'O SURDATO NNAMMURATO. Studio sociologico su 190 brani del repertorio della Canzone Classica Napoletana (1880-1945) dedicati al tema della guerra - Antonio Grano

o_surdato_nnammuratoAutore: Antonio Grano
Titolo: 'O surdato 'nnammurato
Sottotitolo: Studio sociologico su 190 brani del repertorio della Canzone Classica Napoletana (1880-1945) dedicati al tema della guerra
Descrizione: Volume in 8° (cm 23 x 15); 164 pagine; illustrazioni in b/n.
Luogo, Editore, data: Napoli, Antonio Grano, novembre 2010
Disponibilita': No

Per comprendere i motivi del grande interesse che suscitò il problema della guerra fra i grandi e piccoli poeti napoletani, basta ripercorrere a larghi tratti gli avvenimenti che vanno dal 1885 al 1945, avvenimenti con i quali quasi tutti hanno convissuto: Nel 1885 l’Italia occupa in Africa il porto di Massaua, punto di partenza per la penetrazione in Abissinia.
Inizia la lunga marcia per l’occupazione di quelle terre, fino a quando, nel 1887, le truppe italiane sono fermate dall’esercito di Ras Alula che a Dogali stermina un contingente di 500 militari italiani. Nel 1889 l’Italia occupa la Somalia e ne inizia la colonizzazione. Con regio decreto viene creata la colonia italiana dell’Eritrea. Pochi anni dopo, nel 1895, scoppia la guerra tra Italia ed Etiopia. Dopo alcune vittorie del generale italiano Baratieri che occupa tutta la regione del Tigrè, le forze etiopiche, alleate con Francia e Inghilterra, prevalgono all’Amba Alagi su quelle del maggiore Toselli. L’anno dopo, sempre in Etiopia, il negus Menelik sconfigge l’esercito italiano ad Adua. Con la pace di Addis Abeba si conclude la guerra: l’Italia mantiene Eritrea e Sonmalia, ma deve rinunciare al protettorato sull’Etiopia. Pochi anni dopo, nel 1911, l’Italia dichiara guerra alla Turchia per la conquista della Libia. Il generale Caneva sbarca a Tripoli e si impossessa di Bengasi e Tobruk. In Tripolitania le truppe italiane sono sconfitte nella battaglia di Sciara Sciat. Passa un anno e, nel 1912 l’Italia attacca la Turchia e nel mar Egeo e occupa Rodi e il Dodecaneso. Poi la Grande Guerra: maggio 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria; a luglio la prima battaglia sull’Isonzo; la quinta si combatterà nel marzo del 1916. La sesta si consuma nell’agosto di quell’anno, e in quello stesso mese l’Italia dichiara guerra alla Germania, subendo la disfatta di Caporetto. Poi ci saranno le “vittorie del Piave e di Vittorio Veneto, ma sappiamo tutti come si concluse la carneficina del ’15-’18. E giunge il 1935. Mussolini ha assunto il potere da 13 anni. Le truppe italiane, al comando di De Bono e Graziano penetrano in Etiopia. La Società delle Nazioni delibera le sanzioni economiche contro l’italia colpevole di aggressione. Nel maggio del 1936 l’esercito italiano penetra in Addis Abeba. Il negus Ailè Salassiè è costretto ad abbandonare il paese. Mussolini proclama l’impero. Luglio 1938: il “regime” approva il «manifesto della razza», cui fanno seguito provvedimenti antisemiti, come la privazione della cittadinanza italiana. Nel 1939, Mussolini ordina l’occupazione militare dell’Albania e poi, il 10 giugno del ’40, dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. In agosto le truppe italiane occupano la Somalia britannica, poi Sollun in Libia e Sidi El Barani in Egitto. In ottobre inizia l’aggressione italiana in Grecia. Nel 1941, Germania e Italia dichiarano guerra alla Jugoslavia. L’11 dicembre di quello stesso anno dichiarano guerra agli USA. E’ l’inizio della fine per Mussolini e per Hitler. Il 10 luglio del ’43 gli americani sbarcano in Sicilia; il 25 Luglio, nella famosa, concitata riunione del “Gran Consiglio” cade il Governo Mussolini. 1945. 28 Aprile. Mussolini viene giustiziato dai partigiani a Giulino di Mezzegra (Como). Sessant’anni di tragedie umane, economiche, politiche sociali, morali, sulle quali era praticamentre impossibile ogni forma di disimpegno. I nostri autori, tutti terroni napoletani, non solo parteciparono con grande slancio alle vicende di questi anni di sangue ma, addirittura, come nel caso del napoletanissimo E. A. Mario e della sua travolgente Leggenda del Piave, divennero protagonisti attivi, al pari degli uomini in armi.
 

Un mesto e commosso omaggio ai grandi poeti e compositori napoletani che ingenuamente e generosamente, in nome della Patria che non c'era e che non c'è , hanno glorificato le guerre colonialistiche scatenate dalla bellicosa dinastia savoiarda e dalla vorace borghesia capitalistica padana che oggi, in vista di nuovi orizzonti globalizzati e di nuove e più redditizie colonie di sfruttamento extracomunitarie, ha deciso di disfarsi dello spremuto e ingombrante fardello della ex colonia di Terronia. Un mesto e commosso omaggio ai terroni siciliani, calabresi, pugliesi, lucani, molisani, campani che andavano a farsi massacrare in difesa dei Sacri Confini del Grande Piemonte Allargato, che chiamarono Italia.
Antonio Grano

 


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