DIEFENBACH E CAPRI - Antonia Tafuri, Roberta De Martino

diefenbach_e_capri

Autore: Antonia Tafuri, Roberta De Martino
Titolo: Diefenbach e Capri
Descrizione: Elegante volume oblungo (cm 23 x 22,5); 108 pagine, carta patinata pesante con 78 illustrazioni per lo più a colori che riproducono i grandi dipinti e le opere grafiche in gran parte realizzate a Capri
Luogo, Editore, data: Napoli, Grimaldi & C., 2013
ISBN: 9788898199006
Prezzo: Euro 30,00
Disponibilità: In commercio


Karl Wilhelm Diefenbach: pittore, riformista, pacifista, libero pensatore, simbolista, adoratore del sole. Così si può definire il pittore tedesco, vissuto tra il 1851 e il 1913, un artista insolito e singolare, una figura d’eccezione nel panorama artistico del XIX sec. Contornato da vari allievi, fu un personaggio sui generis, non solo per l’aspetto fiero ed autorevole, ma specialmente per il suo modo di intendere ed affrontare la vita, per l’essere contro e fuori dalle regole. Insofferente alle rigide convenzioni dell’ambiente borghese in cui viveva, Diefenbach fu molto criticato per il suo stile di vita secondo natura: era, infatti, un seguace della dottrina teosofica e praticava il vegetarianismo e il nudismo.
Questo lavoro si pone l’obiettivo di approfondire la personalità del Maestro nei suoi aspetti meno noti, legati, oltre che all’attività artistica, alla vita privata, all’ambiente che lo ha circondato ed al suo fondamentale contributo alla “fortuna” di Capri per la presenza di una comunità teosofica, “inaugurata” da Diefenbach e continuata da quegli spiriti eletti che consolidarono il mito dell’isola (R. M. Rilke, J. Fersen, A. Munthe, N. Douglas,T. Mann, C. Mackenzie). L’argomento scelto da Massimiliano Gioni, curatore della Biennale 2013 dal titolo “Il Palazzo Enciclopedico”, è stato il riconoscimento maggiore che Diefenbach abbia avuto, ruotando la mostra intorno alle opere di artisti, visionari e veggenti che hanno perseguito la loro idea artistica, fuori e a volte contro le ideologie, rifiutando gli obblighi sociali imposti dalla morale bigotta.
Fino al 1899, prima del suo arrivo a Capri, egli si formò negli ambienti stimolanti di Monaco e di Vienna, da dove, poi, fuggì per allontanarsi dalla società borghese, che continuava a considerarlo “pazzo”. Nella triste vicenda di uomo malato, di padre abbandonato, di artista incompreso dalla società, egli sentì l’esigenza di andare alla ricerca del suo “paradiso terrestre”, di quel posto ideale dove poter vivere in comunione con la natura e perseguire i suoi ideali di vita.
A Capri, dove era giunto nel dicembre del 1899 e dove visse fino alla morte, egli aveva trovato la sua dimensione ideale, abbagliato dal miraggio di una nuova norma di vita, una vita da indigeno, primitiva. L’isola, infatti, si era rivelata per lui un’inesauribile fonte di ispirazione e i tredici anni di permanenza furono densissimi per la sua attività creativa e per la rigenerazione della sua arte di paesaggista fuori le righe, di simbolista intriso d’Egitto e di Oriente.
Durante la sua esistenza vissuta nel segno della riforma, Diefenbach ha perseguito l’unione tra arte e vita. Innovativo fu il suo stile di vita ed innovativa fu anche la tecnica pittorica che mescolava, nelle tele di grandi dimensioni, materiali quali bitume, sabbia e pietrisco, in modo da dare corposità alle immagini. In questa esaltazione della materia, che dava vita ad una pittura sostanzialmente nuova ed audace,Diefenbach si pose come un predecessore delle successive generazioni degli artisti del Novecento e del linguaggio polimaterico. E’ stato possibile, inoltre, ricomporre la storia della collezione Diefenbach e del Museo di Capri, grazie alla consultazione di documenti dell’Archivio della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli e a numerose testimonianze di chi, in quegli anni, aveva partecipato o assistito direttamente alla creazione del Museo. L’impegno del professor Raffaello Causa, allora Soprintendente, permise la realizzazione, nel 1974, del Museo Diefenbach allestito in alcune sale della Certosa di San Giacomo, riportando alla luce la figura di un “artista autentico intenso e lucidissimo”, come disse Raffaello Causa, un uomo consapevole della vita intesa come ricerca, la cui arte non è stata forse ancora abbastanza compresa ed apprezzata.

 


richiedi infoformazioni

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge.
Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno o semplicemente scrollando la pagina verso il basso, accetti il servizio e gli stessi cookie.