SCUSA... MA TI SCHIFO A MORTE. Nuoce gravemente all'italiano. Autobiografia - Deborina

scusa_ma_ti_schifo_a_morte_deborinaAutore: Deborah Caccavale (in arte Deborah di Rivombrosa, su YouTube Deborina)
Titolo: Scusa... ma ti schifo a morte
Sottotitolo: Nuoce gravemente all'italiano. Autobiografia
Libro + DVD
Prefazione di Mimmo Cipolletta
Descrizione: Volume in formato 16° (cm 19 x 13); 126 pagine; alcune illustrazioni a colori fuori testo.
Il DVD contiene con la versione audio dei capitoli del libro
Luogo, Editore, data: Napoli, Luciano, luglio 2011
ISBN: 9788860261397
Prezzo: Euro 13,00
Disponibilità: In commercio

Prefazione:
Quando Fabio Brescia mi ha chiesto di scrivere la prefazione al libro di Deborina, non ho realizzato subito se lo abbia fatto in nome di una ultratrentennale fraterna amicizia, oppure perché conscio che i miei apprezzamenti su questo personaggio andavano e vanno oltre l'immediatezza e la risibilità delle sue battute e delle situazioni. La bambina in questione è un raro esempio di sunto delle conoscenze teatrali, linguistiche, geografiche e oserei dire, onomastiche, o addirittura culturali, del suo autore/personificatore.
Deborina è uno Sbirulino dei nostri tempi, un omaggio, non so quanto indiretto e inconscio, al famoso tipo portato al successo da Sandra Mondaini.
Lei è anche però il deus ex machina del teatro classico, è la reincarnazione trasversale di personaggi della amara commedia classica e napoletana, della tragedia greca, dove, spesso, il canto e il coro smorzavano le tensioni, riportando lo spettatore alla reale manifestazione dei fatti.
La famiglia di Deborina è il (contro) canto, un po' inteso nel senso antico, la spalla invisibile delle sue avventure: le sue amiche, gli altri personaggi che non si vedono, ma reali, quanto meno nella realtà, le fanno da coro.
La bambina ha il potere di rendersi reale attraverso le canzoni, le gag, gli interventi di vario tipo: non la vedi ma la senti, alla radio ad esempio, la immagini, e ridendo ti cali nel suo mondo che è anche un po' il nostro.
E voglio dire: Deborina potrebbe anche esprimersi in dialetto bergamasco o siciliano: conta altro. Il dialetto che lei manipola, facendocelo conoscere nelle sue mille sfaccettature storico-linguistiche, è uno strumento, immediato, per raccontare una realtà. Ha e non ha valore.
La sua creatività attiva e, mi ripeto, linguistica, ci dà immediata sensazione di piacere che viene susseguente al riso.
Dopo però rifletti e ti rendi conto che quella realtà, che i media ti fanno vedere, spesso sincronizzandola con tappeti musicali tristi, madrigali scuri, viene invece rappresentata con una ironia e una fiera e sprezzante narratività che esclude la superficialità che, invece, risulta evidente e strumentale nei tanti, troppi, servizi, che rappresentano la realtà di Napoli in maniera troppo compassionevole.
Deborina è serena, impertinente, sregolata, sfrontata: ed è anche un tipo/personaggio che integra, che non conosce il concetto di razzismo.
Infine Deborina è politica: denuncia le lacune della scuola, della politica, della società, della città: ma il suo modo di fare politica risulta sarcastico, divertente: lei è l'unica rappresentante di un partito politico che si fa fatica a collocare.
A Milano, al nord, spesso, mi capita di raccontarla, a volte di tradurla e di spiegare: questo libro, all'improvviso, mi libera di un impegno, mi risolleva: mi sostituisce.
Aspetto che Fabio mi comunichi il perché di cui sopra.
Mimmo Cipolletta

 


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