LA PORCELLANA DELLA REAL FABBRICA FERDINANDEA. 1771 - 1806 - Angela Caròla Perrotti

la_porcellana_della_real_fabbrica_ferdinandeaAutore: Angela Caròla Perrotti
Titolo: La porcellana della Real Fabbrica Ferdinandea
Sottotitolo: 1771-1806
Descrizione: Volume rilegato in similpelle con fregio impresso al piatto e titoli in oro impressi al dorso, sovraccoperta figurata, in formato 4° (cm 31 x 25); 548 pagine + XX; 44 illustrazioni in b/n nel testo + CCLXV tavole a colori ed in b/n fuori testo. Strappo alla parte superiore del dorso della sovraccoperta
Luogo, Editore, data: Cava de' Tirreni (SA), Emilio Di Mauro per il Banco di Napoli, 1978
Disponibilita': No

Nota introduttiva:
La presente monografia - frutto di una ricerca svolta tanto sulla produzione che sui documenti di archivio e durata più di un decennio - si pone come obiettivo di restituire alla fabbrica di porcellana aperta da Ferdinando IV nel 1771, la sua precisa identità storica e artistica spesso confusa, e non solo dai « profani », con quella della più antica fabbrica di Capodimonte.
Se tale confusione poteva in un certo senso essere comprensibile durante il secolo scorso quando l'attività della Real Fabbrica Ferdinandea era ancora una realtà alquanto vicina nel tempo e il mito della manifattura di Capodimonte era di ostacolo all'affermarsi di ogni altra attività consimile, risulta inaccettabile oggi in un momento nel quale fra l'altro assistiamo ad una totale rivalutazione delle manifestazioni neo-classiche e comunque successive alla fase del rococò. Il misconoscimento delle porcellane ferdinandee - paragonabile alla sottovalutazione sempre riservata ai successori di antenati troppo illustri - è stato però indubbiamente favorito dalla carenza di studi particolari sulla fabbrica e dalla inveterata abitudine di assegnare a Capodimonte, attraverso errate attribuzioni, la sua migliore produzione plastica. Inoltre, ad accrescere gli equivoci, numerose porcellane apocrife marcate con la N coronata, immesse nell'Ottocento sul mercato antiquariale sia dalla manifattura di Doccia che da piccole fabbriche tedesche, hanno inevitabilmente finito con lo svalutare sul piano artistico i prodotti napoletani autentici.
E così, mentre più o meno sistematicamente apparivano in campo editoriale monografie sulle ormai mitiche porcellane di Capodimonte, il silenzio continuava a circondare i prodotti della Fabbrica Ferdinandea, in quanto non sembrava necessario attribuire ad essi altro riconoscimento se non quello generico della graziosità e del buon gusto. A smantellare tali preconcetti spero, appunto, che servirà questo volume.
Vorrei solamente qui porre in evidenza che la tradizione cittadina legata all'arte della porcellana deve molto proprio alla Real Fabbrica Ferdinandea, che, contrariamente a quella di Capodimonte, svolse un ruolo quasi di scuola d'arte, determinante sui piano culturale e tecnico ai fini della formazione di una intera generazione di artisti, che, in seguito, una volta sopraggiunta la crisi della fabbrica, andò a potenziare altri settori delle arti cosiddette minori, primo fra tutti quello delle plastiche presepiali. Particolare impegno è stato poi da me posto nella ricostruzione storica della vita della fabbrica, rispettando il più possibile il punto di vista di coloro che ne vissero le travagliate esperienze.
Le tante carte di archivio qui pubblicate parlano, infatti, in prima persona e ripropongono con straordinaria vivacità il dramma umano dei protagonisti del tempo. Per la prima volta si ricostruisce una certa situazione aziendale, attraverso il semplice allineamento in ordine cronologico delle suppliche degli operai da una parte, e delle difficoltà manageriali - per dirla con un brutto termine dei nostri giorni - dall'altra. Nella esposizione di tali documenti mi sono imposta, intenzionalmente, di evitare ogni conclusione, ritenendo di molto più interessante la visione obiettiva così come mi si era presentata durante la ricerca; mi auguro solo che le inevitabili convinzioni personali, a cui pur sempre si giunge, non abbiano, a mia insaputa, influito sulla spassionata stesura dei dati.

Vorrei, infine, cogliere l'occasione di questa nota introduttiva per rispondere a una domanda che sovente mi è stata posta a proposito di questo mio lavoro: « Perché porcellana della Real Fabbrica Ferdinandea e non porcellana di Napoli? » A tale quesito rispondo che ho preferito chiamare le cose con il loro giusto nome: « Real Fabbrica Ferdinandea » non è altro, infatti, che la pedissequa traduzione del monogramma FRF usato dalla manifattura. E comunque certo che dai contemporanei la manifattura della porcellana non venne mai chiamata «di Napoli» e che solo nel tardo Ottocento, a fabbrica ormai chiusa da tempo, una tale denominazione entrò in uso.

Il titolo di questa monografia propone quindi il recupero della originaria denominazione


Indice del volume:

- La storia della fabbrica
- La vita in fabbrica
- La produzione

 


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