GLI SCULTORI VERZELLA TRA PUGLIA E CAMPANIA. Committenza e devozione - Antonio Faita

gli scultori verzella antonio faitaAutore: Antonio Faita
Titolo: Gli scultori Verzella tra Puglia e Campania
Sottotitolo: Committenza e devozione
Descrizione: Volume in formato 8° (cm 24 x 17); 144 pagine; illustrazioni a colori
Luogo, Editore, data: Galatina (LE); Congedo, 2015
Collana: BCP (Biblioteca di Cultura Pugliese) n° 203
ISBN: 9788867661022
Prezzo: Euro 20,00
Disponibilità: In commercio

Le ricerche sulla scultura napoletana in legno pur avendo negli ultimi anni conosciuto un notevole incremento non si sono, se non in rare occasioni, 'spinte' oltre il Settecento. Mentre ora, possiamo considerare come i Verzella abbiano portato avanti il magistero degli scultori settecenteschi e, fino alla metà dell'Ottocento, realizzato opere sia chiaramente influenzate dal gusto neoclassico, sia ancorate alla tradizione tardobarocca.

In questo secondo caso, al momento, non è agevole distinguere quanto la loro attività si possa liquidare come un semplice fenomeno di 'attardamento' e quanto invece sia una specifica componente legata alle necessità della 'devozione' che richiedeva un'impronta necessariamente 'realistica' per muovere gli animi degli spiriti 'semplici' delle campagne dove i culti erano capillarmente diffusi, a volte sovrapponendosi.

Questo lavoro dimostra che il territorio del Meridione offre ancora notevoli spunti di indagine e la ricomposizione del 'clan' familiare degli scultori Verzella attesta la necessità di allargare le nuove ricerche anche nel verso della 'storia sociale', una componente poco frequente negli studi meridionali. Questo libro offre un primo spiraglio aperto verso un periodo, poco frequentato non solo per la scultura ma anche nelle altre 'arti' nei territori regnicoli, considerato che al di là della mostra sulla Civiltà dell'Ottocento a Napoli tenutasi nell'ormai lontano 1997, gli aspetti della ricaduta 'figurativa' della restaurazione borbonica nell'immensa 'periferia' meridionale debbono ancora essere messe a fuoco.
da una lettera di Gian Giotto Borrelli ad Antonio Faita

 


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