Abbate, quel quartetto di ultime leve longhiane spesso nostalgicamente ricordato da quest’ultimo; i coniugi Sparla, inseparabili compagni di lavoro e di viaggio, l’ultimo in Irlanda, del festeggiato. A essi si è aggiunta la testimonianza di Mimma Pasculli Ferrara, chiamata a rappresentare tutto il Centro Studi Previtali di cui la stessa è vicepresidente, carica condivisa solo fino a pochi mesi fa con Mario Alberto Pavone, che con Abbate avrebbe quest’anno festeggiato un compleanno importante e che di certo non sarebbe mancato a questo appuntamento.

Un ringraziamento speciale va a chi ha permesso di vedere concretizzata materialmente la nostra idea, Maria Grazia Gargiulo, Francesco De Nicolo e in primis, sicuri di non far torto agli altri due, Ivano Iannelli, il quale ha offerto spontaneamente la sua impeccabile maestria grafica nel confezionare questo volume.
Volume che si spera possa essere gradito al festeggiato, immaginandolo già intento a impugnare la ‘severa’ matita nel leggere, davanti al suo camino di Roccagloriosa e tra gli amati gatti, le prossime pagine. Nel promettergli di ritrovarci tra dieci anni, da parte nostra e di tutti i soci Previtali non resta che augurargli ogni bene per questi suoi ‘primi ottant’anni’.
Nicola Cleopazzo
Mario Panarello
Indice del volume:
Prefazione
Nicola Cleopazzo - Mario Panarello

Ricordi
Antonio Paolucci
Pier Paolo Donati
Silvana e Gianni Sparla
Mimma Pasculli Ferrara

Dall’indagine territoriale al racconto del territorio; VIDE, una mostra al tempo della rivoluzione digitale
Antonella Cucciniello

La Trinità eucaristica di Sant’Aniello a Quindici
Maria Rosaria Marchionibus

Su alcune lastre disperse e su una immagine a bassorilievo di San Michele Arcangelo nella chiesa di Sant’Angelo a Bitritto (Ba)
Gioia Bertelli

L’iscrizione rivelatrice: un nuovo scultore per l’arte appulo-lucana del XIV secolo
Marcello Mignozzi

Pisanello a Napoli
Donato Salvatore

Contributo allo studio della statuaria in ‘estofado de oro’. Confronti tessili
Alessandra Pasolini

Da Firenze alla Sicilia: modelli a confronto per l’opera di Antonello Gagini
Mario Panarello

La tavoletta della quadreria dei Gerolamini di Napoli e la sua fedeltà all’incisione di Dürer. Per uno sguardo in più
Letizia Gaeta

‘Parendovj questa storia tropo stricta potete farla uno poco più alta’: un disegno di Annibale Caccavello nella collezione Firmian del Museo di Capodimonte a Napoli
Alessandro Grandolfo

Marco Pino: una Orazione di Cristo nell’Orto degli Ulivi
Pierluigi Carofano

Dal ‘Maestro di Massa Lubrense’ a Giovan Lorenzo Firello
Stefano De Mieri

Per Girolamo Gomes e il San Marciano in cattedra del duomo di Siracusa: un documento inedito
Valter Pinto-Vittoria Vaccaro

Pompeo Cesura scultore: una nuova opera ritrovata
Lucia Arbace

Un disegno inedito del pittore tardomanierista Francesco Pinna
Maria Grazia Scano Naitza-Mauro Salis

La chiesa e il monastero di Santa Maria in Gerusalemme, detto delle Trentatré, a Napoli: aggiornamenti e spunti di ricerca
Lucia Priore - Nicola Cleopazzo

Un San Carlo Borromeo di Giovanni Mauro Della Rovere detto il Fiammenghino in Puglia
Nuccia Barbone Pugliese

La Consegna del cordone a San Francesco di Manduria e altre proposte per il catalogo di Giovan Vincenzo Forlì
Nicola Cleopazzo

Ippolito Borghese e le Teresiane in Puglia
Marino Caringella

Due questioni ‘riberesche’: un inedito San Paolo eremita e una Sacra Famiglia rivisitata
Alessandra Migliorato

Tre schede di pittura messinese del Seicento: inediti di Antonio Catalano il Giovane, Domenico Marolì e Placido Celi
Gioacchino Barbera

Il San Michele Arcangelo e altri dipinti perduti di Luca Giordano e Francesco Solimena dagli archivi fotografici di Montecassino
Ugo Di Furia

La chiesa di San Giacomo, poi di San Pasquale, a Lecce
Rosanna Bianco

Giacomo Colombo pittore. Il «fondo pintato» per il gruppo scultoreo della Pietà di Eboli
Gerardo Pecci

«Ex amore Benedicti XIII». Azioni, interventi e committenze orsiniane in Molise
Dora Catalano

Note critiche sulle tipologie della facciata in pietra dell’architettura sacra in Calabria tra Sei e Settecento
Dario Puntieri

La facciata settecentesca della chiesa di San Nicola a Randazzo
Eugenio Magnano di San Lio

La decorazione parietale della chiesa San Bonaventura a Caltagirone. Prime ipotesi di ricerca
Giuseppe Ingaglio

La bottega di Giuseppe De Grecis nel Settecento a Bari
Isabella Di Liddo

Alla riscoperta della settecentesca tela della Madonna della Croce di Nicola De Filippis a Triggiano (Ba)
Marianna Saccente

Alcuni disegni inediti del «Real Palazzo del Bosco della Real Caccia di Persano»
Vega de Martini

Riflessioni sulla prima maturità di Jacopo Cestaro, con aggiunte al suo catalogo
Enrico De Nicola

Su un episodio di edilizia minore del centro antico di Napoli: il palazzo di via San Paolo 21, un ‘quasi’ inedito dell’architetto Giovanni Del Gaizo
Renato Ruotolo

Nicola Peccheneda: le Storie certosine del Museo di San Martino
Concetta Restaino

I La Villa, argentieri e orafi palermitani tra XVIII e XIX secolo
Maria Concetta Di Natale

L’anonimo “Argentiere GC”: l’inizio degli studi su un maestro napoletano dell’Ottocento
Antonello Ricco

Effimero ed inedito ottocentesco. Su alcuni trasparenti di Michele Panebianco
Giampaolo Chillè

Un’inedita copia napoletana del lampadario gotico della Collegiata di Castiglione Olona
Maria Grazia Gargiulo

Luigi Mastrodonato, un apprezzato maestro dell’intaglio oggi dimenticato
Rosa Romano d’Orsi

Una dinastia di scultori del Mezzogiorno d’Italia tra il XIX ed il XX secolo: i Patroni (Raffaele, Diomede e Corrado)
Rosa Carafa

Un pastello ‘cilentano’ e fatti di collezionismo intorno a Giuseppe Casciaro
Massimiliano Cesari

Pitture murali inedite o misconosciute di Mario Prayer (1887-1959)
Massimo Guastella

Sullo studio di Salvatore Vitagliano, artista della terra e del cielo
Stefano Gallo
FINE

 


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