EDICOLE SACRE NELLA CITTÀ DI ARZANO - Giovanni Bevilacqua

EDICOLE SACRE NELLA CITTÀ DI ARZANO - Giovanni BevilacquaAutore: Giovanni Bevilacqua
Titolo: Edicole sacre nella città di Arzano
Da un'idea di Andrea Piscopo.
Presentazione di Giustino Aruta
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 23,5 x 16,5); 96 pagine; oltre 85 illustrazioni, 76 delle quali, foto, tutte a colori ed alcune a tutta pagina
Luogo, Editore, data: Arzano (NA), s.e., gennaio 2020
ISBN: 9791220058162
Prezzo: Euro 10,00
Disponibilità: Limitata

 


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Ogni edicola [...] può essere letta come una sorta di riassunto della religione popolare, tanto più pregnante quanto più semplice è l'immagine in essa rappresentata. Le edicole davano la possibilità di rendere "domestici" (nel senso di abitare insieme con) i Santi ivi dipinti. Era spontaneo il desiderio di affidamento e la richiesta di protezione, sentendosi piccoli e miserevoli, proprio come i potenti li definivano, li consideravano, li trattavano. Le scritte che accompagnavano l'immagine, avevano (per molti ancora hanno)un significato esplicativo del sentire religioso. Bistrattati dai padroni, i poveri sentivano il divino come loro difensore e come scudo contro l'oppressione del potere.
I ladri nel '700 non osavano spegnere le lampade votive per paura, più che per riverenza verso i santi rappresentati in esse. Non abbiamo più paura, le immagini si scoloriscono o scompaiono, così come stanno scolorendo e scomparendo i nostri sentimenti religiosi, il Cielo non è più nell'orizzonte degli uomini. La secolarizzazione ha portato via le forme e le formule dialettali di invocazione e propiziazione, il mondo delle "preghiere fatte in casa", i piccoli simboli collocati sotto l'edicola a metà tra il magico e il religioso.

L'interesse verso l'edicola (piccola porzione della storia nostra) è intessuto dalla certezza che queste abbiano tanto da dire su di noi e del mondo nel quale viviamo, sul nostro passato prossimo, e sul nostro presente: ci aiutano a far luce circa le strategie comunicative usate dai nostri padri, in rapporto al sacro (ma si dovrebbe dire della vita intera), e anche quali debbano essere le occasioni elaborative e di conservazione di queste opere.
Semplicità ed originalità che ci rimandano alla fede spontanea di chi poneva in opera quelle edicole. I santi dei ricchi e dei poveri sono ancora oggi uguali. Lo erano ancora di più al tempo in cui queste immagini nascevano, ecco perché la spontaneità e l'approssimazione sono la riconoscibilità di chi le poneva e vi pregava. Si potrebbe dire che più erano imperfette più erano sentite somiglianti a quelle povere persone, abitanti di quei poveri luoghi.
Bisogna prendere atto delle nostre povertà. L'arte non è solo quella alta trasferita nei musei. Anche le nostre misere pietre sono prodotti culturali, raccontano dei loro costruttori, quale fosse il loro rapporto col divino e quale quello col mondo intero: le vecchie cose ci raccontano dei nostri nonni, soprattutto raccontano dell'orizzonte che essi avevano del mondo.
Da essi abbiamo ereditato quanto oggi vediamo. Per misero che ci appaia, deve essere studiato e, possibilmente, conservato e offerto alle generazioni che seguiranno. Quando non si ha cura per la storia passata si rischia di costruire un futuro bruttissimo. La spinta per condurre la ricerca è venuta da questa acquisita certezza: il primo atto per poter ben operare deve essere la conoscenza. Il futuro lo si prepara meglio quanto più profondamente si conosce il passato.
L'edicola è sicuramente una testimonianza autentica del popolo, come parte intima esposta, da salvaguardare non solo come testimonianza storica: va capita e curata. Quando si cancella la storia, cosa ci resta?
(Dalle "Conclusioni" dell'Autore)

 


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